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Lugano-Roma, solo andata: ma l'Italia di Gattuso, quindi, andrà ai Mondiali?

E non solo: che cosa ci dice il redde rationem di Giorgia Meloni rispetto al referendum e alle prossime elezioni politiche?
©MICHELE MARAVIGLIA

Carlo, carissimo: come stai? Io ti porto subito all'aeroporto di Milano-Malpensa. Ho presenziato alla festa per i vent'anni della base easyJet e avrei dovuto incontrare Daniela Santanchè. Invece, al suo posto c'era un videomessaggio di Matteo Salvini. Mi vuoi spiegare che diavolo è successo?
«Ciao Marcello: è stata una settimana lunghissima, anzi due settimane. Una dietro l'altra. E forse soltanto oggi, diciamo da questo fine settimana in poi, c'è una piccola pausa. Anche di riflessione. Il referendum ha avuto un esito abbastanza scontato, per quello che si percepiva nell'aria, ne abbiamo anche parlato qui, e per quello che registravano alcuni sondaggi. Le proporzioni, però, sono state diverse. È stata una vittoria larga del no e la prima reazione di Giorgia Meloni come capo del governo, ma anche come capo del suo partito, è stata quella di ridimensionare il valore politico di una sconfitta comunque pesante. E infatti, dopo poche ore ha mandato via Delmastro, il viceministro, per le vicende del ristorante e dei legami con un clan della malavita, ha mandato via la capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Bartolozzi, per le sue dichiarazioni, ma anche per tutte le vicende che hanno riguardato il Dicastero di via Arenula a Roma. E poi, tramite un comunicato, in maniera assolutamente irrituale, ha auspicato le dimissioni per senso istituzionale della ministra del Turismo Daniela Santanchè, che aveva e ha tanti guai giudiziari però non è stata per nulla protagonista, in negativo in questo caso, della campagna referendaria. Soprattutto, Santanchè è un'amica di Giorgia Meloni, un'amica politica nel senso che assieme hanno fondato Fratelli d'Italia. Sono stati quei tre-quattro-cinque politici di lungo corso, anche se Santanchè non nasce politica, come sappiamo, che hanno scommesso su Fratelli d'Italia. E c'era un legame tra le due. Legame che evidentemente in questa fase si è dissipato. Insomma, anche in Forza Italia ci sono state forti conseguenze con il cambio del capogruppo al Senato. Fuori Gasparri, dentro Stefania Craxi, la figlia di Bettino Craxi ovviamente, che non so se resterà lì, comunque presidente. Tutto tace, invece, nella Lega di Salvini. Di qui il videomessaggio a Malpensa, che comunque resta una roccaforte della Lega, inattaccabile da Fratelli d'Italia, inattaccata o inattaccabile da Forza Italia. Tutto questo, d'un fiato, per due settimane di fila. Di certo c'è che il consenso di Giorgia Meloni e del governo è sceso, ma soprattutto è diluito perché, potenzialmente, alle prossime politiche, nel 2027, potrebbe esserci una maggiore partecipazione. Quello che sembrava impossibile fino a qualche settimana fa, adesso, è non solo possibile ma più che probabile. Cioè, immaginarsi una competizione apertissima nel 2027 con, addirittura, ai nastri di partenza in vantaggio il centrosinistra. Tutto dipende, e finisco il mio sermone, dal centrosinistra. Se è in grado di organizzarsi, se è in grado di offrire una valida proposta politica, se è in grado di mettere da parte i personalismi, di affrontare le divisioni e di accentuare i punti in comune fra i vari partiti che dovranno comporre questa variegata alleanza di centrosinistra».

A me, in tutto questo bailamme, fa ridere Matteo Renzi con il suo «Giorgia dimettiti». Lui che, a suo tempo, disse «se perdo questo referendum lascio la politica». Ma la politica, tout court, non l'ha lasciata. E ora è tornato pure a fare la voce grossa.
«Renzi è un insieme di contraddizioni, però bisogna ammettere che è un mattatore mediatico, quindi sa schernire l'avversario, sa provocarlo. In questo caso, guardando al suo piccolo interesse, che è quello di Italia Viva, e al grande interesse, la coalizione di centrosinistra, è stato abile perché non ha fatto campagna per il no, non ha fatto campagna per il sì, non ha detto per chi votare: si è posizionato al centro, pronto a collocarsi da una parte o dall'altra rispetto all'esito del referendum. Ha avuto gioco facile a collocarsi a sinistra e a mettersi in lista non da protagonista, diciamo la verità. Direi che Renzi, in questo momento, è un elemento folcloristico, che comunque ha uno spessore politico nonostante i tantissimi errori, uno spessore politico che spicca in questa stagione di mediocrità».

Cioè tu dici: pensa come stan messi gli altri?
«È una classe dirigente sul banco degli imputati. Meloni non è riuscita, mentre lei è cresciuta, a far crescere la sua classe dirigente. Alla fine Bartolozzi è una magistrata, è un tecnico, arriva da altre vie, ma Delmastro e Santanchè sono fondatori, protagonisti assoluti, di Fratelli d'Italia. E quindi, dopo quattro anni, avviare questo repulisti non serve tanto a recuperare consenso, quanto a liberarsi di pesi per affrontare la campagna elettorale. Ecco, di certo fra tutte le ipotesi che possiamo fare o l'opinione dei dirigenti che possiamo avere, il referendum è l'inizio di una lunga, lunghissima campagna elettorale, che però il governo Meloni affronta senza leve, conigli nel cilindro, senza colpi a sorpresa, perché sappiamo che l'economia va in un certo modo, cioè male, il PNRR è in scadenza, anzi è finito, e non c'è più liquidità. E ancora: lo scenario geopolitico è molto instabile, l'inflazione è galoppante, l'Italia non ha grandi margini di bilancio, ma non ha neanche grandi margini politici in Europa perché Giorgia Meloni ha fatto una politica, come diceva lei, da ponte fra Bruxelles e Washington, fra l'Unione Europea e la Casa Bianca. Il problema è che questo ponte Trump lo ha distrutto e a Meloni rimangono le macerie e le schegge di questa alleanza deleteria su tutti i punti di vista per l'Italia. Tant'è che in questi giorni, subito dopo il referendum, Meloni è andata in Algeria a cercare nuove fonti per aumentare i flussi di gas, non potendo più sfruttare il gas che arriva dal Qatar, visto che lo stretto di Hormuz è bloccato, è fermo, è chiuso».

Io provo a portare un po' di luce. L'Italia ha battuto l'Irlanda del Nord e quindi, concretamente, si è avvicinata un pochino di più al Mondiale.

«Allora, non è ancora una notizia, o meglio qualche decennio fa sarebbe stata una non notizia, mentre la notizia sarebbe la qualificazione dell'Italia. Siamo a un pezzo di notizia, a metà chiave per aprire la cassaforte della qualificazione. L'altra metà, l'altra parte della notizia si completerà forse, speriamo, in Bosnia martedì prossimo. Un dato è chiaro anche qui: nelle precedenti occasioni, sia Ventura sia Mancini avevano degli organici migliori, però entrambi, per motivi diversi, hanno subito la pressione, la pressione che inevitabilmente attanaglia una nazionale come l'Italia quando si ritrova in uno spareggio per andare al Mondiale. E questa pressione è stata gestita bene, questa volta, da Gattuso, che probabilmente non sarà all'altezza e non avrà mai una carriera all'altezza di Mancini o di Spalletti, che ha fallito all'inizio della qualificazione, ma come selezionatore, come motivatore, per oggi, per adesso, ha dimostrato di essere superiore. Noi ci auguriamo che ci riesca anche martedì prossimo. Io ero presente, quasi trent'anni fa, allo stadio San Paolo di Napoli quando, con gol di Casiraghi, se non sbaglio, l'Italia sconfisse la Russia dopo un'andata drammatica sotto la neve di Mosca, qualificandosi al Mondiale. Io ricordo quella sensazione di leggerezza all'uscita dal San Paolo, dopo quella vittoria, al termine di una partita tesissima. Non bisogna dimenticare che queste sono partite sporche, non ci aspettiamo un bel gioco, non ce ne frega niente, bisogna vincere e passare. Sulla carta l'Italia è, possiamo dirlo, leggermente più forte della Bosnia. Quello che manca, e che potrebbe servire anche in una partita sporca, è il fantasista o il giocatore di classe: Chiesa e Zaniolo, che però non ci sono, gente capace di superare l'uomo. Al di là di ciò, io contavo e conto ancora molto su Tonali: ha una prestanza fisica, ha una forza superiore alla media italiana perché gioca in un campionato che va tre volte più veloce del nostro, cioè la Premier League. Non faccio pronostici perché sono scaramantico. Lascio a te il pronostico».

Forse è meglio lasciar stare i pronostici. Però ti chiedo, come ultimissima cosa, di queste immagini RAI e dei giocatori e dello staff della nazionale italiana che festeggiavano alla notizia che sfideranno la Bosnia e non il Galles. Questo che cosa ti porta a dire?
«Allora, Fabio Capello, e mi fido del suo giudizio, ha detto che il Galles sarebbe stato un avversario più difficile perché il Galles ha più ritmo, ha più fisicità e forse giocare a Cardiff, rispetto a questa città vicino a Sarajevo, sarebbe stato più difficile. L'esultanza è un'esultanza di ragazzi che, tesi dopo una partita tesa, si apprestano a farne un'altra ancora più tesa. Quindi non condanno. Poi, chiaramente, tutto diventa strumentale e giustamente la squadra avversaria insinua che l'Italia possa sottovalutare la Bosnia verrà smentita. Questa predisposizione fa parte del gioco: sarà comunque una partita ruvida, una partita sporca appunto, forse più sporca di quella di Cardiff, vincerà chi avrà più testa e credo che l'Italia abbia una buona testa, adesso. In ogni caso, di solito le imprese epiche partono in condizioni ambientali difficili. Durante la finale dell'Europeo del 2021, a Londra contro l'Inghilterra, una squadra molto più forte dell'Italia, a parte i primi dieci minuti non ho mai avuto la sensazione che l'Italia potesse perdere. Sembrava tutto cospirare per una vittoria italiana e così è stato. Non voglio dire nulla perché non posso saperlo, però le sensazioni sono buone».

Ti lascio con il peggior gioco di parole della storia: l'amore è Dzeko ma la sfiga ci vede benissimo. Interpretalo tu come vuoi.
«Ma lo interpreto come una possibile lettera di licenziamento da parte dell'editore...».