«America first»: ecco il nuovo partito della destra anti-Trump

Si sentono delusi, ignorati, ma – soprattutto – traditi nel profondo da colui che consideravano la loro figura di riferimento: il presidente americano Donald Trump. Sono diversi repubblicani, tra cui spiccano due importanti figure della scena statunitense: Marjorie Taylor Greene, nota politica e imprenditrice statunitense, ex membro della Camera dei rappresentanti per lo Stato della Georgia e Tucker Carlson, giornalista, conduttore televisivo e scrittore, che ora vogliono fondare un loro partito, il terzo, dal nome eloquente: «America first». Durante la notte è stato dato l'annuncio di una nuova campagna politica, come riportano i media di Oltreoceano. L'obiettivo, secondo Politico, è quello di indebolire l'establishment repubblicano in vista delle presidenziali del 2028.
Il nodo del Golfo
Un tempo sia Carlson che Taylor Greene erano entrambi convinti e fieri sostenitori di Trump, mentre ora sono i primi tra le fila di quello che vuole essere un movimento politico – fondato da Carlson e dichiaratamente contro Trump – di rottura rispetto alla corrente principale dei Repubblicani e dal Movimento MAGA (Make America Great Again). Ma riavvolgiamo il nastro per comprendere quale è stata la scintilla che ha portato alla scissione nella destra americana. A creare malcontento, in Taylor Greene e Carlson, è stata la gestione da parte della presidenza Trump sulla politica estera, in particolare per le scelte relative alla guerra in Iran. Da qui la clamorosa inversione di rotta di entrambi.
Sostegno e rimorso
Carlson, un tempo strenuo difensore del Tycoon e delle sue decisioni, nonché uno dei massimi esponenti tra i suoi sostenitori – arrivando anche a fare delle campagne in suo favore –, ha più volte espresso pubblicamente la sua profonda delusione e non ha lesinato le critiche al presidente. Di più. Il giornalista ha pure dichiarato di provare un «profondo rimorso per averlo sostenuto» in passato. Carlson ha rincarato la dose sui social: «Il movimento MAGA è stato tradito, tutti lo siamo stati. È il momento di un nuovo percorso da seguire».
«Ci ha traditi tutti»
Anche Marjorie Taylor Greene non le ha di certo mandate a dire, affidando uno sfogo su X (ex Twitter), dove per altro negli scorsi giorni non ha lesinato attacchi a Trump (in particolare sull’impennata dei costi del carburante), ai Repubblicani e all’ala MAGA. «Avevamo detto basta alle guerre straniere e lo intendevamo davvero», ha scritto. «Abbiamo sostenuto Donald Trump perché aveva fatto questa promessa. Ma lui ci ha traditi tutti. Il nostro impegno è l’America al primo posto per tutti gli americani, di destra, sinistra o del centro. Il nuovo movimento è iniziato».
Un nuovo percorso
«Il movimento è iniziato», le ha fatto eco Joe Kent, ex funzionario per la sicurezza nazionale dell'amministrazione Trump, che si è dimesso all'inizio di quest'anno e che ha partecipato all'incontro con Carlson, ha dichiarato che il gruppo si è riunito per discutere il modo migliore per organizzare la propria opposizione condivisa alla guerra in Iran. «C'è ancora molto lavoro pratico da fare», ha detto Kent in un'intervista, riportata dalle agenzie di stampa. «Candidarsi come candidato di un terzo partito è difficile. Non impossibile, ma è molto difficile. Tuttavia, questa è stata una sorta di conclusione comune a cui siamo arrivati: il sistema attuale semplicemente non funziona, e dobbiamo trovare qualcosa di nuovo per salvare il nostro Paese».
Il caso Laura Loomer
Già qualche settimana fa a mettere pressione ai fedelissimi dell’ala repubblicana era stata Laura Loomer, attivista di estrema destra vicinissima a Trump, che aveva improvvisamente cambiato le proprie idee sulla guerra in Ucraina mostrando forte sostegno a Kiev e persino incontrando il presidente Volodymyr Zelensky in un viaggio nel Paese.
L’ombra delle midterm
La questione ora si fa delicata, soprattutto in previsione delle elezioni di midterm sempre più vicine (si terranno martedì 3 novembre), un momento fondamentale per il partito Repubblicano. Nella tornata elettorale, che cade a metà del secondo mandato presidenziale Trump, verranno rinnovati i vertici del Legislativo federale e diverse altre cariche negli Stati. Resta da vedere quale sarà l’impatto di questa scissione, che potrebbe provocare altre fratture e malumori all’interno del Grand Old Party, nonché un’eclatante virata degli elettori verso i Dem.
