Il discorso dei giovani

«Aggiungiamo vita ai giorni»

Le parole che hanno emozionato la sala durante la cerimonia di Martigny e quell'appello a «non mollare» affinché la vita prevalga: «Non aspettiamo a dire che amiamo»
©MICHAEL BUHOLZER
Francesco Pellegrinelli
09.01.2026 18:00

«Siamo una generazione che cresce in un mondo difficile e fragile e, nonostante tutto, continuiamo a credere e a lottare per ciò che conta davvero. C’è ancora tanto da fare, ma ammiriamo profondamente i giovani che non si arrendono; quelli che seguono ciò che li fa vibrare, che difendono i loro valori e le persone che amano. Ogni sforzo conta, anche quello che nessuno vede. Siamo fieri di voi: non mollate e vivete pienamente ogni istante».

Sono le parole dei giovani intervenuti dopo il presidente della Confederazione Guy Parmelin a raccogliere l’applauso sincero e commosso del pubblico presente a Martigny. Un applauso segnato dalle lacrime di molti in sala. La giovane Aline Morisoli trattiene a fatica l’emozione mentre pronuncia quelle frasi, intrise di dolore e di speranza. Il messaggio è rivolto innanzitutto ai giovani stessi, per dire loro di credere nella vita e nei valori che essi difendono, anche quando sembra che nessuno se ne accorga. E poi quel «non mollate». Sì, perché di fronte alla tragedia di Capodanno e al dolore di una vita che si spezza nel fiore dell’età, il timore che qualcuno possa lasciarsi andare esiste, ed è reale. «Non mollate»: un grido di speranza, cui si aggiunge un ultimo monito, semplice e potente al tempo stesso: «Non possiamo aggiungere giorni alla vita, ma possiamo aggiungere vita ai giorni». Parole che non cancellano la sofferenza, ma aiutano a trasformarla in responsabilità e cura reciproca.

Spetta invece a Solal Heimendinger descrivere la frustrazione dei giovani: «Il senso di impotenza che abbiamo sentito di fronte all’incendio è stato frustrante», ha detto. «Ai feriti diamo tutto il nostro sostegno, consapevoli del percorso che li attende». Nella compostezza delle dichiarazioni dei giovani arrivano quindi anche i ringraziamenti a chi, quella notte, è intervenuto: pompieri, polizia, sanitari, tutti coloro che hanno agito senza esitazioni.

«Io e i miei amici ci ritrovavamo qui a Crans-Montana, dove siamo cresciuti, e quella sera siamo entrati in un bar di fronte al Le Constellation per bere un bicchiere, con il cuore leggero», ha raccontato Marie Albrecht, giovane testimone del dramma di Capodanno. «Ma rapidamente tutto è precipitato. Un silenzio pesante è calato sul locale. Le immagini che abbiamo visto sono insostenibili. Fuori la scena era peggio di un incubo: le urla, l’odore di bruciato, una scena apocalittica». Marie Albrecht, come tutti i giovani presenti quella notte a Crans-Montana, non potrà dimenticare facilmente l’orrore, e forse non lo dimenticherà mai. «Facciamo in modo che questo dolore, allora, non sia vano. Non aspettiamo a dire che amiamo. Viviamo intensamente, qui e ora», ha concluso la giovane.