Politica

A sinistra si affinano i dettagli tra sfumature e una frecciatina

Socialisti, Verdi e MpS proseguono gli incontri in vista delle elezioni cantonali 2027, dove correranno insieme per il Governo – Critiche da Sergi sulle modalità con cui Gysin ha comunicato la candidatura: «Lo abbiamo saputo a cose fatte» – La replica di Bourgoin: «Ma anche quando hanno candidato Pronzini non ci hanno consultato»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
17.08.2026 23:00

Proseguono gli incontri tra PS, Verdi e MpS in vista delle elezioni cantonali 2027. Come noto, infatti, i tre partiti si sono uniti nella corsa al Consiglio di Stato. E – dopo la pausa estiva – come previsto da tempo oggi pomeriggio a Bellinzona sono tornati a incontrarsi per affinare i dettagli della campagna e discutere della strategia e del programma comune da adottare. Con, all’ordine del giorno, anche due temi potenzialmente «scottanti». In primis, il cosiddetto «caso Sirica», dal quale però non sono emerse grandi novità. In secondo luogo, le candidature. Sì, perché proprio oggi, durante la riunione, la consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin ha sciolto le riserve, dicendosi pronta a correre per un posto in Consiglio di Stato. Una notizia anticipata dal nostro portale CdT.ch e dalla RSI. E fin qui, tutto bene. Sononché, come vedremo, la strategia comunicativa della consigliera nazionale è andata un po’ di traverso agli alleati dell’MpS. Che, al termine dell’incontro, hanno voluto subito togliersi un sassolino dalla scarpa. «L’incontro è andato bene», ha premesso il deputato Giuseppe Sergi, per poi aggiungere: «Forse l’elemento più interessante è che abbiamo fatto tutto l’incontro e alla fine attraverso i media abbiamo saputo che Gysin si è candidata. Noi non lo sapevamo e non lo sapevano nemmeno i due rappresentanti dei Verdi… Questo spiega che all’interno della lista ci sono più modi di fare, più culture politiche». Detto ciò, ha precisato, «non siamo rimasti sorpresi (ndr. della sua candidatura), perché era una delle eventualità. Ma l’abbiamo saputo a cose fatte». Insomma, una frecciatina alle modalità. Anche perché, va detto, l’imminente candidatura di Gysin, tra i ben informati (come i deputati dell’MpS) era ormai un segreto di pulcinella. Ma, aggiungiamo noi, nonostante ciò l’MpS non ha mancato di lanciare la sua frecciatina.

Sia come sia, ha chiosato Sergi in maniera più conciliante, sebbene «noi abbiamo una logica più d’opposizione e lei più concertativa», in una campagna elettorale è «sicuramente» possibile convivere con queste differenze. Fa parte, detto altrimenti, del compromesso necessario per una lista unitaria. E l’importante – riassumiamo il concetto – è che la sinistra si unisca «in un contesto politico che va a destra».

Dal canto suo, la co-coordinatrice dei Verdi, Samantha Bourgoin, da noi raggiunta ha risposto alla frecciatina di Sergi: «Noi avevamo comunicato  (ndr. agli alleati) che Greta avrebbe rotto gli indugi in modo autonomo». D’altronde, ha aggiunto l’ecologista, «anche quando l’MpS ha candidato Pronzini non ci hanno consultati...». Come dire: a ogni partito spetta la sua candidatura. E questo, va detto, faceva parte sin dall’inizio dell’intesa. Sia come sia, Bourgoin si è rallegrata della decisione di Gysin: «Noi siamo molto felici che Greta abbia rotto gli indugi in modo positivo».

Dal canto suo, la co-presidente del PS, Laura Riget, sulla candidatura di Gysin ha affermato: «Abbiamo sempre detto che l’obiettivo è quello di avere una lista più forte possibile. Con cinque persone, ognuno con le sue sfaccettature, che possano diventare consiglieri di Stato progressisti e possano portare le nostre rivendicazioni in Governo». E in tal senso, ha aggiunto, «prendiamo atto della disponibilità di Gysin, che rispecchia questi critieri e porterà un contributo alla lista». Detto ciò, ha chiosato, «come PS il nostro obiettivo è confermare Marina Carobbio-Guscetti, e siamo fiduciosi di poterlo raggiungere: pensiamo che in questi quattro anni abbia lavorato con competenza e serietà e confidiamo dunque che l’elettorato continuerà a darle fiducia per continuare questo lavoro».

Sull’obiettivo «raddoppio» in Governo, mentre Gysin si è in parte sbilanciata (affermando nell’intervista che è una possibilità che va colta), né il PS né l’MpS hanno voluto esporsi. Anzi. Riget ha affermato che «l’obiettivo è presentare una lista forte per crescere come area e per essere un’alternativa alla politica dominante (ndr. della destra) e offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini». Spiegando, però, che «è prematuro stabilire obiettivi numerici». Un concetto ribadito anche da Sergi, secondo cui «l’obiettivo è il rafforzamento politico elettorale del nostro fronte» e «l’evocazione del secondo seggio non è tra le nostre priorità». Insomma, anche qui, sfumature diverse.

Tornando al «caso Sirica», Riget ha spiegato di aver informato gli alleati del fatto che il co-presidente socialista, come noto, ha ritirato la sua disponibilità a correre per il Consiglio di Stato. Aggiungendo, a domanda dei giornalisti presenti, che la campagna, «come previsto da tempo», per il PS sarà da lei coordinata. Senza aggiungere altro.

Un segnale, secondo l’MpS, che Sirica dovrebbe esporsi il meno possibile in questa fase. Per Sergi, infatti, la non candidatura di Sirica e il fatto che a condurre la campagna sarà Riget, «è una sorta di risposta indiretta dalla quale noi deduciamo che non avrà alcun ruolo di primo piano nella campagna». Una «deduzione», aggiungiamo noi, dal sapore di auspicio.

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