Loira I Nel cuore della Francia
Itinerario
Maggio 2025
- 1° giorno Milano - Nantes
- 2° giorno Nantes - Château de Brissac - Chinon - Fontevraud
- 3° giorno Fontevraud - Château de Brèze - Saumur
- 4° giorno Saumur - Château d’Ussé - Château Azay - Montbazon
- 5° giorno Montbazon - Château de Langeais - Château de Villandry - Tours
- 6° giorno Tours - Onzain
- 7° giorno Onzain - Château de Chambord-Angers
- 8° giorno Angers
- 9° giorno Angers - Château de Serrant-Nantes
- 10° giorno Nantes - Milano
Durata del viaggio: 10 giorni
Operatore turistico: Organizzato in proprio
«Il tuo viaggio nella Loira rischia di essere monotono e ripetitivo, perché i castelli si assomigliano tutti». Era questo il commento di alcuni amici quando ho rivelato loro la destinazione del mio prossimo viaggio. Nulla di più sbagliato! Ogni château ha infatti sue peculiarità – il mobilio, il parco, i giardini, i sotterranei, la «grandeur» – che lo rendono unico. Senza dimenticare la distinzione tra le fortezze medievali, erette prettamente per scopi difensivi, e i castelli rinascimentali, lussuose residenze abitative. Visitando questa regione si percorre un itinerario nella storia di Francia, passando dall’epoca medievale al Rinascimento, dal territorio conteso fra i signori feudali all’insinuarsi dell’idea di nazione. Anche le città e i borghi che si incontrano lungo l’itinerario hanno giocato un ruolo nella storia del paese. Senza dimenticare lo splendore del romanico nell’abbazia di Fontevraud.
L’imprevedibile Nantes
Il nostro itinerario inizia con la visita di Nantes, capitale della regione della Loira, quarta città più popolata di Francia con 325 mila abitanti e un agglomerato metropolitano di oltre 600 mila. Pur sorgendo a 50 chilometri dall’oceano, la sua storia ha ruotato nel corso dei secoli attorno al suo porto. E ancora oggi il nuovo scalo di Saint-Nazaire è il quarto di Francia. La ricca e movimentata storia della città ci guiderà durante la visita. Il suo castello fu costruito nel XIII secolo come fortificazione medievale e divenne in seguito sede dei duchi di Borgogna. Poco distante, sorge la cattedrale edificata all’inizio del Quattrocento. Dietro la sua austera facciata si erge un’architettura alleggerita dalle alte volte (oltre 37 metri) rese possibili dall’utilizzazione del tufo. La navata destra custodisce il sepolcro di Francesco II, considerato un capolavoro del Rinascimento. Nella parte ovest della città sorge il quartiere di Bouffay, che propone un labirinto di stradine medievali.
Tra la fine del Seicento e l’Ottocento fu il commercio degli schiavi, che riguardò ben 400 mila persone di colore, a fare la fortuna di Nantes. I negrieri si recavano sulle coste africane dove acquistavano uomini, donne e bambini in cambio di merci manifatturiere (tessuti, alcool, armi da fuoco, perline, specchi, utensili). I malcapitati venivano poi venduti nelle Antille pagati con articoli ricercati sui mercati europei (zucchero di canna, cacao, caffè, tabacco, cotone, legname pregiato). A questo periodo risalgono le costruzioni di palazzi signorili presenti soprattutto nei quartieri dell’Île Feydeau (collegata alla città nel Novecento grazie a lavori di bonifica) e di Gaslin, dove sorgono le piazze du Commerce e Royale, centro nevralgico di Nantes.
Un memoriale dedicato a ogni forma di lotta contro la schiavitù ricorda questa pagina grigia della città. Un lungo sotterraneo costruito ai bordi del fiume, che ricorda il buio delle stive delle navi dove venivano stipati gli schiavi, propone, con numerosi pannelli esplicativi, la storia mondiale di questo disumano commercio.
Parallelamente alla tratta di esseri umani si svilupparono i cantieri navali, con una flotta che nell’Ottocento raggiunse 2'500 navi. Questa attività cessò nel 1987, quando la città moderna si sviluppò soprattutto nel terziario e nella formazione. L’isola che ospitava i cantieri oggi è occupata da costruzioni avveniristiche, che ospitano istituti di formazione secondaria e di ricerca, nuove attività commerciali e la «Galerie des machines»: un mondo a metà strada tra quello descritto da Giulio Verne nei suoi romanzi e l’universo meccanico di Leonardo da Vinci. Mostruosi animali meccanici marini, uccelli, ragni, formiche, bruchi giganti e altri ancora si muovono azionati da potenti motori per la gioia dei bimbi, ma non solo. Un enorme elefante, alto 12 metri e lungo 21, pesante 48 tonnellate si aggira per l’isola con a bordo una cinquantina di persone. Lo sentirete barrire da lontano, ma non avvicinatevi troppo perché dalla proboscide spruzza acqua vaporizzata.
I castelli di Brissac e Chinon
«Un castello per metà nuovo e per metà ricostruito sopra un maniero antico e mezzo distrutto», così ha descritto il Château de Brissac uno dei suoi proprietari, un duca della famiglia che vi risiede da sei secoli. In effetti la caratteristica principale di questo edificio consiste in due quattrocentesche torri medievali, che delimitano un’imponente facciata seicentesca in stile barocco, che si eleva per ben 48 metri. Con i suoi 7 piani Brissac è considerato il castello più alto di Francia, ma anche uno dei più vasti con 8 mila metri quadrati di saloni, gallerie d’arte, camere e anticamere, corridoi, scaloni, biblioteche, una cappella e addirittura un teatro. Quest’ultimo fu costruito a fine Ottocento da una ricca ereditiera diventata duchessa di Brissac, che aveva la vocazione per l’opera. Data però la sua posizione sociale non poteva esibirsi in pubblico. Decise così di regalarsi questo elegante teatro ricco di velluti rossi e stucchi in oro, dove poteva esibirsi come soprano davanti a persone del suo rango.
Il mondo è piccolo. All’entrata incontriamo un distinto signore, poi rivelatosi l’attuale proprietario del castello, che sentendoci parlare in italiano ci chiede da dove veniamo. Quando gli riveliamo che siamo svizzeri italiani, ci racconta che sua nonna, duchessa di Brissac, aveva sposato Agostino Soldati, un ticinese ambasciatore svizzero a Parigi e oggi sepolto nel cimitero di Neggio.
Ottanta chilometri separano Brissac dalla fortezza di Chinon. Costruita nel XII secolo su uno sperone di roccia, domina il fiume Vienne e il sottostante grazioso villaggio medievale dai tetti in ardesia. Le rovine del castello sono famose perché custodiscono una pagina importante della storia di Francia. Fu infatti in questo luogo che nell’inverno del 1429 Giovanna d’Arco incontrò il delfino di Francia, futuro re Carlo VII. A quell’epoca metà del territorio francese era occupato dagli inglesi e Giovanna desiderava, in nome di Dio, contribuire alla sua «liberazione».
La tradizione racconta che la contadinella diciassettenne si presentò al castello durante una festa molto frequentata. Nonostante il delfino si confondesse tra gli invitati e lei non lo avesse mai incontrato, lo individuò e in ginocchio davanti a lui gli rivelò che la mandava il Re dei Cieli per comunicargli che, per volontà divina, sarebbe stato incoronato re di Francia nella città di Reims. Dopo interrogatori e verifiche davanti ai dottori della Chiesa, il 20 aprile 1429, il futuro re armò Giovanna, che condusse i suoi soldati di vittoria in vittoria. Grazie alla sua popolarità la «pulzella di Francia» sollevò infatti il morale dell’esercito nel nome di un precoce nazionalismo e lo guidò dapprima alla liberazione di Orléans e in seguito di Reims, dove Carlo fu incoronato re.
Il trionfo del romanico
L’abbazia di Fontevraud è una delle più belle rappresentazioni dell’architettura romanica che io abbia mai visto. Fondata nel XII secolo dall’eremita Robert D’Abrissel, è uno dei complessi monastici più grandi d’Europa. Si è trattato di una comunità atipica, perché riuniva, in quattro distinti monasteri, monaci e monache. Tutti sottostavano all’autorità di una badessa, scelta inizialmente tra le vedove e in seguito tra l’aristocrazia. Diverse furono di sangue reale e portarono all’ordine laute donazioni e potenti protezioni. Come quella del re d’Inghilterra Enrico II Plantageneto, re d’Inghilterra che dichiarò Fontevraud abbazia reale, e quelle di sua moglie Eleonora di Aquitania e del loro figlio Riccardo cuor di leone. I loro sepolcri, opere scultoree di grande valore, sono ospitati nella chiesa del convento. Eleonora, dalla vita movimentata e sempre vicina al potere (fu moglie di due re, madre di Riccardo cuor di Leone e di due figlie accasate con due sovrani) fu una delle maggiori sostenitrici dell’abbazia, che nei tempi moderni divenne una prigione, prima di essere recuperata nel 1975 come monumento di grande valore storico e architettonico.
Dagli abissi alle fiabe
L’elegante edificio rinascimentale del castello di Brézé può essere considerato un colossale iceberg in pietra, perché nasconde una vastissima rete di sotterranei, costruiti a partire dal Quattrocento per scopi difensivi. Il fossato profondo 18 metri che circonda la costruzione è fiancheggiato da un cammino di ronda invisibile scavato nella roccia, dal quale si accede a una vasta rete di gallerie che sfociano in un piccolo villaggio sotterraneo, con tanto di panetteria, cucine e ghiacciaie, in grado di ospitare fino a 500 soldati. Le pietre in tufo ricavate da questi scavi sono state utilizzate per costruire il castello, tuttora di proprietà di una famiglia nobile.
Pernottiamo a Saumur, una cittadina dominata da un imponente castello medievale costruito dai duchi di Anjou, che nel Cinque e Seicento fu uno dei centri più attivi del protestantesimo francese. Le stradine medievali che salgono al castello presentano interessanti testimonianze del passato.
Il mattino seguente partiamo alla scoperta di uno dei più romantici castelli di Francia. Una vera costruzione da favola, con le sue innumerevoli torri bianche ricoperte da tetti in ardesia di ogni forma e dimensione. Un castello così tanto da fiaba che ispirò a Charles Perrault la storia della Bella addormentata nel bosco. Nel castello, testimonianze dell’originale vocazione difensiva medievale si armonizzano bene con il successivo carattere rinascimentale. Dalla corte d’onore, che si affaccia su splendidi giardini terrazzati alla francese, inizia il percorso che permette di visitare gli opulenti interni (alcune stanze conservano ancora il mobilio originale) seguendo al contempo i personaggi della favola di Perrault rappresentati in cera.
Austerità e giardini
Il castello di Azay-le-Rideau è forse quello che più di tutti mi ha affascinato per l’austerità e purezza del suo stile rinascimentale. Attorniato da uno splendido parco all’inglese, affacciato su un fossato colmo d’acqua puramente decorativo nel quale si riflette, è dal 1905 di proprietà dello Stato. Realizzati con le collezioni di diversi musei, tra cui il Louvre, gli arredi ripercorrono il modo di abitare il castello nel corso dei secoli.
Gli interni del Château di Langeais ci permettono invece di immergerci nella cultura di fine Medioevo e inizio Rinascimento, grazie al lavoro paziente del suo ultimo proprietario, l’imprenditore e collezionista Jacques Siegfried, che ha cercato di ricostituire il mobilio originale.
Un altro uomo d’affari, lo spagnolo Jaochim Carvallo, al Château di Villandry ha invece ricreato nel corso del Novecento, a partire da documenti del XVI secolo, splendidi giardini rinascimentali, che si estendono su ben 9 ettari: uno spettacolo unico! Vi lavorano 10 giardinieri, che curano 30 chilometri di siepi in bosso, oltre 1'000 tigli e 115'000 piante da fiori e ortaggi.
Il terreno terrazzato è organizzato su quattro livelli. Il più basso è forse quello più originale, perché realizzato con ortaggi (piselli, lattughe, cavoli, eccetera) disposti in modo da creare forme geometriche. Questa tipologia di orto decorativo era tipica nel Cinquecento, quando queste piante furono importate dalle Americhe. Il secondo livello, situato all’altezza dei principali saloni da ricevimento del castello, realizzato in siepi di bosso e fiori, è dedicato alle allegorie dell’amore. Il terzo terrazzamento riunisce invece in un grande bacino a forma di specchio, circondato da vasti prati, le acque necessarie all’alimentazione dei giardini. Al livello più alto una creazione moderna è dedicata al cielo con fiori bianchi e blu e al sole con fiori gialli e arancione. Ognuno dei quattro giardini è attorniato da viali ombreggiati da filari di tigli o pergole di vigna.
La città di San Martino
San Martino, il soldato romano che spezzò il suo manto in due per coprire un mendicante, dopo la conversione al cattolicesimo fu nominato vescovo di Tours. La città divenne così, per secoli, meta di pellegrinaggi. A due riprese, nel Quattro e nel Cinquecento, fu capitale di Francia. Oggi si presenta al visitatore come una simpatica e dinamica cittadina con un ampio centro storico, che si sviluppa a est e a ovest della moderna e pedonale rue National, paradiso dello shopping. Lungo le strette viuzze della città antica si affacciano numerose case a graticcio, che danno al viandante l’impressione di fare un salto a ritroso nel tempo. La cattedrale conserva alcune vetrate del XIII, XIV e XV secolo tra le più apprezzate di Francia, che trattano vari soggetti religiosi, tra cui un ciclo dedicato alla vita di San Martino.
L’impronta di Leonardo?
Per realizzare a Chambord la sua utopia architettonica di sintesi delle culture francese e italiana, Francesco I mandò quasi in malora le casse dello Stato impiegando per anni oltre mille operai. Nonostante le sue dimensioni insensate – 77 sale, 156 metri di facciata, 282 torrette, 426 locali, 800 capitelli scolpiti, 32 chilometri di muro di cinta – Chambord è in assoluto uno dei maggiori capolavori del Rinascimento. Si dice che la costruzione rechi l’impronta di Leonardo da Vinci, che ai tempi del progetto lavorava per Francesco I ad Amboise. Leonardo però morì due mesi prima che venisse posata la prima pietra del nuovo cantiere. Potrebbe comunque essere di ispirazione leonardesca lo scalone del corpo centrale dell’edificio costituito da due rampe elicoidali assolutamente identiche, che permettono a due persone di salire contemporaneamente senza mai incontrarsi ma seguendosi con lo sguardo. Così come potrebbe avere l’impronta del maestro il piano assolutamente simmetrico dei saloni disposti a croce greca. L’imperatore Carlo V, ospite di Francesco I a Chambord, definì il castello come un «riassunto del genio umano». All’edificio centrale si sono poi aggiunti vari corpi laterali con appartamenti reali che danno accesso a una moltitudine di terrazze, che favorivano gli intrighi amorosi in voga all’epoca, e dalle quali i nobili potevano assistere alle partenze e ai rientri dalla caccia, alle parate militari o ai tornei che si svolgevano nel parco.
Due scoperte finali
Angers è una bella cittadina, che si affaccia sul fiume Maine, con un interessante centro storico e un’importante fortezza medievale del XIII secolo. All’interno delle ampie mura di cinta (1 chilometro) intercalate da 17 torri, l’ambiente rimane medievale, salvo la residenza d’inizio Rinascimento dei duchi di Anjou e una costruzione moderna costruita per esporre una delle opere tessili medievali più importanti al mondo. Si tratta di un sistema di arazzi che misura 140 metri di lunghezza e 6 di altezza. Realizzati alla fine del Quattrocento, sono ispirati dall’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse di Giovanni: un’opera davvero impressionante.
Una passeggiata lungo le mura della fortezza permette di apprezzare il lungofiume e l’attiguo quartiere medievale, che dista pochi minuti dal centro città.
Di ritorno verso Nantes, il nostro viaggio si conclude con la visita dell’ultimo grande castello scendendo la Loira: Château de Serrant. Ed è un congedo piacevole. Questa austera costruzione rinascimentale, abitata da tre secoli dalla stessa famiglia, è famosa per aver conservato il mobilio, tra i più interessanti di Francia. Visitando gli appartamenti, il grande salone, la biblioteca, la cappella si ha in effetti l’impressione di entrare in una casa privata, tuttora abitata. La biblioteca custodisce volumi rarissimi, così come i saloni presentano pregiatissimi pezzi di antiquariato in un ambiente familiare e non museale.
Un’ora di automobile ci separa dall’aeroporto, dove ci aspetta il volo di ritorno per Milano.
Per saperne di più
- Loira, Meridiani N.158, Milano 2007
- Pays de la Loire, Le Guide Vert Michelin, Nanterre 2016
- Châteaux de la Loire, Le Guide Vert Michelin, Nanterre 2016


