Processo

Abusi su una minore, condannato a 7 anni e mezzo

Il giudice Amos Pagnamenta: «Crimini odiosi e molto gravi, ancora di più se commessi nei confronti di un bambino» – Alla sbarra un uomo del Sopraceneri sui cui pendevano i reati ripetuti di violenza carnale, incesto e atti sessuali con fanciulli – L’accusa aveva chiesto una pena detentiva di 11 anni e un trattamento ambulatoriale – La difesa, per contro, aveva chiesto una pena detentiva di 5 anni
© Shutterstock
Irene Solari
27.08.2024 17:16

«La colpa dell'imputato è di estrema gravità, ha commesso reati odiosi che violano la sfera più intima di ogni individuo e che sono ancora più pesanti se fatti nei confronti dei bambini, poiché ne minano lo sviluppo. Il tutto è stato reso ancora più grave in questo caso dal legame esistente. Per questa ragione l'imputato va condannato ad una pena detentiva di 7 anni e sei mesi. L'uomo è stato assolutamente non curante dei sentimenti altrui, dimostrando un primario egoismo, ha fatto leva sulla subordinazione in cui si trovava la vittima e sul suo ruolo autorevole, così da indurla a subire gli abusi». Così Amos Pagnamenta, presidente delle Corte delle Assise criminali (a latere i colleghi Renata Loss Campana ed Emilie Mordasini) ha motivato la sentenza di condanna. Alla sbarra un uomo del Sopraceneri sul quale pendevano accuse pesanti: aver commesso oltre 350 episodi di natura sessuale ai danni della vittima che si trova nella sua cerchia familiare. A suo carico erano ipotizzati i ripetuti reati di violenza carnale, incesto, atti sessuali con fanciulli e pornografia. I numerosi episodi sono iniziati quando la vittima aveva solo 8 anni e sono proseguiti durante tutta l’adolescenza, intensificandosi per frequenza e gravità.

A pesare nella ponderazione della pena, ha rilevato la Corte, anche l'importante lasso di tempo nel quale sono perdurati gli abusi: «Non solo sono stati tanti, ma si sono anche aggravati nel tempo». E ancora: «La vittima è stata sottoposta a pressioni psicologiche affinché non rivelasse quello che stava succedendo, dicendo che altrimenti le sarebbe successo qualcosa di brutto. Inoltre la vittima nel suo racconto è sempre risultata del tutto credibile e coerente».

A favore dell'imputato il giudice ha invece ritenuto l'attenuante del sincero pentimento, visto il suo vissuto difficile, la giovane età che aveva quando ha iniziato con gli abusi e la collaborazione dimostrata con le autorità, «un aspetto da non dare per scontato, visto che molti quando vengono arrestati negano tutto. L'imputato ha dichiarato subito la sua colpevolezza e ammesso tutto, se non lo avesse fatto il procedimento sarebbe rimasto circoscritto a pochi atti. Inoltre si è detto intenzionato a curarsi e si è più volte scusato con la vittima e ha riconosciuto il torto morale».

Oltre alla pena detentiva, la Corte ha anche ordinato nei confronti dell'uomo un trattamento terapeutico ambulatoriale e il divieto a vita dal frequentare attività che prevedono contatti regolari con i minorenni, oltre al risarcimento per torto morale quantificato in 30.000 franchi.

Infanzia sbriciolata

«Questa è una di quelle storie che non si vorrebbe mai raccontare. L’imputato è un pedofilo, un mostro e un codardo. Per questo va condannato a una pena detentiva di 11 anni e mezzo». Non ha usato mezzi termini il procuratore pubblico Roberto Ruggeri nella sua requisitoria. «Ha anteposto i propri bisogni sessuali alla spensieratezza di una bambina che riponeva la più grande fiducia in lui. Per anni la vittima è stata soggiogata, plagiata e manipolata, le ha instillato sensi di colpa per potersi approfittare di lei. Nessuno merita di vedersi sbriciolare l’infanzia così. Ed è finita solo perché la vittima ha trovato il coraggio e denunciare. Se fosse stato per lui, gli abusi sarebbero continuati». La gravità, a mente del pp, è data sia della tenera età della vittima e che dalla natura del loro legame: «L’imputato si è mosso all’interno di contesti sicuri e familiari. E proprio per questo annichiliva la vittima. È stato un abile manipolatore banalizzando le proprie azioni e inserendole nel rapporto di sudditanza. Ha creato una tela per imprigionarla, commettendo atti sempre spregiudicati e invasivi». Nel motivare la propria richiesta, Ruggeri aveva sottolineato che «con il proprio comportamento l’imputato stava annientando l’infanzia della vittima e il suo futuro. Ha agito in modo egoistico e crudele, mostrando una colpa oggettiva e soggettiva di inclassificabile gravità. E non ha nemmeno avuto il coraggio di costituirsi ma si è semplicemente alleggerito la coscienza solo una volta che è stato arrestato».

«Una mente disturbata»

Dopo Ruggeri è stata la volta della difesa con l’arringa dell’avvocata Carolina Lamorgese che ha sottolineato le circostanze personali dell’imputato. «Non ha precedenti penali e si è assunto tutte le responsabilità ammettendo i fatti, dimostrandosi trasparente e collaborativo con le autorità. Si è anche preoccupato per lo stato di salute della vittima». Inoltre, «ha preso consapevolezza del suo stato mentale ed ha accettato di farsi curare». La difesa ha spiegato che l’imputato, «nella sua mente disturbata agiva nella convinzione di essere innamorato della vittima, era confuso dai propri istinti e non aveva in chiaro il rapporto che avevano». A mente della difesa, inoltre, «l’imputato non ha mai costretto la vittima con la forza, con la violenza o con la sopraffazione». «La colpa dell’imputato non è né lieve né banale ma siamo in presenza di una persona affetta, come spiega il perito psichiatrico, da un disturbo della personalità misto con tratti narcisistici, istrionici e mitomanici, unito alla pedofilia. Una condizione che ha pesantemente influenzato il rapporto con la vittima. Ora il mio assistito ha preso coscienza della gravità di quello che ha fatto e si sta facendo curare». Per queste ragioni, la difesa aveva domandato nei confronti dell’imputato una pena detentiva di 5 anni e il trattamento terapeutico necessario «per curarsi ed essere poi riammesso nella società».

All’imputato, come da prassi, era stata concessa la possibilità dell’ultima parola: «Voglio chiedere scusa per tutto quello che ho causato. Non posso tornare indietro, però voglio fare curare la mia patologia e voglio pagare per quello che ho fatto».

In questo articolo:
Correlati
«Si è approfittato della sua fiducia per abusare di lei»
L'accusa ha chiesto una pena detentiva di 11 anni e un trattamento ambulatoriale nei confronti di un uomo del Sopraceneri comparso questa mattina davanti alla Corte delle Assise criminali - Nei suoi confronti sono ipotizzati i reati ripetuti di violenza carnale, incesto e atti sessuali con fanciulli - La difesa, per contro, ha chiesto una pena detentiva di 5 anni - La sentenza è attesa nel pomeriggio
Abusi su minore: al via il processo
Alla sbarra, davanti alle Assise criminali, comparirà domani un uomo del Sopraceneri – Deve rispondere dei reati ripetuti di violenza carnale, incesto e di atti sessuali con fanciulli