Lugano-Roma, solo andata: ha senso che la Svizzera organizzi le Olimpiadi?

Carlo carissimo, che piacere ritrovarti! Come stai?
«Ciao Marcello, tutto bene. È stata un'altra settimana faticosa, intensa, come tutte le settimane di questo 2026 tumultuoso e anche triste, per i fatti svizzeri. Triste e tumultuoso allo stesso tempo per le cronache che arrivano dall'Iran, ancora dalla Striscia di Gaza e sempre dall'Ucraina. È notizia di queste ore la chiusura delle scuole, a Kiev, perché non c'è la corrente elettrica. Insomma, quando arrivano queste notizie poniamoci anche delle domande, quando qualcuno ha dei dubbi sul sostegno o meno all'Ucraina».
Io, per iniziare, ti riporto a Crans-Montana, a una vicenda che lega e collega Italia e Svizzera, e ti chiedo il perché di questa politicizzazione eccessiva della tragedia tipicamente italiana...
«È corretto, giusto e legittimo che l'Italia e il governo italiano siano vicini alle famiglie delle vittime e dei feriti, per la ricerca della giustizia più che della verità. Fa un po' strano, invece, e potrebbe anche dar fastidio, questa presenza mediatica eccessiva del governo sui temi che riguardano la tragedia del primo gennaio. Faccio un esempio: le famiglie delle vittime e gli avvocati sono state ricevute a Palazzo Chigi da diversi ministri, tra i quali il ministro della Giustizia Nordio, e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano. Una riunione per capire come l'Italia possa muoversi, a livello internazionale e al fianco delle famiglie, per la giustizia. Dopodiché, io avrei evitato, personalmente, la conferenza stampa e quindi tutto il ricasco mediatico sui telegiornali, sui radiogiornali, sui siti. È una forma non dico di propaganda, perché è una parola che può avere accezioni eccessivamente negative in questo caso, ma di ostentazione della vicinanza che trovo di cattivo gusto. Poi tutti i governi, specialmente in Italia, vanno di corsa sul carro delle notizie estere o delle notizie di cronaca per non parlare, che ne so, dei dati sulla disoccupazione, sulla produzione industriale o sulla crescita economica».
Ti cito un'indiscrezione: Tajani avrebbe volutamente fatto sapere ai giornalisti al seguito di aver dato il suo numero di cellulare personale alle famiglie delle vittime...
«Questa indiscrezione fa il paio con la dentiera di Berlusconi. Ricorderai che Berlusconi andò in visita all'Aquila dopo il terremoto e una signora si lamentò con lui di un problema dentale. Berlusconi disse alla sua scorta: prendete il suo numero. Quindi, alla signora spiegò che le avrebbe fatto arrivare una dentiera nuova, che poi effettivamente arrivò. Era un modo per dare un messaggio comprensibile a tutti. Quello di Berlusconi era assolutamente volto alla propaganda, mentre sono molto solidale con Tajani, nel senso che è un ministro degli Esteri con grandi capacità e libertà comunicative ma con una limitatissima autonomia decisionale. Quindi, Tajani vive e sopravvive politicamente con queste piccole iniziative e con una quantità incredibile di interviste: credo sia il ministro che dà più interviste in Italia in assoluto, manca soltanto il giornalino della scuola ma possiamo pensare che sia disponibile anche per quello. Ecco, quando parlo di eccessiva presenza mediatica, parlo proprio di questo. E certamente Tajani occupa un posto d'onore».
Ti propongo un altro tema a cavallo del confine. Le Olimpiadi di Milano-Cortina si stanno avvicinando, oramai, mentre la Svizzera è scesa in campo dicendo: «Noi nel 2038 vogliamo fare dei Giochi invernali ad ampio respiro, che coinvolgano tutte le aree geografiche, culturali e linguistiche del Paese». La domanda che ti faccio è: ma chi glielo fa fare alla Svizzera di organizzare un evento come le Olimpiadi?
«La mia risposta è semplice: auguri! L'abbiamo già detto entrambi, in diverse occasioni: questi eventi planetari, così costosi, con un grande impatto anche dal punto di vista ambientale, non sono più sostenibili, non hanno più senso e ragion d'essere, sia dal punto di vista sportivo sia dal punto di vista spettacolare, economico. Le Olimpiadi di Milano-Cortina andranno, secondo me, discretamente bene, ma non lasceranno nulla. Più della metà dei cantieri nemmeno avviati e neanche aperti. Non lasceranno nulla a Milano, che è la città, insieme a Cortina, che organizza le Olimpiadi. A Milano non c'è alcun interesse nei confronti delle Olimpiadi, ma questo non lo dico io, lo dice il ministro dello Sport italiano, Andrea Abodi. A Milano c'è un villaggio olimpico esteticamente orribile, che poi sarà convertito in uno studentato con prezzi discutibili. C'è un palazzetto dello sport che diventerà un'arena per concerti, diciamo costruito anche con soldi pubblici, nel senso che il pubblico si è fatto carico degli extra-costi ma la struttura sarà gestita da privati. Non c'è nulla che, a Milano, resterà di queste Olimpiadi. Cortina e tutti gli altri paesini che ospiteranno le gare, certamente, avranno un ritorno. Perché è la loro attività, è la loro ragione d'essere. Dal punto di vista sportivo, poi, le Olimpiadi invernali sono meno della metà delle Olimpiadi estive. E poi c'è un altro problema, che magari in Svizzera ha un impatto diverso rispetto all'Italia: non c'è la neve. E fare le Olimpiadi sulla neve artificiale è un problema. A Cortina non c'è tantissima neve, quest'anno in Italia non sta nevicando, ha nevicato soltanto nella parte piemontese delle Alpi. E quindi si stanno facendo le danze della neve in Italia. Le strade che collegano Milano a Cortina non sono state del tutto costruite, di riflesso ci sarà anche un problema di traffico per raggiungere la stessa Cortina e tutte le altre località montane che ospiteranno le gare da Milano. Dove, ripeto, ci sono gli atleti, ma gli atleti saranno chiusi in una zona semi-centrale, isolati, in un posto anche abbastanza brutto. E per le gare dovranno spostarsi sul posto. La Svizzera potrebbe beneficiare di un evento di questo tipo. A differenza di Trump e dei Mondiali di calcio, i politici svizzeri non hanno bisogno della propaganda, ma potrebbero anche mettere alla prova un Paese efficiente, non sempre efficiente come abbiamo visto a Crans-Montana, davanti a un evento planetario. Certamente per la Svizzera, che non ha bisogno di essere conosciuta, sarebbe comunque una ribalta internazionale, come lo è stata per il Qatar che aveva voluto fortemente il Mondiale per questo motivo. Quindi, la scelta o meno di organizzare un evento va al di là dell'analisi fra costi e benefici e del valore sportivo dell'evento stesso. Il ragionamento che farà la Svizzera, immagino, sarà quello di capire se lo sforzo può dare al Paese, in maniera indiretta, un ritorno economico e reputazionale, di cui il Paese ha bisogno. Ma questo lo chiedo a te: la Svizzera ha bisogno di un evento del genere?».
Sì e no, nel senso che probabilmente la Svizzera può davvero dimostrare al resto del mondo che sa fare le cose per bene e le sa fare in maniera efficiente. Quello che però ti chiedo è: che consigli daresti tu per i tedofori. Ne abbiamo viste di ogni in Italia, dall'Uomo Gatto a Max Allegri, che invece di preparare la partita con il Como, per fortuna del Milan è andata bene, si è messo a correre con la torcia in mano...
«Ma questo problema non ci sarebbe in Svizzera, perché è tutto molto più ordinato e ordinario. In Italia, non so, magari mia mamma può portare la torcia olimpica e Kristian Ghedina no. In Svizzera, sono sicuro che una cosa del genere non accadrebbe. L'unico consiglio che si può dare, guardando al modello italiano di Milano-Cortina, è fare delle previsioni e aggiungere a queste previsioni degli sforamenti, quindi partire già sapendo di poter sforare ma limitando lo sforamento. In Italia è successo proprio questo: le Olimpiadi, ma era facilmente pronosticabile, sono state pensate in un modo, nel 2019, e si realizzeranno in un altro, nel 2026, con conseguenze che dureranno e perdureranno, negli anni a venire. Ti do una sfumatura: a Roma stanno chiudendo tutti i cantieri del Giubileo, ma già si pensa, in Comune, in Vaticano, in Regione e anche al Governo, al prossimo evento della Chiesa Cattolica, nel 2033, cioè i duemila anni dalla morte di Cristo. L'Italia vive di questi grandi eventi: grazie al Giubileo del 2025, finalmente, a Roma hanno potuto cambiare le linee e i treni della metropolitana, che erano vecchi di venti o trent'anni. Alcuni binari aspettavano la manutenzione da più di trenta, quarant'anni. Quindi, gli eventi in Italia servono per fare un po' di manutenzione a un Paese che cade a pezzi. La Svizzera non ha bisogno di questo, ma secondo me potrebbe aver bisogno di evidenziare la sua anima invernale e di dimostrare al mondo di essere realmente efficiente, a questo punto anche rispetto a quello che è successo a Crans-Montana. In definitiva, potrebbe aver bisogno di dimostrare di essere un Paese unito e che si unisce anche attraverso lo sport. Tra l'altro, io seguo lo sci alpino e Odermatt, che è un campione. Ma non so se può arrivare al 2038».
Non credo. Detto che Odermatt è straordinario, io ti riporto all'ordinario e all'ordinato. E ti chiedo, chiudendo, della riforma della giustizia in Italia?
«Il dibattito, in Italia, in queste prime due settimane del 2026 ovviamente è stato assorbito dalle cronache dalla Svizzera e da altri temi forti internazionali. L'unico tema politico che resta in auge, e che anzi diventerà sempre più centrale, è la riforma della giustizia con il referendum che si terrà alla fine di marzo. Questa non sarà la battaglia delle battaglie, ma sarà la battaglia politica dei prossimi mesi. I sondaggi danno largamente in vantaggio il sì, cioè l'ok da parte dei cittadini alla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni ed elaborata di fatto dal ministro della Giustizia, ovviamente, Carlo Nordio. Ma il no dà segni di risveglio e potrebbe essere competitivo. In caso di vittoria, il governo chiaramente uscirebbe rafforzato e all'opposizione arriverebbe un messaggio netto: non c'è più tempo, dovete organizzarvi per le elezioni politiche del 2027. In caso di vittoria, oggi inaspettata, del no, sarebbe un primo, vero duro colpo per il governo».

