«A Dubai vediamo i missili dal resort, vogliamo tornare a casa»

(Aggiornato) «Stanotte il cielo era rosso a causa dei missili. Siamo stati svegliati verso mezzanotte e quaranta da una notifica simile a una sirena che ci avvertiva di restare all’interno, lontani da porte e finestre e di non andare in aree aperte». Sono i vividi dettagli raccontati in presa diretta da un giovane mesolcinese che si trova attualmente a Dubai in vacanza con la famiglia e affidati ai canali social del CdT. Una vacanza, spiega, iniziata solo pochi giorni fa: da martedì scorso - «veniamo qui spesso, quasi ogni anno» - ma che ha perso in breve tempo ogni spensieratezza dopo l’attacco all’Iran sferrato ieri da Stati Uniti e Israele, e la conseguente riposta dell’Iran che ha colpito Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Nella notte anche l’aeroporto di Dubai è stato attaccato con dei droni.
I missili a un chilometro
Un attacco che ha scosso il giovane mesolcinese, dato che il resort di Jebel Ali, dove alloggia, si trova proprio vicino all’aeroporto. «La giornata di ieri è andata davvero male. A un certo punto la situazione sembrava migliorare, ma dopo un po’ sono tornati a cadere missili a circa 1-2 chilometri di distanza da dove ci troviamo noi. Ci è stato detto di rimanere all’interno del resort. Uscire sarebbe più rischioso». La strada vicina passa infatti accanto al porto bombardato, spiega «e sono state colpite anche zone pubbliche, come l’aeroporto di Dubai o l'arcipelago artificiale Palm Jumeirah».
Una breve tregua
A testimonianza di quanto sta accadendo nelle scorse ora a Dubai, il giovane ha anche inviato dei video nei quali si notano i bagliori dei missili nel cielo notturno. «Questa mattina ci siamo svegliati con una forte puzza di bruciato, simile all’odore della polvere da sparo dopo i fuochi di Capodanno e con il cielo grigio sopra la zona bombardata». C’è poi stata una breve tregua, prosegue, «i missili si sono fermati per un po’ ma intorno alle 9.40 sono ricominciati a cadere con esplosioni molto ravvicinate».
«Posizione sfavorevole»
Come detto, il resort nel quale si trova è vicino alle zone teatro dello scontro: «Non ci troviamo in una situazione favorevole, perché il nostro resort si trova a pochissimi chilometri dal porto di Jebel Ali e vicino alla base militare di Abu Dhabi. Praticamente tra due delle zone colpite». Al momento, fortunatamente, i turisti che alloggiano nella struttura di Jebel Ali non si trovano «in pericolo diretto», poiché il resort «non dovrebbe essere attaccato». In ogni caso, il giovane non si sente tranquillo: «Sentendo le ultime notizie sugli attacchi all’aeroporto e ad altre zone pubbliche, non si può mai sapere. Speriamo soltanto che gli aeroporti riaprano presto così da riuscire a tornare a casa».
A riferire della situazione in corso a Dubai, come scritto ieri, è stato anche Matteo Boffa, imprenditore malcantonese residente negli Emirati Arabi Uniti dal 2016. Nonostante la tensione sia palpabile, Boffa ha descritto una situazione tutto sommato sotto controllo: «C'è fiducia nelle autorità, nel governo locale e nelle difese antiaeree. Fa strano dirlo, visto che sono volati e potrebbero volare altri missili sopra le nostre teste, ma non vedo panico e terrore».
«Situazione più tranquilla»
«Al momento la situazione è più che tranquilla», ha scritto il giovane nel primo pomeriggio aggiornando la situazione che sta vivendo a Dubai. «Sembra quasi che non sia successo nulla. A parte il cielo grigio sopra la zona bombardata e il rumore degli aerei». L'auspicio è naturalmente quello di un rapido ritorno alla normalità: «Speriamo solo che non tornino i missili e che gli spazi aerei vengano riaperti presto. Anche noi abbiamo fiducia nelle autorità locali e nel loro lavoro».
