Anche in Svizzera si dibatte sul divieto dei sociali per i minori

Mentre in altri Paesi sono previste o già state attuate restrizioni o addirittura un divieto delle reti sociali per i giovanissimi, la questione è oggetto di discussione anche in Svizzera. Il Consiglio federale presenterà un rapporto entro il prossimo anno.
Discussioni già nel 2025
Il Consiglio degli Stati aveva trasmesso nel marzo 2025 un postulato in materia. Quest'ultimo chiede al governo di valutare se un divieto di accesso a piattaforme come TikTok e Instagram per i minori di 16 anni possa contribuire alla tutela dei giovani, al fine di proteggere bambini e adolescenti dagli effetti nocivi delle reti sociali.
Divieti già in vigore in alcuni istituti
In diversi paesi, tra cui Italia, Francia, Grecia e Paesi Bassi, esistono divieti e restrizioni all'uso degli smartphone nelle scuole. Anche in molti istituti svizzeri vige già il divieto di utilizzare i cellulari; durante le lezioni vengono raccolti.
4/5 favorevoli
Secondo uno studio pubblicato dai quotidiani Tamedia, circa quattro persone su cinque intervistate in Svizzera sono favorevoli a misure quali il divieto di utilizzare i telefonini nelle scuole e quello di accedere alle reti sociali per i ragazzi di meno di 16 anni.
La petizione di NextGen4Impact
Nel settembre scorso l'associazione senza scopo di lucro NextGen4Impact aveva consegnato al Consiglio federale una petizione con 60'000 firme in cui si chiedeva che le piattaforme di social media non fossero più accessibili ai bambini e agli adolescenti di età inferiore ai 16 anni.
Il governo sta lavorando sulla questione
I consiglieri federali Elisabeth Baume-Schneider, responsabile del Dipartimento federale dell'interno, e Albert Rösti, a capo del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e della comunicazione, hanno recentemente espresso comprensione per la richiesta di una maggiore tutela dei minori. Il governo sta lavorando sulla questione. Oltre al rapporto sul postulato intende tenere conto di tali richieste anche nella nuova legge sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca.