Lugano-Roma, solo andata: l'Italia del baseball mette pressione a quella del calcio?

Carlo, carissimo: come stai? Ti chiedo subito: stai studiando il Trattato NATO, l'Articolo 5, l'Articolo Sei, l'Articolo 4? Come stai vivendo queste giornate concitate?
«Ciao Marcello: tutto bene, spero anche tu e tutti quanti. In Ticino ci sono sentori di primavera ma sul mondo tramonta la ragione, potremmo dire. Siamo in balia delle scelte di Trump e di Netanyahu. Dovremmo anche capire, un giorno, chi tira l'altro, chi ha maggiore vigore nell'esercitare il proprio potere sull'altro. La guerra continua. E ci siamo ritrovati, dopo una settimana, con una situazione peggiorata sotto diversi punti di vista. Il riverbero italiano è sempre sospeso tra la tragedia e la commedia, non so tu quale genere preferisci. C'è piccolo cabotaggio, c'è poca lungimiranza e c'è anche poco coraggio. E questa volta non ha avuto coraggio neanche Giorgia Meloni. Sai che, questa settimana, è andata in Parlamento, alla Camera e al Senato, per le sue dichiarazioni in vista del Consiglio Europeo. Si fa sempre così: si fa un intervento, si vota una risoluzione che passa a maggioranza e si dà il mandato al presidente del Consiglio per rappresentare il Paese in Europa. Questa volta, Meloni l'ha fatto prima perché la prossima è l'ultima settimana: saranno le ultime ore di campagna elettorale per il referendum. Quindi, pensando all'interesse micro, si è spesa in un discorso pensando all'universo, al macro, al mondo, e non è andata benissimo, è andata in difficoltà. Ha avuto due versioni, nella prima gentile, nella seconda severa o, come dire, quasi scontrosa. Prima ha offerto la disponibilità alle opposizioni, poi le ha insultate. Prima si è dimostrata più o meno una statista e, dopo, una leader politica di un partito locale. Per locale intendo provinciale, ma nell'accezione negativa del termine. Siamo qui a raccogliere le briciole di quello che succede nel mondo, siamo esposti agli eventi del mondo e quindi della guerra ma il timore di Giorgia Meloni e di tutto il governo qual è? Se, a breve, gli Stati Uniti dovessero chiedere l'utilizzo delle basi in Italia per azioni d'attacco. Allora, lì, sarebbe un vero problema per il governo, un grande imbarazzo. Anche perché, ricordiamocelo sempre, perché le parole hanno comunque un valore anche oggi, per anni Meloni ha vantato un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, prima con la Casa Bianca di Biden, adesso con quella di Trump, e si è sempre dichiarata come mediatore tra gli Stati Uniti d'America e l'Europa. Alla fine, l'imbarazzo più grosso è proprio quello di Giorgia Meloni e del suo governo. E attenzione all'esito del referendum, attenzione. So che lì avete già iniziato a votare, insomma, chi è iscritto alle liste».
Certo, non a caso tra i pezzi più letti su CdT.ch questa settimana c'era proprio lo spiegone sul referendum. In che senso tu dici attenzione?
«Attenzione perché l'esito potrebbe essere sorprendente. Mi limito a dire questo, visto che ormai le urne per alcuni sono aperte e non voglio interferire in alcun modo sulle scelte e sulle opinioni. Qualche mese fa, si parlava di una vittoria schiacciante del sì, quindi di un'affermazione potente del governo e di una sconfitta disarmante delle opposizioni, non solo parlamentari. E invece, da qualche giorno, forse anche da qualche settimana, la competizione si è fatta più serrata e quindi potrebbero esserci delle sorprese. Ne parlavamo. Il referendum, se andasse in un verso ovviamente, potrebbe essere il primo episodio che segnala vulnerabilità sul fronte Meloni, come se tutto un percorso che, in un qualche modo, avevamo mentalizzato non fosse più ineluttabile. In che senso? Nel senso che, dopo il referendum, secondo alcuni si sarebbe festeggiato il trionfo alle Politiche del 2027 e poi la presa del Quirinale nel 2029. Ecco, non è così tutto scontato».
Al di là della battuta che è stata fatta sul palco giorni fa, «vogliamo le dimissioni di Mattarella», comunque c'è ancora chi crede in questo percorso, no?
«Certamente, anzi di quell'episodio a cui fai riferimento ciò che ci resta è un titolo di Dagospia di qualche ora fa, che diceva: ma dov'era la scorta di Meloni? Com'è possibile che in tempi così violenti, pieni di tensione, la presidente del Consiglio sia stata avvicinata da una persona non autorizzata a farlo? È gravissimo, è una cosa realmente grave».
Io ti porto, visto che hai parlato di rapporti tra Italia e Stati Uniti e visto che ci avviciniamo a una partita molto importante, quella dell'Italia di calcio, a parlare di baseball. Perché? Perché, incredibilmente, l'Italia si riscopre anche maestra del baseball. Poi, certo, uno va a leggere tra le righe, soprattutto i nomi e i cognomi dei giocatori della nazionale italiana di baseball, e scopre che sono un po' tutti dei Sal Da Vinci. Anche per l'immagine volutamente stereotipata che stanno veicolando, come bere l'espresso in panchina. Però, appunto, ti chiedo: gli exploit della nazionale di baseball si traducono in ulteriore pressione sulla nazionale di calcio. Alla fine, in Italia, funzionano tutti gli sport tranne il principale, possibile?
«Guarda, al di là del baseball, perché poi tu sei un provocatore, quindi la settimana prossima mi tirerai fuori un altro sport minore, con tutto il rispetto per chi pratica questi sport, c'è una conseguenza della guerra reale: perché l'Iran, qualificato per i Mondiali di calcio, ha detto che non vorrà partecipare. Infantino si aspetta l'arrivo e l'accoglienza della squadra iraniana, ovviamente, ma mi sembra, a meno che non ci siano cambi di regime, e questo è tutto un altro discorso, che la volontà del governo iraniano sia quella di non mandare la squadra fra pochi mesi negli Stati Uniti. Allora questo potrebbe essere, non solo per l'Italia, poi mi dirai tu se è possibile, un paracadute a livello di qualificazione. Si sta avvicinando la partita della nazionale, la prima, magari potrebbero, speriamo, essercene due. Sarebbe già un successo raggiungere la finale in questa fase di spareggi. E ci si avvicina alla partita con una grande mestizia, con un sentimento di depressione, scoramento collettivo, anche come conseguenza delle prestazioni delle squadre italiane in Europa. L'Atalanta era l'ultima rappresentante, dico era perché ormai il ritorno è una formalità, e ha preso sei gol da Bayern Monaco: ma poteva prenderne dodici. E tutte le altre partite di Champions con sconfitte anche larghe, per esempio patite dagli squadroni inglesi, hanno dato dimostrazione di una competizione più o meno equilibrata tra le varie scuole calcistiche, quella spagnola e quella inglese, addirittura quella norvegese che ha dato una lezione con il Bodo a quella portoghese. L'unico calcio che, davvero, non sembra più competitivo è quello italiano. E non è soltanto una questione di risorse, di diritti TV. Quelle sono delle scuse. Sono degli elementi, certo, utili alla valutazione, ma sono soprattutto delle scuse. Sai che il Bayern Monaco, l'anno scorso, più o meno ha incassato gli stessi diritti TV dell'Atalanta? Ovviamente, il Bayern Monaco ha quattro volte i ricavi dell'Atalanta ed è un paragone da non fare, andrebbe paragonato al Milan, all'Inter eccetera. Ma squadre come il Bodo sì, andrebbero paragonate all'Atalanta o al Bologna o anche alla Fiorentina che lotta per non retrocedere. Quello che sta succedendo in Italia, in questa fase, potrebbe anche essere utile. L'altro giorno c'era un articolo, sul Corriere della Sera, che raccontava come ci sia bisogno di una scossa di sistema, una scossa culturale. Il calcio italiano, da un punto di vista tecnico, tattico e atletico non è più competitivo. E a me dispiace che tu sia milanista, mentre io ho avuto simpatie juventine all'epoca, diciamo così, ma Allegr è co-responsabile di questa situazione. Non per come fa giocare la squadra, ma proprio perché ha instillato in molti allenatori questa cultura, non più in grado di competere in Europa. Tu mi dirai che Allegri è riuscito ad arrivare due volte in finale di Champions League con la Juventus, ma quella Juventus lì era uno squadrone».
Io però faccio il giro al contrario: l'Italia si è snaturata, nel corso degli anni, cercando di imitare troppo la scuola spagnola o il modello inglese. Ha perso quello che era il suo DNA: catenaccio e contropiede. Una scuola discutibile, ma almeno era una scuola...
«Bravo, bravissimo. Ti proporrò come nuovo direttore del Corriere della Sera. No, non ho detto Corriere del Ticino, ho detto Corriere della Sera. Questo è un tema, cioè l'Italia non ha più un'identità di gioco. Alcuni tengono il possesso palla, altri fanno catenaccio, non si capisce più che tipo di gioco abbia o proponga l'Italia. Però, è indubbio che atleticamente le nostre squadre sono fiacche. Perché? Si corre poco. Io vedo poca esplosività, poco pressing, vedo squadre poco propositive, passive, lente nel muoversi e nel pensare. Può sembrare un luogo comune, ma comunque Modric, a 41 anni, domina l'Inter passeggiando. Quelli del Real Madrid non sono scemi, l'hanno dato via, magari rimpiangendolo, ma in un ambiente e in un contesto diversi, spedendolo in un calcio in cui si va a una velocità molto più ridotta rispetto a quello spagnolo e anche a quello inglese. Dobbiamo augurarci che l'Italia riesca a qualificarsi, ovviamente. E però, come ha scritto anche Paolo Condò, sarebbe un'ulteriore occasione per mettere la polvere sotto al tappeto. Invece, c'è bisogno di sbattere questo tappeto. Ma sono convinto, purtroppo, che anche se non ci qualificassimo il tappeto rimarrebbe al posto suo».
Allora, a proposito di tappeti, ti lascio con questa chicca: in questi giorni, una delegazione svizzera è volata negli Stati Uniti per controllare albergo, strutture, centri di allenamento, tappeti anche. La Svizzera ha scelto San Diego come campo base: noi svizzeri abbiamo problemi grassi in questo momento...
«Occhio che non durerà per sempre...».

