Politica

A Berna tiene banco la Difesa

I primi giorni della sessione alle Camere federali saranno caratterizzati dai dibattiti sulle forze armate: il messaggio sull’esercito sarà trattato domani al Nazionale – Si parlerà anche di guerra ibrida – Sull’acquisto degli F-35 il PS chiede una Commissione parlamentare d’inchiesta
© Shutterstock
Luca Faranda
14.09.2026 06:00

Martin Pfister è avvisato: per il «ministro» della Difesa si prospettano settimane particolarmente intense. Già da domani mattina, l’attenzione politica sarà infatti rivolta al messaggio sull’esercito che passerà all’esame del Consiglio nazionale. Il dossier è particolarmente esplosivo: si dibatterà sui crediti supplementari per riuscire ad accaparrarsi alcuni F-35 in più.

Non più 36 jet

Ma riavvolgiamo il nastro. La Svizzera aveva previsto di acquistare nuovi aerei da combattimento entro un limite di 6 miliardi di franchi: nel settembre del 2020, con il 50,1% dei voti, il progetto era stato approvato dal popolo. La scelta era ricaduta sugli F-35A del produttore statunitense Lockheed Martin. L’obiettivo? Acquistare 36 velivoli con il budget a disposizione. La vicenda del «prezzo fisso» (interpretato da Berna ma non riconosciuto dagli Stati Uniti) ha cambiato le carte in tavola. I jet costeranno molto di più, tra 650 milioni e 1,3 miliardi di franchi supplementari. Senza contare che anche i costi  di manutenzione potrebbero lievitare. Lo scorso marzo, il Consiglio federale ha annunciato di voler rinunciare al numero originario di 36 aerei. Con i fondi disponibili votati dal popolo se ne potranno acquistare meno, all’incirca una trentina. Il volume finanziario approvato ammonta al massimo a 6 miliardi di franchi sulla base dell’indice nazionale dei prezzi al consumo a gennaio 2018. Per la fine del 2025 ciò corrisponde a un importo massimo indicizzato di circa 6,429 miliardi di franchi. Pertanto, il Parlamento deve ora sbloccare dei fondi supplementari, pari a 394 milioni di franchi. In questo modo, si potrebbe consentire l’acquisto di circa 30 aerei invece dei 36 inizialmente previsti. La maggioranza della commissione della politica di sicurezza del Nazionale si è detta favorevole, ma non mancheranno le proposte alternative. C’è infatti chi chiede di non entrare in materia sul progetto e chi vuole acquistare tutti e 36 i jet, aumentando il credito addizionale da 394 a 650 milioni di franchi. Ma la polemica attorno ai nuovi aerei da combattimento si è arricchita di un nuovo capitolo: la SonntagsZeitung, infatti, sostiene che Washington aveva avvertito Berna dei costi supplementari già nel 2024. Non solo: il Partito socialista ha  annunciato che chiederà l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sull’acquisto dei caccia F-35, che dovrà far luce su una serie di questioni e verificare se ci sia stato un errore individuale o carenze istituzionali all’interno del dipartimento. La CPI, finora, ha il sostegno dei Verdi ma difficilmente avrà quello della maggioranza borghese.

Il terreno di scontro

Sarà terreno di scontro al Nazionale anche un credito d’impegno aggiuntivo di 500 milioni (nell’ambito del messaggio sull’esercito 2026) per l’acquisto di munizioni destinate alla difesa terra-aria a media e a lunga gittata, come pure ai sistemi per l’appoggio di fuoco indiretto a media distanza. La Camera del popolo dovrà dare il suo benestare (gli Stati lo hanno fatto lo scorso giugno) alla cosiddetta «lista della spesa» per l’esercito pari a 3,4 miliardi di franchi. Per gli acquisti veri e propri di armi sono previsti 2,44 miliardi, ai quali si aggiungono 562 milioni per gli immobili (e i 394 supplementari degli F-35). Oltre alle spese per la difesa da droni e mini-droni, farà certamente discutere il credito di 50 milioni di franchi per la nuova pistola d’ordinanza 26, che sarà prodotta in gran parte in Svizzera ma che in fase di test aveva ricevuto valutazioni negative. Il Consiglio degli Stati, che ha già trattato lo scottante dossier del messaggio sull’esercito a giugno, dovrà esprimersi sulle eventuali divergenze con l’altra Camera già durante la seduta di mercoledì.

Ingerenze estere

Il Consiglio nazionale (domani) e poi gli Stati (mercoledì) dovranno poi esprimersi definitivamente sulla proposta di rafforzare la capacità della Confederazione di difendersi dalle ingerenze straniere: a livello internazionale questi fenomeni sono indicati con il termine «Foreign Information Manipulation and Interference» (FIMI, ovvero «Manipolazione delle informazioni e ingerenze da parte di attori stranieri»). Si tratta di due mozioni, presentate dalla «senatrice» Andrea Gmür-Schönenberger (Centro/LU) e dalla consigliera nazionale Isabelle Chappuis (Centro/VD), che chiedono al Consiglio federale di mettersi al riparo dalle minacce ibride.

Il piatto forte

Al Consiglio degli Stati, il piatto forte sul tema della difesa è invece fissato per lunedì 21 settembre. Si prospetta una lunga seduta: arriverà infatti sui banchi dei «senatori» la proposta di aumentare l’IVA per finanziare l’esercito. Il Consiglio federale propone di alzare per 12 anni l’aliquota ordinaria (non quella per i generi di prima necessità) dell’imposta sui consumi di 0,5 punti, dall’attuale 8,1% all’8,6%. Martin Pfister vorrebbe andare al voto già il prossimo giugno. La Commissione della politica di sicurezza degli Stati propone invece un’altra strada. Vorrebbe aumentare l’IVA di soli 0,2 punti per un periodo di 18 anni (rinviando questa votazione al 2028) e potenziare l’esercito anche con entrate derivanti dalle eccedenze di finanziamento ordinarie (oggi interamente destinate all’ammortamento del debito COVID) e attraverso fondi del bilancio ordinario. Verrebbe inoltre creato un fondo per la sicurezza e la difesa in grado di contrarre debiti.

Correlati