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Il caudillo Maduro fra i topi nella «Guantanamo di New York»

Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove è rinchiuso il leader venezuelano, è rinomato per le sue condizioni disumane: dai topi che circolano in libertà al cibo infestato di vermi, passando per i maltrattamenti medici e un regime carcerario durissimo – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Il caudillo Maduro fra i topi nella «Guantanamo di New York»
Red. Online
04.01.2026 07:38
20:08
20:08
Sale il bilancio dei morti nell'attacco in Venezuela

Sale il bilancio delle vittime dell'attacco americano in Venezuela. I morti sono infatti 80, il doppio della precedente stima. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali il bilancio potrebbe salire ulteriormente.

18:00
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Il caudillo fra i topi nella «Guantanamo di New York»

È il peggiore carcere federale degli Stati Uniti, conosciuto anche come la «Guantanamo di New York». E ha ospitato negli anni alcuni detenuti vip, dall'ex complice di Jeffrey Epstein a Sean «Diddy» Combs passando per Luigi Mangione, il killer dell'amministratore delegato di UnitedHealthCare. Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove è rinchiuso Nicolas Maduro, è rinomato per le sue condizioni disumane: dai topi che circolano in libertà al cibo infestato di vermi, passando per i maltrattamenti medici e un regime carcerario durissimo.

Pur essendo collocato fra un'autostrada e il porto di New York, una delle aree con la maggiore concentrazione al mondo di avvocati e difensori di diritti civili, il carcere è sfuggito finora a qualsiasi tentativo di controllo e verifica nonostante le lamentele e le denunce. Negli anni diversi giudici hanno ridotto le pene dei detenuti per compensare le condizioni sopportate nella struttura prima del processo. Nel penitenziario, l'unico gestito a livello federale di New York, i detenuti passano infatti in via transitoria e dopo il processo vengono solitamente trasferiti in altre prigioni, come accaduto a El Chapo. L'ex re droga era al Metropolitan Correctional Center di Manhattan - dove si è suicidato Epstein prima che venisse chiuso per ristrutturazione - e poi è stato spostato per scontare la pena in carcere di massima sicurezza in Colorado.

Maduro è atteso probabilmente domani in tribunale per la sua prima apparizione. I capi di accusa mossi nei suoi confronti, contenuti nelle 25 pagine di incriminazione, sono cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina e possesso di armi. Non è ancora chiaro da chi sarà legalmente rappresentato Maduro e se l'ex leader del Venezuela si dichiarerà colpevole o meno. O, ancora, se accettare il patteggiamento.

17:59
17:59
Rubio: «Rodriguez non è presidente legittima del Venezuela»

Il segretario di stato Marco Rubio ritiene che la presidente ad interim Delcy Rodríguez non sia «la presidente legittima del Venezuela» poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo il regime attualmente al potere.

In una delle sue interviste tv, Rubio ha spiegato di capire che oggi in Venezuela ci sono persone «che sono quelle che possono effettivamente apportare dei cambiamenti». Ma ha precisato che questo è diverso dal riconoscere la legittimità del governo venezuelano, che deriverà da un periodo di transizione e da un'elezione.

16:54
16:54
Rubio: «Il governo cubano è un grosso problema»

«Il governo cubano è un grosso problema. Penso che siano in grossi guai». Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio rispondendo a chi gli chiedeva se dopo il Venezuela c'è Cuba nel mirino degli Stati Uniti.

«Non parlo di quali saranno i nostri prossimi passi e quali saranno le nostre politiche su questo. Ma non penso che sia un mistero il fatto che non siamo dei grandi fan del regime cubano», ha spiegato Rubio.

Le sue parole fanno eco agli avvertimenti lanciati da Donald Trump alla Colombia («il presidente farebbe bene a guardarsi il didietro»), al Messico («il paese è guidato dai cartelli, non» dalla presidente) e a Cuba («è qualcosa di cui parleremo. È un paese che sta fallendo»).

16:31
16:31
Berna: in 200 manifestano contro l'attacco al Venezuela

Circa 200 persone hanno manifestato oggi a Berna contro l'intervento degli Stati Uniti in Venezuela. I partecipanti hanno chiesto «l'immediata condanna di questa aggressione contraria al diritto internazionale», sostenendo che l'obiettivo dell'attacco sia il controllo statunitense sulle risorse petrolifere venezuelane e il rafforzamento del potere geopolitico nella regione.

I manifestanti esponevano striscioni con slogan come «Trump-Terror» o «Fuera yanquis de América Latina» (Fuori gli yankee dall'America Latina), secondo quanto riportato da un giornalista di Keystone-ATS.

A Berna è possibile organizzare manifestazioni spontanee in risposta a eventi specifici entro 48 ore: non è necessaria un'autorizzazione, ma soltanto una notifica alle autorità. Anche ieri, a Ginevra, alcune decine di persone sono scese in piazza per protestare contro l'attacco.

16:30
16:30
Il Brasile convoca una riunione sul Venezuela

Il governo brasiliano di Luiz Inacio Lula da Silva ha chiesto una riunione d'urgenza della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (Celac) per discutere una posizione comune sulla situazione del Venezuela dopo l'intervento Usa e la cattura di Nicolas Maduro. Lo ha annunciato in un punto stampa la viceministro degli Esteri, María Laura da Rocha, precisando che la riunione si terrà oggi in videoconferenza alle 14, ora di Brasilia (le 18 ora svizzera).

Alla riunione, riferisce oggi il portale all news brasiliano G1, parteciperà anche il ministro degli Esteri brasiliano, Mauro Vieira, ritornato nel frattempo dalle ferie per seguire la crisi regionale.

La Celac è attualmente la principale istanza di coordinamento politico della regione e riunisce i 33 paesi geograficamente compresi tra il Messico e l'Argentina. In base ad un meccanismo di rotazione automatica annuale è attualmente presieduta dal presidente colombiano, Gustavo Petro.

Luiz Inácio Lula da Silva aveva condannato ieri l'intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela e si era offerto come mediatore del dialogo tra Washington e Caracas. «I bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del suo presidente oltrepassano un limite inaccettabile» ha affermato il capo di Stato brasiliano attraverso un comunicato che conclude sottolineando che, pur condannando queste azioni, «il Brasile rimane disponibile a promuovere il dialogo e la cooperazione».

16:18
16:18
Trump a Big Oil: «Investite in Venezuela»

L'amministrazione Trump ha detto alle compagnie petrolifere americane che se vogliono recuperare gli asset confiscati dal regime in Venezuela devono prepararsi a tornare nel Paese e investire significativamente per rilanciare l'industria petrolifera locale. Lo riportano i media americani sottolineando che l'offerta di Trump alle big del greggio è sul tavolo da 10 giorni ma finora è stata accolta con freddezza.

Al momento solo Chevron è in Venezuela, paese con riserve maggiori dell'Arabia Saudita. Attirare le altre è una sfida non da poco. Da un lato c'è l'instabilità del Paese e la mancanza di chiarezza su cosa succederà: gli analisti ritengono infatti che la rimozione di Nicolas Maduro sia la parte più facile di un processo difficile che non è ancora chiaro se porterà stabilità e sicurezza. C'è poi il nodo della domanda di petrolio: il mondo ne è molto meno affamato che in passato e questo rende scettiche le grandi aziende a investire pesantemente.

15:44
15:44
Rubio: «Lavoreremo con chi in Venezuela prenderà buone decisioni»

Gli Stati Uniti collaboreranno con i funzionari venezuelani «se prenderanno le decisioni giuste». Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio in una serie di interviste ai network americani. «Il petrolio è fondamentale per il futuro del Venezuela», ha aggiunto Rubio osservando di non attendersi che la transizione avvenga in poche ore: «Queste sono cose che richiedono tempo».

Parlare di elezioni in Venezuela è prematuro, ha poi sottolineato Rubio, osservando che fra gli obiettivi in Venezuela c'è il fatto che non abbia più legami con l'Iran e Hezbollah. Rubio ha aggiunto di «essere molto coinvolto» nella transizione nel Paese.

15:40
15:40
Marco Rubio «vicerè del Venezuela»

Marco Rubio ha ricoperto molti incarichi durante la presidenza di Donald Trump ma potrebbe aver appena acquisito il più impegnativo di tutti: 'viceré del Venezuela'. Lo scrive il Washington Post, sottolineando che il segretario di Stato, consigliere per la sicurezza nazionale, archivista ad interim e amministratore della ormai defunta Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, è stato centrale nell'ideare la destituzione del presidente venezuelano Nicolás Maduro, secondo funzionari a conoscenza della pianificazione.

Ma, in assenza di un successore immediato che governi il Paese di circa 29 milioni di abitanti, Trump si sta affidando a Rubio per aiutare a «gestire» il Venezuela, spartire i suoi asset petroliferi e favorire l'insediamento di un nuovo governo: un compito delicato e scoraggiante per qualcuno che ha già così tante altre responsabilità. «Il compito che ha davanti è sconcertante», ha detto un alto funzionario statunitense, sottolineando la vertiginosa gamma di decisioni politiche in materia di energia, elezioni, sanzioni e sicurezza che lo attendono.

Rubio si gioca anche la possibile corsa alla Casa Bianca sul successo o meno di questo dossier, dal quale invece si tiene più defilato il vicepresidente JD Vance, più sensibile ai mal di pancia della base Maga per il crescente interventismo di Trump.

14:49
14:49
«Gli USA potrebbero avere un supertestimone contro Maduro»

Gli USA potrebbero avere un supertestimone nel processo contro Nicolas Maduro. Si tratta, secondo Newsweek, di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell'intelligence militare venezuelana, cacciato da Maduro per tradimento e arrestato poi dagli USA per un processo nel quale lo scorso giugno si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l'ergastolo e sono analoghi a quelli contestati al leader venezuelano. È citato nel capo di imputazione e non è ancora stato condannato, segno che i procuratori potrebbero volerlo far testimoniare contro Maduro prima di decidere il suo destino.

Elie Honig, ex procuratore aggiunto degli Stati Uniti, ha dichiarato alla Cnn che il rinvio della condanna di un co-cospiratore dopo un patteggiamento è di solito un segnale che ci si sta preparando a una testimonianza.

Anche il dittatore panamense Manuel Noriega fu condannato per traffico di droga, dopo essere stato catturato dalle forze statunitensi nel 1990, grazie alle testimonianze di diversi testimoni che avevano patteggiato.

Nicolas Maduro, l'ex dittatore venezuelano, potrebbe comparire davanti a un tribunale federale di New York già domani con accuse di narco-terrorismo, traffico di droga e altri gravi reati. Secondo Newsweek, il caso legale che collega Maduro al traffico di droga è molto più forte di quanto suggerisca la percezione pubblica.

L'atto d'accusa sostitutivo reso noto questo fine settimana va molto oltre quello originale del 2020 nel delineare il caso contro l'ex leader, fornendo dettagli sulla portata delle spedizioni di droga, sui metodi di trasporto, sui collegamenti con i cartelli più ampi e sull'abuso da parte di Maduro della sua rete diplomatica come ministro degli Esteri per facilitare il flusso di droga e denaro.

E, cosa importante, un co-cospiratore chiave citato nell'atto d'accusa del 2020 si è dichiarato colpevole di accuse molto simili a quelle che ora gravano su Maduro ed è in attesa di condanna: Hugo Armando Carvajal Barrios.

14:38
14:38
La Confederazione sconsiglia viaggi in Venezuela

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha emesso oggi un avvertenza di viaggio per l'intero Venezuela. In seguito alle operazioni militari statunitensi di ieri, la situazione è tesa e l'evoluzione futura incerta; per questo motivo si sconsigliano i viaggi nel Paese.

Non è chiaro se la sicurezza possa essere garantita, ha scritto oggi il DFAE sul suo sito web. In Venezuela - si legge ancora - è stato proclamato «el estado de conmoción interior o exterior», che autorizza tra l'altro lo Stato, a controllare i servizi pubblici e le infrastrutture strategiche e a chiudere le frontiere.

Di conseguenza i collegamenti aerei non sono garantiti. Gli aeroporti potrebbero essere temporaneamente chiusi e potrebbero verificarsi difficoltà di approvvigionamento nonché interruzioni delle comunicazioni telefoniche e di Internet.

Il DFAE segnala inoltre la possibilità di manifestazioni con scontri violenti, danni materiali e saccheggi. I viaggiatori stranieri corrono il rischio di essere arrestati, interrogati e incarcerati.

Chi decidesse comunque di recarsi in Venezuela deve essere consapevole che la Svizzera potrebbe essere in grado di fornire solo servizi limitati o addirittura nessun servizio. I cittadini svizzeri che si trovano già nel Paese sono invitati a evitare manifestazioni e grandi assembramenti e a seguire le istruzioni delle autorità locali, sottolinea il DFAE.

Già prima dell'attacco statunitense, il Dipartimento federale degli affari esteri sconsigliava i viaggi turistici e altri viaggi non urgenti in Venezuela, nonché i viaggi in alcune regioni del Paese. A fine settembre 2025 il governo venezuelano aveva annunciato che, in caso di «aggressione» da parte degli Stati Uniti, avrebbe proclamato lo stato di emergenza.

14:37
14:37
Argentina e Perù chiudono le frontiere ai funzionari di Maduro

I governi di Argentina e Perù hanno emesso ordini di restrizione per impedire l'eventuale ingresso nei rispettivi Paesi di persone legate al governo venezuelano di Nicolas Maduro in cerca di rifugio.

In un comunicato di Buenos Aires si legge che le nuove misure fanno riferimento a «funzionari, membri delle Forze Armate, imprenditori associati al regime di Maduro e persone sanzionate da altri paesi, con l'obiettivo di impedire che utilizzino l'Argentina come destinazione di rifugio».

Nella nota emessa dal ministero degli Interni di Lima si fa riferimento invece a misure «dirette a persone di nazionalità venezuelana legate al regime di Nicolás Maduro» con l'obiettivo di «evitare che utilizzino il Perù per evadere la giustizia».

13:48
13:48
«In Venezuela usato il drone "Bestia di Kandahar"»

Il drone RQ-170 Sentinel, noto anche come la «Bestia di Kandahar», avrebbe avuto una parte nell'Operazione Absolute Resolve, la missione americana che ha portato alla cattura Nicolás Maduro. Lo riportano diverse testate giornalistiche militari e internazionali.

Tra questi l'australiana Abc News che pubblica un filmato verificato condiviso da un tracker Osint (Open Source Intelligence) che mostra un RQ-170 di ritorno a Porto Rico dopo aver supportato la missione. Il drone RQ-170 Sentinel è un aeromobile a pilotaggio remoto prodotto dalla Lockheed Martin.

13:46
13:46
Netanyahu: «Sosteniamo un'azione forte degli Stati Uniti in Venezuela»

Israele sostiene la «forte azione» degli USA in Venezuela. Lo ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu.

«Per quanto riguarda il Venezuela, desidero esprimere il sostegno dell'intero governo alla risoluta decisione e alla forte azione degli Stati Uniti per ripristinare la libertà e la giustizia in quella regione del mondo», ha dichiarato Netanyahu all'apertura di una riunione di gabinetto.

13:45
13:45
Tokyo cauta sull'operazione militare statunitense in Venezuela

Il governo giapponese evita di esprimere un giudizio sull'operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela che ha portato all'arresto del presidente Nicolás Maduro, mentre il ministero degli Esteri nipponico rende noto di «monitorare da vicino l'evolversi della situazione», e di aver già stabilito contatti con la maggior parte dei connazionali presenti nel Paese sudamericano. I

In un post sui social media, la premier Sanae Takaichi ha ribadito che Tokyo «da sempre rispetta valori fondamentali come la libertà, la democrazia e lo stato di diritto», confermando che il suo esecutivo coordinerà la propria azione con i partner del G7 e altri Paesi interessati alla crisi.

La mossa di Washington ha sollevato numerosi interrogativi giuridici sui media locali, che hanno fatto notare come il raid militare sia stato eseguito senza autorizzazione del Congresso americano, né in presenza di una minaccia immediata alla sicurezza nazionale.

Tokyo, pur non entrando nel merito delle accuse o della legittimità dell'intervento, ribadisce il proprio impegno a favore di una soluzione diplomatica e multilaterale alla crisi.

12:24
12:24
Papa: «Bisogna garantire la sovranità del Venezuela e assicurare lo stato di diritto»

«Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela», ha detto il Papa all'Angelus.

«Il bene dell'amato popolo venezuelano - ha aggiunto - deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti, e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».

10:38
10:38
Il numero due dell'FBI: «Con la cattura di Maduro il mio ultimo giorno impegnativo»

Lo stesso giorno in cui l'esercito statunitense ha condotto un'operazione per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il vicedirettore uscente dell'FBI Dan Bongino ha concluso il suo ultimo giorno di servizio nell'ufficio. «È stato un ultimo giorno di lavoro impegnativo», ha scritto Bongino su X.

Bongino aveva annunciato il 17 dicembre che avrebbe lasciato l'ufficio a gennaio. «Domani torno alla vita civile», ha scritto su X. «È stato un anno incredibile grazie alla leadership e alla risolutezza del presidente Trump. È stato un onore di una vita lavorare con il direttore Patel e servire voi, il popolo americano. Ci vediamo dall'altra parte».

Ieri la polizia federale statunitense ha gestito il trasporto del leader venezuelano dopo la sua cattura, con la squadra di recupero ostaggi dell'FBI operativa sul campo durante l'operazione.

09:52
09:52
Amnesty: «In Venezuela gravi rischi per i diritti umani»

L'azione militare in Venezuela dall'amministrazione Trump «solleva gravi preoccupazioni per i diritti umani della popolazione venezuelana. Con estrema probabilità essa costituisce una violazione del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, così come lo è l'intenzione dichiarata dagli Stati Uniti di gestire il paese e di controllarne le risorse petrolifere». Lo scrive Amnesty International.

L'organizzazione non governativa, «è particolarmente preoccupata per il rischio di un'ulteriore escalation delle violazioni dei diritti umani nel Paese».

Amnesty esorta il governo degli Stati Uniti a rispettare il diritto internazionale, a dare priorità alla protezione della popolazione civile e a garantire i diritti umani di tutte le persone private della libertà.

Amnesty chiede inoltre alle autorità venezuelane di astenersi da ulteriori azioni repressive. L'organizzazione poi si dice «allarmata dal fatto che l'attacco contro il Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro e Cilia Flores da parte di uno dei cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu contribuisca ad aggravare ulteriormente il collasso del diritto internazionale e dell'ordine internazionale basato su norme giuridiche».

09:51
09:51
Svezia: «I venezuelani liberati dalla dittatura di Maduro»

Continuano le reazioni internazionali in seguito alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie da parte degli Stati Uniti. Il Primo Ministro di Svezia, Ulf Kristersson, si augura una «rapida e pacifica transizione democratica» in Venezuela.

«Il popolo venezuelano è stato liberato dalla dittatura di Maduro. Tuttavia, tutti gli Stati hanno la responsabilità di rispettare e agire in conformità con il diritto internazionale» ha dichiarato Kristersson, riportato dall'agenzia di stampa svedese, TT.

«La Svezia ha da tempo sottolineato che Maduro non ha alcuna legittimità democratica, soprattutto dopo i brogli elettorali del 2024» ha aggiunto il premier.

Sulla questione si è espressa anche la ministra degli esteri svedese : «rispettare la volontà del popolo venezuelano e raggiungere una soluzione negoziata, democratica e pacifica è l'unico modo per il Venezuela di ripristinare la democrazia e risolvere la crisi in corso» ha dichiarato Maria Malmer Stenergard: «il dittatore Nicolás Maduro non ha alcuna legittimità democratica. Il governo svedese non versa lacrime per la sua perdita di potere» ha sottolineato la ministra.

In precedenza, il Brasile ha riconosciuto la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez come presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Lo ha confermato la segretaria generale dell'Itamaraty, il ministero degli Esteri brasiliano, Maria Laura da Rocha, durante una conferenza stampa a Brasilia, secondo quanto riportano i principali media del Paese sudamericano.

«In assenza del presidente Maduro, la guida del Paese spetta alla vicepresidente. Delcy Rodríguez assume dunque le funzioni di presidente ad interim», ha dichiarato al termine di una riunione dedicata alla crisi venezuelana.

L'annuncio è arrivato dopo un vertice dell'Itamaraty al quale ha preso parte anche il ministro della Difesa, José Múcio Monteiro, mentre il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha seguito i lavori in collegamento virtuale. Monteiro ha assicurato che la situazione al confine con il Venezuela, in particolare nell'area di Pacaraima, nello Stato di Roraima, è «tranquilla» e che le frontiere restano aperte, senza alcuna restrizione alla circolazione.

Secondo Maria Laura da Rocha, inoltre, circa un centinaio di turisti brasiliani presenti nella zona di confine ha già lasciato il territorio venezuelano senza difficoltà.

08:37
08:37
Starlink: «Forniremo la banda larga gratuita al Venezuela fino al 3 febbraio»

Starlink afferma di fornire servizi di banda larga gratuiti ai cittadini venezuelani fino al 3 febbraio, in seguito all'operazione statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Lo riferisce Cnn.

Il servizio statunitense, di proprietà della SpaceX del miliardario Elon Musk, fornisce banda larga mobile tramite una rete di satelliti in orbita. In un post su X, l'azienda ha dichiarato di aver promesso «connettività continua» al Venezuela, un paese notoriamente alle prese con la censura online, con il governo di Maduro che in passato ha bloccato Facebook, YouTube, Instagram e altre piattaforme.

I dati di Netblocks mostrano un'improvvisa perdita di connettività internet in alcune zone di Caracas ieri, che secondo l'azienda corrisponde a «interruzioni di corrente durante l'operazione militare statunitense». Anche i media locali suggeriscono che in alcune zone della capitale non ci sia connessione internet.

Intanto, gli Stati Uniti hanno revocato le restrizioni dello spazio aereo sui Caraibi, dopo aver bloccato i voli commerciali durante l'operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano.

Il Segretario Usa ai Trasporti Sean Duffy ha dichiarato in un post su X che le restrizioni iniziali sono scadute alle 00:00 (le 06:00 in Svizzera), e i voli sono potuti riprendere come previsto. «Le compagnie aeree sono informate e aggiorneranno rapidamente i loro programmi», ha affermato Duffy. La Federal Aviation Administration statunitense aveva notificato ieri alle compagnie aeree commerciali di evitare lo spazio aereo caraibico, citando una «situazione potenzialmente pericolosa». L'avviso affermava che la chiusura era stata disposta a causa di «rischi per la sicurezza associati alle attività militari in corso».

08:04
08:04
La Cina chiede agli USA di «liberare immediatamente» Maduro

La Cina chiede agli Stati Uniti di «liberare immediatamente» Nicolas Maduro e sua moglie, arrivati ieri sera a New York e trasferiti al Metropolitan Detention Center (Mdc), un carcere federale di Brooklyn noto per aver ospitato «detenuti celebri».

La Cina chiede agli Stati Uniti di garantire la sicurezza personale di Maduro e della moglie, di rilasciarli immediatamente e di fermare il rovesciamento del governo in Venezuela«, ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una nota, definendo l'attacco una »chiara violazione del diritto internazionale«.

Intanto, la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, dopo la cattura da parte degli USA del presidente Maduro. La Corte ha stabilito »che Rodriguez assuma ed eserciti in qualità di responsabile tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione«.

I giudici non hanno ancora dichiarato Maduro definitivamente decaduto, il che avrebbe comportato l'indizione di elezioni anticipate entro 30 giorni.

Stando al New York Times, almeno 40 persone sono rimaste uccise nell'attacco statunitense contro il Venezuela avvenuto nelle prime ore di sabato, tra cui militari e civili, secondo quanto riferito da un alto funzionario venezuelano che ha parlato in condizione di anonimato.

07:40
07:40
Il punto alle 7.30

Almeno 40 persone sono rimaste uccise nell'attacco statunitense contro il Venezuela avvenuto nelle prime ore di sabato, tra cui militari e civili, secondo quanto riferito da un alto funzionario venezuelano che ha parlato in condizione di anonimato. Lo riporta il New York Times. Donald Trump, intervenuto sabato su Fox News, ha detto che nessun soldato americano è rimasto ucciso. Ha tuttavia suggerito che alcuni militari sono rimasti feriti. Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, ha dichiarato in seguito, durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago con il presidente Trump, che uno degli elicotteri statunitensi impegnati nell'operazione di cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie era stato colpito ma «era rimasto in grado di volare» e che tutti i velivoli statunitensi «sono tornati alla base».

Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York, ha telefonato al presidente Donald Trump sabato per esprimere personalmente la sua contrarietà agli attacchi condotti dagli Stati Uniti in Venezuela e alla cattura del suo leader, Nicolás Maduro. «Ho chiamato il presidente e ho parlato direttamente con lui per manifestare la mia opposizione a quest'azione», ha dichiarato Mamdani durante una conferenza stampa su un argomento non correlato, aggiungendo di aver detto a Trump di essere «contrario a un tentativo di cambio di regime e alla violazione del diritto federale e internazionale». Il sindaco si è rifiutato di commentare la risposta del presidente, nonostante le insistenze dei giornalisti. I suoi collaboratori hanno affermato che Mamdani aveva effettuato la chiamata nel primo pomeriggio di sabato e che la conversazione era stata «breve». «Ho espresso la mia opposizione, l'ho chiarita e la questione si è conclusa lì», ha affermato Mamdani.

Intanto la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, dopo la cattura da parte degli USA del presidente Maduro. La Corte ha stabilito «che Rodriguez assuma ed eserciti in qualità di responsabile tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione». I giudici non hanno ancora dichiarato Maduro definitivamente decaduto, il che avrebbe comportato l'indizione di elezioni anticipate entro 30 giorni.

Il Brasile ha riconosciuto la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez come presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Lo ha confermato la segretaria generale dell'Itamaraty, il ministero degli Esteri brasiliano, Maria Laura da Rocha, durante una conferenza stampa a Brasilia, secondo quanto riportano i principali media del Paese sudamericano. «In assenza del presidente Maduro, la guida del Paese spetta alla vicepresidente. Delcy Rodríguez assume dunque le funzioni di presidente ad interim», ha dichiarato al termine di una riunione dedicata alla crisi venezuelana. L'annuncio è arrivato dopo un vertice dell'Itamaraty al quale ha preso parte anche il ministro della Difesa, José Múcio Monteiro, mentre il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha seguito i lavori in collegamento virtuale. Monteiro ha assicurato che la situazione al confine con il Venezuela, in particolare nell'area di Pacaraima, nello Stato di Roraima, è «tranquilla» e che le frontiere restano aperte, senza alcuna restrizione alla circolazione. Secondo Maria Laura da Rocha, inoltre, circa un centinaio di turisti brasiliani presenti nella zona di confine ha già lasciato il territorio venezuelano senza difficoltà.