Lugano-Roma, solo andata: Giorgia Meloni, quindi, ha perso?

Carlo, iniziamo da una domanda che ho in canna da giorni
oramai: ma Giorgia Meloni, quindi, ha perso?
«Dovrei darti più di una risposta, anche se adesso, a qualche
giorno dall'esito delle elezioni regionali in Veneto, Puglia e Campania, si
guarda già al referendum sulla riforma della Giustizia e ancora un po' più in
là al voto del 2027. Risposta secca, perché so che voi una risposta secca: ha
perso le elezioni abbastanza».
Che cosa vuol dire abbastanza? Dammi una cifra, dammi un
numero, dimmi qualcosa di più...
«Vuol dire che al di là dei numeri, della partecipazione
sempre molto bassa, del risultato modesto di Fratelli d'Italia, comunque
condizionato da diverse liste regionali e locali, c’è un’eredità lasciata da
questo voto: per la prima volta, pare che la leadership del centrodestra,
diciamo più del governo che del centrodestra, di Giorgia Meloni insomma, sia in
discussione. Per la prima volta, il pugile suonato del centrosinistra vede la
possibilità non solo di stare in piedi, ma di serrare qualche colpo. E sai da che
cosa si capisce un po'?».
Dal fatto che tutti, adesso, si annuncino dicendo: «ok, se
vogliamo parlarne, noi ci siamo».
«Bravissimo. Meloni è stata gentile, forse anche un po'
provocatoria nell'essere gentile, a invitare Elly Schlein alla festa di
Fratelli d'Italia, Atreju, che si terrà tra pochi giorni, a dicembre, qui a
Roma. Vieni, facciamo un confronto, facciamo un dibattito. Schlein ha detto: ci
sarò, ma soltanto se ci sarai tu, cara Giorgia. Meloni e, diciamo, il pensatoio
di Fratelli d'Italia sono stati 24 ore a riflettere e, poi, hanno respinto la
palla, ricacciandola sul lato opposto del campo e dicendo: va benissimo,
facciamo un confronto Meloni-Schlein. Ma, hanno aggiunto, deve esserci anche
Giuseppe Conte. A quel punto, dal Partito Democratico hanno detto: ma perché
non invitiamo anche Salvini? E poi, che ne so, Tajani e Fratoianni, Bonelli e
Lupi».
Tutti e nessuno, verrebbe da dire. Ma che cosa si cela,
dietro?
«La presidenza del Consiglio, i vertici di Fratelli d'Italia
e la stessa Meloni, evidentemente, cominciano ad aver paura. Sentono che il
potere che hanno controllato perfettamente in questi tre anni potrebbea
ridursi. E perché? Perché dopo tre anni, signori, gli alibi finiscono: non può più
essere colpa di chi c’era prima. Dopo tre anni, se ci sono dei problemi
strutturali non può essere colpa solo di chi c'era prima e prima ancora, tipo trenta
o quarant’anni fa. Alla fine,quali sono i risultati di questo governo? Sono
pochissimi, sia dal lato economico sia dal lato industriale, per tacere del
lato sociale e della politica estera. I risultati di questo governo, i
risultati che questo governo può vantare, sono pochissimi».
Che cosa succederà, allora?
«Uno dei risultati di questo governo è certamente la riforma
della giustizia, con la separazione delle carriere e lo sdoppiamento del CSM. Temi
complicati, non facili da interpretare per gli elettori. Ma che cosa accadrà,
concretamente, durante il referendum? In primavera, la domanda sarà: cari
italiani, approvate le politiche e questa politica, in particolare, del governo
oppure no? In caso di sconfitta, potrebbe scattare un allarme ancora più forte,
più intenso, per Giorgia Meloni».
Te lo aspettavi, considerando anche la narrazione o, meglio,
la buona stampa di cui godeva questo governo?
«Beh, ancora gode di buona stampa. L’ultima notizia, che
proviene dalla Procura di Milano, è l'inchiesta aperta su sull'operazione
bancaria MPS-Mediobanca. Certamente, un'operazione che il governo ha accolto
con grande favore se non addirittura aiutato. Per adesso mi limito a dire
questo. La stampa resta molto affettuosa nei confronti del governo e della presidente
del Consiglio. Però, a un certo punto, c'è anche il principio di realtà: le
cose arrivano, ti sbattono in faccia e non puoi farci nulla, non puoi sfuggire.
Giorgia Meloni lo sa, è una persona molto concreta, fa politica da quando è
nata e quindi sa che, dinanzi a risultati fragili, il vento può cambiare
all'improvviso. Come è sempre stato nella storia dell'Italia, anche prima della
Repubblica».
Altro tema: come mai la destra, soprattutto Salvini, ha
abbracciato la vicenda della casa nel bosco e, soprattutto, ha difeso questa
famiglia che viveva fuori dagli schemi? Perché, insomma, proprio la destra?
«Perché questa storia è perfettamente utilizzabile per
contrapporre i cittadini ai magistrati. La critica è stata fatta alla sentenza,
alla decisione dei giudici. Quindi, secondo la destra e secondo Salvini, agli
elettori arriva questa domanda: i giudici cattivoni vogliono togliere i figli a
dei signori che hanno scelto di vivere nel verde, ecco, siete d'accordo con noi
che i giudici hanno sbagliato? Sì? Allora, votate sì anche alla riforma della
giustizia. Banalizziamo, ma è così. Io mi limito a sottolineare una
contraddizione. Liberamente, i genitori di questi tre bambini hanno deciso di
vivere in un modo in cui, ormai, non si vive più: è una scelta legittima.
Contraddittoria, però, perché hanno deciso di farlo documentando tutto
sull'inquinamento più diffuso ai giorni nostri, i social. Hanno aperto le porte
della loro casetta nel bosco alle Iene, a una trasmissione televisiva non
giornalistica, hanno prodotto video su YouTube, hanno fatto interviste, hanno
dialogato con i giornalisti, finché il caso è diventato un caso mediatico. Cercavano
di strappare i loro figli alla cosiddetta connessione perpetua e, invece, sono
stati loro stessi a connetterli al mondo. Ma qui siamo sempre nel campo
dell'etica, della morale. Dal punto di vista della legge, della Costituzione, interessa
sapere se i figli di questa coppia ricevono quello che è previsto delle leggi italiane
e dalla Costituzione. Quindi, socialità non digitale, istruzione, condizioni
igieniche adeguate alla loro età e la possibilità di esprimersi e vivere
secondo quando è previsto dalle norme».
E tutto questo mancava.
«E tutto questo mancava. E se verrà confermato che mancava, allora
tutti dobbiamo stare con i giudici. Assolutamente».
Chiudiamo con il tennis: tempo fa, ci
hai tirato un pippone su Jannik Sinner per la sua rinuncia alla Coppa Davis.
L’Italia, però, alla fine ha vinto comunque.
«L’Italia ha vinto e Sinner è stato il propellente che ha
dato maggiore energia a Cobolli e Berrettini. A un certo punto, si discuteva anche
sull’opportunità di far giocare Sonego al posto di Berrettini: ormai, in
mancanza d’altro siamo diventati anche commissari tecnici del tennis, capitani
di Davis. La defezione volontaria di Musetti ha un po' ridimensionato la scelta
di Sinner. Io, comunque, resto d'accordo con me stesso, anche se a volte è
stupido e stolto non cambiare mai idea: Sinner, un piccolo sforzo, poteva farlo.
Non l'ha fatto neanche Musetti che, però, aveva altri problemi. La vittoria ha
coperto tutto, ha coperto qualsiasi polemica. Più che altro, la vittoria ha
denudato ancora una volta i limiti del calcio».
Noi svizzeri, invece, andremo al Mondiale e ci andremo in
grande stile: vi guardiamo dall’alto in basso…
«Beh, la Svizzera si conferma la Ferrari, mentre per adesso
l'Italia è una Panda, speriamo che diventi almeno una Panda ibrida, no? Capace
di sorprendere con le sue performance».

