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Lugano-Roma, solo andata: Giorgia Meloni, quindi, ha perso?

E ancora: perché la destra insiste con la casa nel bosco? Marcello Pelizzari e Carlo Tecce si confrontano sui temi più caldi a cavallo del confine
©MARCO LONGARI / POOL

Carlo, iniziamo da una domanda che ho in canna da giorni oramai: ma Giorgia Meloni, quindi, ha perso?
«Dovrei darti più di una risposta, anche se adesso, a qualche giorno dall'esito delle elezioni regionali in Veneto, Puglia e Campania, si guarda già al referendum sulla riforma della Giustizia e ancora un po' più in là al voto del 2027. Risposta secca, perché so che voi una risposta secca: ha perso le elezioni abbastanza».

Che cosa vuol dire abbastanza? Dammi una cifra, dammi un numero, dimmi qualcosa di più...
«Vuol dire che al di là dei numeri, della partecipazione sempre molto bassa, del risultato modesto di Fratelli d'Italia, comunque condizionato da diverse liste regionali e locali, c’è un’eredità lasciata da questo voto: per la prima volta, pare che la leadership del centrodestra, diciamo più del governo che del centrodestra, di Giorgia Meloni insomma, sia in discussione. Per la prima volta, il pugile suonato del centrosinistra vede la possibilità non solo di stare in piedi, ma di serrare qualche colpo. E sai da che cosa si capisce un po'?».

Dal fatto che tutti, adesso, si annuncino dicendo: «ok, se vogliamo parlarne, noi ci siamo».
«Bravissimo. Meloni è stata gentile, forse anche un po' provocatoria nell'essere gentile, a invitare Elly Schlein alla festa di Fratelli d'Italia, Atreju, che si terrà tra pochi giorni, a dicembre, qui a Roma. Vieni, facciamo un confronto, facciamo un dibattito. Schlein ha detto: ci sarò, ma soltanto se ci sarai tu, cara Giorgia. Meloni e, diciamo, il pensatoio di Fratelli d'Italia sono stati 24 ore a riflettere e, poi, hanno respinto la palla, ricacciandola sul lato opposto del campo e dicendo: va benissimo, facciamo un confronto Meloni-Schlein. Ma, hanno aggiunto, deve esserci anche Giuseppe Conte. A quel punto, dal Partito Democratico hanno detto: ma perché non invitiamo anche Salvini? E poi, che ne so, Tajani e Fratoianni, Bonelli e Lupi».

Tutti e nessuno, verrebbe da dire. Ma che cosa si cela, dietro?
«La presidenza del Consiglio, i vertici di Fratelli d'Italia e la stessa Meloni, evidentemente, cominciano ad aver paura. Sentono che il potere che hanno controllato perfettamente in questi tre anni potrebbea ridursi. E perché? Perché dopo tre anni, signori, gli alibi finiscono: non può più essere colpa di chi c’era prima. Dopo tre anni, se ci sono dei problemi strutturali non può essere colpa solo di chi c'era prima e prima ancora, tipo trenta o quarant’anni fa. Alla fine,quali sono i risultati di questo governo? Sono pochissimi, sia dal lato economico sia dal lato industriale, per tacere del lato sociale e della politica estera. I risultati di questo governo, i risultati che questo governo può vantare, sono pochissimi».

Che cosa succederà, allora?
«Uno dei risultati di questo governo è certamente la riforma della giustizia, con la separazione delle carriere e lo sdoppiamento del CSM. Temi complicati, non facili da interpretare per gli elettori. Ma che cosa accadrà, concretamente, durante il referendum? In primavera, la domanda sarà: cari italiani, approvate le politiche e questa politica, in particolare, del governo oppure no? In caso di sconfitta, potrebbe scattare un allarme ancora più forte, più intenso, per Giorgia Meloni».

Te lo aspettavi, considerando anche la narrazione o, meglio, la buona stampa di cui godeva questo governo?
«Beh, ancora gode di buona stampa. L’ultima notizia, che proviene dalla Procura di Milano, è l'inchiesta aperta su sull'operazione bancaria MPS-Mediobanca. Certamente, un'operazione che il governo ha accolto con grande favore se non addirittura aiutato. Per adesso mi limito a dire questo. La stampa resta molto affettuosa nei confronti del governo e della presidente del Consiglio. Però, a un certo punto, c'è anche il principio di realtà: le cose arrivano, ti sbattono in faccia e non puoi farci nulla, non puoi sfuggire. Giorgia Meloni lo sa, è una persona molto concreta, fa politica da quando è nata e quindi sa che, dinanzi a risultati fragili, il vento può cambiare all'improvviso. Come è sempre stato nella storia dell'Italia, anche prima della Repubblica».

Altro tema: come mai la destra, soprattutto Salvini, ha abbracciato la vicenda della casa nel bosco e, soprattutto, ha difeso questa famiglia che viveva fuori dagli schemi? Perché, insomma, proprio la destra?
«Perché questa storia è perfettamente utilizzabile per contrapporre i cittadini ai magistrati. La critica è stata fatta alla sentenza, alla decisione dei giudici. Quindi, secondo la destra e secondo Salvini, agli elettori arriva questa domanda: i giudici cattivoni vogliono togliere i figli a dei signori che hanno scelto di vivere nel verde, ecco, siete d'accordo con noi che i giudici hanno sbagliato? Sì? Allora, votate sì anche alla riforma della giustizia. Banalizziamo, ma è così. Io mi limito a sottolineare una contraddizione. Liberamente, i genitori di questi tre bambini hanno deciso di vivere in un modo in cui, ormai, non si vive più: è una scelta legittima. Contraddittoria, però, perché hanno deciso di farlo documentando tutto sull'inquinamento più diffuso ai giorni nostri, i social. Hanno aperto le porte della loro casetta nel bosco alle Iene, a una trasmissione televisiva non giornalistica, hanno prodotto video su YouTube, hanno fatto interviste, hanno dialogato con i giornalisti, finché il caso è diventato un caso mediatico. Cercavano di strappare i loro figli alla cosiddetta connessione perpetua e, invece, sono stati loro stessi a connetterli al mondo. Ma qui siamo sempre nel campo dell'etica, della morale. Dal punto di vista della legge, della Costituzione, interessa sapere se i figli di questa coppia ricevono quello che è previsto delle leggi italiane e dalla Costituzione. Quindi, socialità non digitale, istruzione, condizioni igieniche adeguate alla loro età e la possibilità di esprimersi e vivere secondo quando è previsto dalle norme».

E tutto questo mancava.
«E tutto questo mancava. E se verrà confermato che mancava, allora tutti dobbiamo stare con i giudici. Assolutamente».

Chiudiamo con il tennis: tempo fa, ci hai tirato un pippone su Jannik Sinner per la sua rinuncia alla Coppa Davis. L’Italia, però, alla fine ha vinto comunque.
«L’Italia ha vinto e Sinner è stato il propellente che ha dato maggiore energia a Cobolli e Berrettini. A un certo punto, si discuteva anche sull’opportunità di far giocare Sonego al posto di Berrettini: ormai, in mancanza d’altro siamo diventati anche commissari tecnici del tennis, capitani di Davis. La defezione volontaria di Musetti ha un po' ridimensionato la scelta di Sinner. Io, comunque, resto d'accordo con me stesso, anche se a volte è stupido e stolto non cambiare mai idea: Sinner, un piccolo sforzo, poteva farlo. Non l'ha fatto neanche Musetti che, però, aveva altri problemi. La vittoria ha coperto tutto, ha coperto qualsiasi polemica. Più che altro, la vittoria ha denudato ancora una volta i limiti del calcio».

Noi svizzeri, invece, andremo al Mondiale e ci andremo in grande stile: vi guardiamo dall’alto in basso…
«Beh, la Svizzera si conferma la Ferrari, mentre per adesso l'Italia è una Panda, speriamo che diventi almeno una Panda ibrida, no? Capace di sorprendere con le sue performance».