Aiuti federali alle vittime di Crans, in Parlamento c’è chi dice no

Le posizioni a Palazzo federale sono tutt’altro che allineate. Anche tra i deputati favorevoli al contributo di solidarietà per le vittime di Crans-Montana c’è chi solleva obiezioni, chi vuole chiarire singoli punti, e chi chiede sostanziali modifiche alla legge. Insomma, il dibattito che inizierà mercoledì 4 marzo agli Stati, si annuncia tutt’altro che in discesa.
Mercoledì il Consiglio federale ha licenziato il messaggio con la richiesta di credito. In sintesi, la proposta prevede un contributo di solidarietà di 50 mila franchi per ogni vittima (per un complessivo di 7,8 milioni di franchi); la creazione di una tavola rotonda e la messa a disposizione di un contributo massimo di 20 milioni a sostegno di eventuali soluzioni stragiudiziali; e, infine, la partecipazione alle spese di aiuto alle vittime del canton Vallese con 8,5 milioni di franchi. Complessivamente oltre 35 milioni, che il Parlamento dovrà decidere se stanziare con una procedura d’urgenza. Le resistenze, però, come detto, non mancano. Contro l’intervento finanziario della Confederazione, in queste ore si sono alzate numerose voci, in particolare tra le fila dell’UDC, del PLR e del Centro. Ognuna con una remora diversa.
«Ma non a fondo perso»
«Mi riservo di approfondire la tematica, proprio nella competente commissione parlamentare in cui siedo, nei prossimi giorni», premette il consigliere nazionale Simone Gianini (PLR). «In termini generali, capisco – e quindi in linea di principio posso anche sostenere – il segnale di solidarietà che il Consiglio federale vuole dare alle vittime di questa tragedia. Solidarietà che la Svizzera ha peraltro ricevuto anche dall’estero, perché il nostro sistema sanitario non è collassato, grazie anche alla collaborazione con gli ospedali europei».
Ciò detto, secondo Gianini, vi sono diversi punti ancora da approfondire. Il primo riguarda la questione del diritto di regresso. «La Confederazione propone di versare un contributo immediato – proprio per non far aspettare decenni chi ha bisogno oggi – di 50 mila franchi e ne mette a disposizione altri per favorire le transazioni extragiudiziarie. Occorre però chiarire quali saranno le condizioni, le procedure e soprattutto le possibilità di regresso», dice Gianini, secondo il quale «non deve trattarsi di versamenti a fondo perso». In prima linea - spiega ancora il deputato PLR - devono essere i responsabili a farsi carico dei risarcimenti dei danni. «Dovrà quindi essere previsto che anche la Confederazione possa rivalersi sui responsabili per gli importi che andrebbe a stanziare».
Il secondo aspetto, giudicato positivamente da Gianini, riguarda la tavola rotonda: «Ha lo scopo di favorire la risoluzione extragiudiziale dei contenziosi risarcitori, evitando tempi lunghi per le vittime e allo stesso tempo scongiurare l’impasse della giustizia civile competente per Crans-Montana, che altrimenti dovrebbe trattare 156 cause che bloccherebbero la trattazione di quelle normalmente pendenti. Tuttavia, anche nell’urgenza – conclude il deputato – occorrerà definire regole minime e chiare per evitare futuri problemi giuridici».
«Disparità di trattamento»
Altrettanto cauto, se non addirittura più freddo, il collega di partito e commissione, Philippe Nantermod. Per il consigliere nazionale vallesano, che rappresenta una vittime in qualità di avvocato, una legge federale urgente non si giustifica né è necessaria per istituire una tavola rotonda o per prevedere un sostegno finanziario della Confederazione ai Cantoni: strumenti di questo tipo sono già contemplati dalla Legge federale sulle vittime di reati. Inoltre, a suo avviso, la Confederazione non è responsabile di quanto accaduto. Come altri, ritiene che a farsi carico dei costi debbano quindi essere coloro che hanno causato il rogo: i proprietari del locale, nonché il Comune e il Cantone, cui competevano – a vario titolo – i controlli.
Quanto al contributo di solidarietà in sé, Nantermod osserva che non si tratterebbe di un aiuto d’urgenza, bensì di un indennizzo volto a riparare il danno subito. Proprio per questo, sostiene, non può essere identico per tutte le vittime. «Non ha senso», afferma. «Una persona ancora ricoverata in ospedale dovrebbe ricevere la stessa somma di una famiglia che ha perso un figlio, o di chi ha riportato solo una lieve ustione?».
Secondo il deputato, il Consiglio federale dunque starebbe cedendo a pressioni esterne, introducendo una «sconvolgente» disparità di trattamento, fino a configurare «una giustizia a due velocità».
«Nessuna colpa collettiva»
«Personalmente sono contrario a questo contributo. Un intervento della Confederazione suggerirebbe l’idea che vi sia una colpa collettiva da espiare. Ma non è così», rincara dal canto suo il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri. Il quale aggiunge: «È giusto che la Confederazione intervenga quando non è possibile individuare dei responsabili, come nel caso di una catastrofe naturale. In questo caso, però, la situazione è diversa: vi sono persone e istituzioni che possono essere chiamate a rispondere. Sarà l’inchiesta a chiarire le responsabilità, ma penso ai gerenti e a tutta la rete di soggetti coinvolti, così come al Comune di Crans e al Canton Vallese. Sono queste le entità che devono farsi carico dei risarcimenti».
Va inoltre ricordato – prosegue Quadri – che il Canton Vallese riceve oltre 800 milioni di franchi all’anno dalla perequazione finanziaria federale e più di 100 milioni di contributi dalla Banca Nazionale. «Le risorse per sostenere le vittime, il Vallese le ha». Inoltre, secondo il consigliere nazionale della Lega, si creerebbe un precedente pericoloso.
Sulla falsariga, ma con una premessa di fondo, anche Piero Marchesi (UDC): «La tragedia impone aiuti immediati alle vittime: su questo non c’è discussione e i risarcimenti saranno stabiliti una volta accertate le responsabilità, come in ogni Stato di diritto». Secondo Marchesi, però, la proposta del Consiglio federale non è accettabile: «Parliamo di oltre 35 milioni di franchi dei contribuenti svizzeri per fatti che non riguardano l’insieme del Paese». Anche secondo Marchesi, visto che ci sono delle responsabilità accertabili, spetta in primo luogo a chi le ha assunte farsi carico delle conseguenze.
«Decisione saggia»
Di tutt’altro avviso, il consigliere agli Stati socialista Carlo Sommaruga (GE), il quale considera «saggia» sia la proposta del contributo di solidarietà, sia la proposta di istituire una tavola rotonda. Secondo Sommaruga si tratta di una scelta corretta anche sul piano delle relazioni internazionali, visto che tra le vittime figurano diversi cittadini stranieri.
Che dire invece del rischio di creare un precedente? La Confederazione – chiediamo – non dovrebbe intervenire solo in assenza di responsabili diretti?
«Nel dibattito parlamentare sarà sempre possibile introdurre una clausola che consenta alla Confederazione di rivalersi nei confronti del Cantone o del Comune, qualora venissero accertate responsabilità a loro carico», aggiunge Sommaruga, per il quale, tuttavia, «siamo di fronte a una situazione straordinaria: un disastro che ha coinvolto persone provenienti da tutta Europa, con costi iniziali molto elevati, anche per le famiglie benestanti».
Secondo il socialista, inoltre, una procedura di questo tipo potrebbe essere utilizzata anche in altre circostanze, qualora si verificassero drammi di grande portata, anche unicamente con cittadini svizzeri. Quanto all’accusa di creare un precedente, Sommaruga replica: «La Confederazione era intervenuta anche dopo l’attentato a Luxor nel 1997. Ritengo dunque giusto agire in questo modo: siamo in una situazione straordinaria, con vittime e feriti gravi, e un evento di tale portata giustifica anche un’eccezione».
