Antonelli, il giovane fenomeno con tutto il mondo ai suoi piedi

Andrea Kimi Antonelli ha vent’anni e settanta giorni. A quest’età molti ragazzi, la maggioranza, sono alla ricerca della propria strada. Lui, invece, a Città del Messico è diventato campione del mondo di Formula 1. E lo ha fatto alla sua seconda stagione nel massimo campionato, battendo un record che apparteneva a Sebastian Vettel e che sembrava destinato a resistere a lungo. Non l’ha solo battuto, l’ha stracciato, abbassandolo di ben tre anni.
Per capire la portata dell’onda che nelle ultime ore ha investito il bolognese basta osservare quanto accaduto in Italia. A San Marino, nel locale che frequenta abitualmente Kimi con gli amici, si sono ritrovate quasi 300 persone per seguire insieme il GP del Messico. C’erano gli amici di sempre, i compagni di scuola di Bologna, gli insegnanti e tanti appassionati. A Casalecchio di Reno, dove è cresciuto, circa 500 persone hanno riempito il teatro Laura Betti per assistere alla gara. Un ragazzo che fino a poco tempo fa condivideva la quotidianità con gli amici si è ritrovato, nel giro di una domenica, al centro di una festa collettiva. Non solo targata Italia, ma internazionale. Tutti parlano di lui, vogliono una sua foto, un autografo, un’intervista, un cappellino con il logo Mercedes.

Il consiglio del tedesco
Per non parlare degli omaggi di campioni dello sport e non. Jannik Sinner, suo grande amico, lo ha osannato così: «Mamma mia Kimi, che cosa sei riuscito a fare. Complimenti per il tuo primo titolo mondiale». Alessandro Del Piero ha parlato di un risultato eccezionale, ricordando come anche a vent’anni si possano vivere momenti capaci di segnare un’intera carriera. Valentino Rossi si è spinto oltre, paragonandolo a sé stesso e pronosticandogli la possibilità di vincere altri quattro, cinque o sei Mondiali. Vasco Rossi gli ha detto che ha fatto sognare e divertire, mentre Lewis Hamilton e Max Verstappen, i due grandissimi protagonisti della F1 contemporanea e suoi rivali in pista, lo hanno celebrato dopo aver condiviso con lui il podio messicano.
Sul suo exploit si è espresso anche lo stesso Vettel, mentre l’italiano gli strappava il primato di più giovane pilota iridato. Nelle parole del tedesco, che hanno in primis elogiato la sua guida pulita e controllata, c’è stato spazio anche per un consiglio: «I grandi successi possono cambiare il modo in cui le persone ti guardano, ma tu non hai bisogno di cambiare il modo in cui guardi le persone». Sì, diventare campione così presto può farti perdere la testa. È forse questa la parte più difficile che aspetta Antonelli. La popolarità può essere travolgente, soprattutto quando arriva a un’età in cui si sta ancora costruendo la propria identità. Valentino Rossi lo ha detto chiaramente: Antonelli diventerà una superstar mondiale e dovrà imparare a mantenere una vita “normale”.
Una scommessa riuscita
Intanto, la sua vittoria apre anche una prospettiva interessante sul futuro della Formula 1. Kimi è il simbolo di una generazione che sta progressivamente prendendo spazio. Lando Norris e Oscar Piastri, i giovanissimi della McLaren, hanno già dimostrato di poter essere protagonisti di primo piano, mentre altri giovani piloti stanno cercando di ritagliarsi il proprio posto. Il Mondiale conquistato da Antonelli dimostra che una nuova generazione non è più soltanto in attesa del proprio momento, ma, se inserita nel giusto ambiente, è già in grado di vincere. Che sia un mondo che spinge sempre più sui giovani è chiaro da tempo. Ora abbiamo la conferma che il lavoro da anni portato avanti dalle scuderie dà i suoi frutti. O meglio, da alcune scuderie. No, non tutte le case automobilistiche ci credono. La Ferrari, per esempio, ha puntato sul 40.enne Lewis Hamilton. La Mercedes, invece, ha scelto Antonelli quando aveva 12 anni. In seguito, l’ha “buttato” nel massimo campionato quando ne aveva appena 18. La scelta di Toto Wolff è stata azzardata, ma ha infine pagato.
Quanti Mondiali potrà ancora vincere? Nessuno lo sa. Quest’anno il prodigio bolognese è stato aiutato anche da una Freccia d’argento in grande spolvero e da nuovi regolamenti che, per lui, hanno funzionato a meraviglia. La sfida maggiore per Antonelli , ad ogni modo, non si porrà solo in termini di risultati, ma anche di genuinità. Vincere un Mondiale a soli 20 anni potrebbe fargli perdere la testa. Spetterà a lui, e al suo entourage, la capacità di tenere i piedi per terra. Mamma Veronica ha da tempo intravisto il potenziale pericolo, prendendo misure di sicurezza: «Kimi riceve la paghetta e se la deve far bastare. Niente è dovuto, te lo devi guadagnare». Parole sagge.
