Arzo ricompare nelle carte di un'inchiesta sulla mafia

Gira che ti rigira, alcuni nomi collegati alle inchieste sulla criminalità organizzata continuano a comparire nelle ordinanze emesse dai tribunali italiani. Nuove operazioni anti-mafia, stessi personaggi che in un modo o nell’altro ritornano. È il caso della recente maxi inchiesta sulla presunta «banca occulta» di Pero, che ha portato prima all’arresto a Lugano e poi all’estradizione di un 62.enne cittadino italiano indagato per associazione a delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, riciclaggio e autoriciclaggio. «Segui i soldi e troverai la mafia», disse qualcuno. Ma la pista ticinese di «banca occulta» non passa solo da Lugano, bensì anche (e ancora) dal Mendrisiotto.
Stesso modus operandi
Tra le righe delle oltre cinquecento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano spicca il nome di una società di Arzo, ora fallita, riconducibile a un 65.enne arrestato l’anno scorso dalla fedpol su mandato del Ministero pubblico della Confederazione nell’ambito di un’altra inchiesta legata alla ‘ndrangheta. Secondo gli inquirenti, tra il 2021 e il 2022 l’uomo avrebbe aiutato a «ripulire» denaro sporco per conto dell’organizzazione. In pratica, dal suo ufficio momò si sarebbe occupato di trasferire i bonifici ricevuti su conti correnti asiatici e di predisporre false fatture e falsa documentazione. Cosa che avrebbe replicato, sempre nel 2022, a sostegno dell’organizzazione criminale legata alla «banca occulta» di Pero. Dall’ordinanza del giudice delle indagini preliminari, che il Corriere del Ticino ha potuto visionare, emerge che la sua società avrebbe ricevuto due bonifici da 30.000 e 350.000 euro da altrettante Srl italiane riconducibili a un cittadino cinese (ma amministrate da un prestanome) e sospettate di essere delle «cartiere». In altre parole, per ripulire il denaro sporco, queste Srl fatturavano oppure pagavano prestazioni mai realmente effettuate. Gli inquirenti rilevano in particolare che «la totalità dei flussi finanziari in uscita sono verso società estere in totale assenza di fatturato passivo». Per intenderci, una società cartiera è un’impresa formalmente registrata e gestita da amministratori, ma priva di una reale attività economica e creata solo per emettere fatture basate su operazioni inesistenti. Da noi contattato, il Ministero pubblico della Confederazione non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
Dietro le sbarre a Voghera
Tornando al 62.enne finito in manette a Lugano nell’ambito dell’inchiesta sulla «banca occulta», settimana scorsa la Polizia di Stato di Como aveva confermato che l’uomo era stato consegnato dalle autorità svizzere al valico di Ponte Chiasso lo scorso 26 ottobre e arrestato dagli agenti della Polizia di frontiera. Attualmente si trova dietro le sbarre della casa circondariale di Voghera, a Pavia. Secondo fonti d’inchiesta, il 62.enne di origini napoletane, si occupava della conversione in criptovalute dei profitti illeciti e sarebbe stato «una figura abbastanza centrale» nel sistema. Gli investigatori sono arrivati a lui seguendo i movimenti di denaro in entrata e in uscita dall’hub di Pero. L’uomo risiedeva in Svizzera, nel canton San Gallo, dal 2022.




