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La seconda vita di Villa Priuli Cristanti

Nei Colli Berici, Andrea Crisanti e la moglie Nicoletta Catteruccia hanno recuperato la dimora cinquecentesca attribuita a Vincenzo Scamozzi - Dopo vent’anni di abbandono, il complesso ospita visitatori, attività culturali e iniziative per la comunità
Red. Online
12.10.2026 15:39

Per vent’anni i cancelli sono rimasti chiusi. Oggi Villa Priuli Crisanti, a Villa del Ferro, nel Comune vicentino di Val Liona, accoglie nuovamente visitatori e ospita attività culturali. A renderlo possibile è stato il recupero avviato dopo l’acquisto, nel 2022, da parte del microbiologo Andrea Crisanti e della moglie Nicoletta Catteruccia. La dimora, aperta al pubblico dal maggio 2024, conserva le tracce di una storia che attraversa il Rinascimento veneto e arriva fino ai progetti di accoglienza e alle iniziative sociali attuali.

Le origini del complesso risalgono a un antico fortilizio. Nel 1536 la proprietà passò alla famiglia veneziana Priuli e, verso la fine del Cinquecento, Girolamo Priuli ne promosse la trasformazione in una grande residenza, secondo un progetto attribuito a Vincenzo Scamozzi, tra i principali architetti del Rinascimento veneto e continuatore dell’opera di Andrea Palladio.

Rimasta per circa cinque secoli sotto la stessa proprietà, la villa ha conservato sostanzialmente la pianta originaria. Il periodo di abbandono, tra il 2002 e il 2022, ha preceduto l’intervento di recupero voluto dagli attuali proprietari. I lavori hanno salvaguardato i pavimenti con tavelle in cotto, i sette camini e le colonne del porticato in pietra gialla di Vicenza. Negli ambienti si trovano un ciclo di affreschi dedicato ai matrimoni della famiglia Priuli e strappi di affreschi di Giandomenico Tiepolo, provenienti da Palazzo Valmarana Franco di Vicenza.

Anche il giardino terrazzato all’italiana è stato ricostruito seguendo il disegno originario, grazie alle fotografie conservate dal Comune. Il complesso si estende su circa 10 mila metri quadrati e comprende, oltre al corpo centrale, appartamenti e dépendance, una barchessa con aula multimediale, cantine, granaio, piscina, oliveto e terreni circostanti.

Alla conservazione dell’edificio si affianca la ricerca di un rapporto con il territorio. Secondo quanto spiega Crisanti, l’intento è restituire alla comunità una dimora rimasta a lungo inaccessibile, assumendo il ruolo di custode oltre a quello di proprietario. La scelta di mantenere aperti i cancelli richiama questa volontà.

La struttura è aperta durante tutto l’anno e dispone di dodici posti letto tra camere e suite. Propone visite guidate periodiche e mette a disposizione gli spazi per convegni, mostre, concerti, cerimonie e attività didattiche. Nel 2025 ha accolto visitatori italiani e ospiti provenienti da diversi Paesi europei e dal Giappone.

La villa collabora inoltre con i Comuni della zona e ospita iniziative benefiche a sostegno delle scuole della Val Liona, oltre ad attività rivolte alle associazioni e alle persone con disabilità. Per il 2027 è prevista la realizzazione di un orto sociale; negli anni successivi, il progetto comprende anche l’avvio della produzione di olio biologico nell’oliveto della proprietà.

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