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«L'Iran non rappresentava una minaccia imminente, questa è la guerra di Israele»

Dimissioni pesanti negli USA: Joe Kent, direttore del Centro nazionale antiterrorismo, ha lasciato l'incarico per protesta contro la guerra di Stati Uniti e Israele all'Iran – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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«L'Iran non rappresentava una minaccia imminente, questa è la guerra di Israele»


Red. Online
17.03.2026 07:03
16:22
16:22
Macron: «Niente operazioni a Hormuz nell'attuale contesto»

«La Francia non prenderà mai parte alle operazioni per aprire e liberare lo Stretto di Hormuz», ha dichiarato oggi il presidente francese, Emmanuel Macron, rispondendo al suo omologo statunitense Donald Trump che ha ripetutamente esortato le nazioni occidentali a intervenire in aiuto degli Stati Uniti e di Israele nello Stretto. La Francia, tuttavia, «si terrà pronta a partecipare alle scorte navali quando la situazione sarà più tranquilla», ha proseguito. «La Francia non ha scelto questa guerra, non vi partecipa e adottiamo una posizione puramente difensiva», ha ribadito il capo dello Stato prima di una nuova riunione del Consiglio di difesa all'Eliseo. «I nostri obiettivi sono chiari: proteggere i nostri cittadini, le nostre risorse diplomatiche e militari nella regione», ha affermato il presidente, ribadendo anche l'obiettivo di «stare al fianco di tutti i nostri partner». «Abbiamo fornito loro supporto, con un obiettivo molto chiaro: contenere il più possibile la diffusione geografica del conflitto e garantire la libertà di navigazione e la sicurezza marittima nella regione».

16:02
16:02
Swiss prolunga la sospensione dei voli per Tel Aviv fino al 9 aprile

A causa dell'attuale situazione in Medio Oriente e delle conseguenti forti limitazioni del traffico aereo Swiss prolunga la sospensione dei voli da e per Tel Aviv: il vettore elvetico e le altre compagnie aeree del gruppo Lufthansa rinunciano a servire la città israeliana fino al 9 aprile compreso. I passeggeri interessati possono cambiare gratuitamente la prenotazione per una data successiva oppure, in alternativa, ottenere il rimborso completo del prezzo del biglietto, ha indicato oggi l'azienda. «Swiss continua a monitorare attentamente la situazione e la valuta costantemente insieme alle autorità competenti in Svizzera e sul posto, nonché in coordinamento con il gruppo Lufthansa», conclude la società.

15:33
15:33
Netanyahu: «La morte di Larijani è un'opportunità per gli iraniani»

«Abbiamo eliminato Ali Larijani, il boss dei Guardiani della rivoluzione, il gruppo di gangster che de facto governa l'Iran e insieme a lui anche il capo della Forza Basij che diffonde il terrore tra la popolazione iraniana», ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una dichiarazione video. «Stiamo aiutando i nostri amici americani nel Golfo e stiamo indebolendo questo regime nella speranza di dare al popolo iraniano la possibilità di rovesciarlo. Non accadrà tutto in una volta, non sarà facile. Ma se persevereremo, daremo loro la possibilità di prendere in mano il proprio destino», ha detto il premier nel corso della riunione di governo, stando a quanto riporta il canale televisivo israeliano Channel 12 (Keshet 12).

Ali Larijani è stata una delle figure politiche e militari più influenti dell'Iran moderno, descritto spesso come l'uomo più potente del paese dopo la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno della guerra scatenata da USA e Israele contro l'Iran. Suo fedelissimo, ricopriva incarichi strategici per la sopravvivenza del regime, a cominciare dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Il Basij è una forza paramilitare iraniana fondata nel novembre del 1979. È subordinato e riceve ordini dall'esercito dei Guardiani della rivoluzione islamica iraniana, i cosiddetti pasdaran.

Alleanze in Medio Oriente che sembravano immaginarie

«Si stanno creando alleanze con alcuni Stati che fino a poco fa sembravano immaginarie. È un nuovo Medio Oriente, ma non come quello di (Shimon) Peres, una visione irrealistica che guardava al mondo con occhiali rosa». Peres (1923-2016), laburista, è stato tra l'altro primo ministro e presidente dello Stato ebraico.

15:10
15:10
USA: si dimette per protesta il capo del Centro per l'antiterrorismo

Il direttore del Centro nazionale antiterrorismo statunitense si è dimesso per protesta contro la guerra di Stati Uniti e Israele all'Iran. Joe Kent lamenta che l'amministrazione del presidente Donald Trump sia entrata nel conflitto solo a seguito di «pressioni da parte di Israele e della sua potente lobby americana».

«Dopo molte riflessioni, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla posizione di direttore del Centro nazionale antiterrorismo, con effetto immediato. Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in corso in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana», ha scritto sulla rete sociale X.

In una lettera indirizzata a Trump, Kent ha denunciato la «campagna di disinformazione» orchestrata da alti funzionari israeliani e dai media che ha minato la «piattaforma America First» (primato all'America) del presidente. Sostenitore di Trump da anni, Kent è un veterano della guerra in Iraq e, nella missiva, ha spiegato come a suo avviso le argomentazioni a sostegno dell'attacco all'Iran e le promesse di una rapida vittoria riecheggiano il dibattito sull'entrata in guerra in Iraq nel 2003.

Kent ha quindi fatto riferimento alla sua defunta moglie Shannon, crittografa militare morta in Siria. «Come veterano che ha partecipato a undici missioni di combattimento e come marito di una soldatessa morta in una guerra provocata da Israele, non posso appoggiare l'invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo delle vite americane», ha indicato.

Con l'uscita di Kent, la direttrice dei servizi segreti Tulsi Gabbard perde un consigliere importante, uno che finora ha premuto per un approccio più moderato nella politica estera.

14:36
14:36
Stiglitz: «Sole e vento più affidabili di Putin e Trump»

«Nel momento in cui la Russia ha invaso l'Ucraina, invece di investire massicciamente nelle energie rinnovabili, l'Europa si è concentrata sulla costruzione di terminali di gas naturale liquefatto, rendendosi vulnerabile a un altro shock».

«Ho sempre scherzato dicendo che il sole e il vento non sono perfettamente affidabili, ma sono più affidabili di Putin e sono più affidabili di Donald Trump. Quindi l'Europa avrebbe dovuto investire di più nella creazione di energia rinnovabile».

Lo ha affermato il Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz intervenendo al Simposium fiscale UE 2026 a Bruxelles.

«Il mondo oggi affronta una crisi climatica, lo sappiamo tutti - ha spiegato Stiglitz -. Affronta anche una crisi delle disuguaglianze e una crisi della democrazia. C'è una vulnerabilità della democrazia, un arretramento democratico che molti di noi non si aspettavano nel corso della propria vita, e tutto questo è avvenuto molto rapidamente. Sapete tutti abbastanza della crisi climatica. È una crisi di lunga durata».

Su questo «le tasse avrebbero fatto una grande differenza - ha segnalato l'economista -: una carbon tax, non al livello basso che avete in Europa, non dovrei criticare perché negli Stati Uniti è pari a zero, ma a un prezzo del carbonio che rifletta il costo reale, superiore ai 100 euro per tonnellata».

14:35
14:35
L'Iran confisca centinaia di dispositivi Starlink

Il Ministero dell'Intelligence iraniano afferma in un comunicato di aver confiscato «centinaia di dispositivi Starlink inviati dal nemico», riferendosi a Stati Uniti e Israele. Lo riporta la BBC citando media iraniani.

Nella nota Teheran ricorda che, secondo la legge, acquisire e utilizzare Starlink è un «crimine» e che durante la guerra chiunque lo faccia sarà punito con la «pena più severa».

L'utilizzo di Starlink in Iran è punibile con una pena detentiva fino a due anni, sottolinea il media britannico, ricordando che nel Paese è in vigore un'interruzione di internet dall'inizio della guerra, ma i residenti più esperti di tecnologia stanno utilizzando i dispositivi Starlink di SpaceX e condividendo le proprie connessioni con altri.

14:35
14:35
Larijani «filosofo in divisa», l'uomo chiave del regime iraniano

«Il filosofo in divisa». Così veniva chiamato Ali Larijani, una delle figure politiche e militari più influenti dell'Iran moderno, descritto spesso come l'uomo più potente del Paese dopo la Guida Suprema.

Fedelissimo dell'Ayatollah Ali Khamenei ricopriva incarichi strategici per la sopravvivenza del regime, a cominciare dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dove solo nell'agosto scorso era stato riconfermato segretario, con l'autorità assoluta sulla pianificazione bellica, la diplomazia nucleare e le alleanze internazionali con Russia e Qatar.

Nato nel 1958 a Najaf (città santa dello sciismo), da una prestigiosa famiglia clericale iraniana, aveva un dottorato in filosofia occidentale e una solida formazione scientifica con una laurea in matematica e informatica alla Sharif University.

A differenza di molti falchi del regime, Larijani era un intellettuale raffinato, ha scritto libri su Immanuel Kant e la filosofia occidentale. Un background culturale che gli ha fornito la capacità di essere un negoziatore astuto, in grado di usare la logica e la dialettica nei colloqui con i negoziatori occidentali che lo hanno sempre considerato un interlocutore temibile.

All'ideologia ha sempre contrapposto il pragmatismo: nonostante sia stato un fedelissimo della Guida Suprema, ha spesso rappresentato la ragion di Stato anche a costo di duri scontri interni come quelli - ricordano gli osservatori - con l'ex presidente Ahmadinejad.

Negli anni '80 è entrato nei Pasdaran (Guardie della Rivoluzione), servendo come vice-comandante durante la guerra contro l'Iraq mentre negli anni '90 ha diretto la Irib (la radiotelevisione di Stato), trasformandola in un potente strumento di propaganda e controllo.

Negli anni 2005-2007 è stato il volto dell'Iran nei colloqui sul programma nucleare. Si dimise per profondi contrasti con l'allora presidente Ahmadinejad, che considerava troppo irruento e dannoso per gli interessi strategici del Paese. Presidente del Parlamento (dal 2008 al 2020), lo ha guidato agendo come «grande mediatore» tra i conservatori radicali e i moderati. È stato lui a permettere l'approvazione parlamentare dell'accordo nucleare (Jcpoa) del 2015. In seguito all'escalation militare con gli Stati Uniti e Israele, era stato designato come figura chiave per garantire la continuità del potere in caso di vuoto istituzionale.

Larijani ha iniziato il suo percorso nei Pasdaran servendo come ufficiale durante la guerra Iran-Iraq. Ma veniva considerato un conservatore pragmatico, capace di bilanciare il nazionalismo con l'adattabilità diplomatica, pur essendo stato sanzionato dagli Stati Uniti per la repressione violenta delle proteste.

Faceva parte di quella che a Teheran chiamano la «dinastia dei Larijani»: il padre era un Grande Ayatollah e i suoi fratelli occupavano ruoli cruciali. Legami familiari che gli garantivano una rete di protezione e informazioni che nessun altro politico aveva, rendendolo quasi «intoccabile».

14:04
14:04
«Tre persone uccise da Israele in un raid nel sud del Libano»

Almeno tre persone sono state uccise negli ultimi raid aerei israeliani nel sud del Libano, secondo quanto riferito dall'agenzia governativa libanese Nna. Le fonti affermano che il bombardamento ha colpito la città di Bint Jbeil, dove oltre alle tre vittime si registrano anche diversi feriti trasportati negli ospedali della zona.

Nelle ultime ore l'aviazione israeliana ha condotto altri attacchi contro diverse località del Libano meridionale, tra cui Jarmaq nel distretto di Jezzine, Yohmor Shqif nella regione di Nabatiye e Aitit nel distretto di Tiro. A Aitit tre persone sono rimaste ferite in seguito a due successive incursioni di droni israeliani, secondo quanto riferisce la stessa agenzia ufficiale libanese.

Altri bombardamenti hanno preso di mira i villaggi di Jmaijme e Burj Qalawie, nel distretto di Bint Jbeil. In quest'ultimo caso il sito colpito si trova nelle vicinanze di un orfanotrofio. Parallelamente, l'artiglieria israeliana ha colpito in modo continuativo anche le località di Kafra, sempre nel distretto di Bint Jbeil, e le aree attorno a Debbin, nel distretto di Marjoyun, nei pressi del campo di Marj al-Khukh.

Altri tiri di artiglieria hanno interessato anche la località di Baraashit, dove sono intervenute squadre di soccorso per liberare le strade dalle macerie e consentire il passaggio dei veicoli nel villaggio.

13:56
13:56
«Shock del petrolio, uno dei peggiori eventi per la democrazia»

«Saranno i cittadini comuni a sostenere la maggior parte dei costi», tra «aumento dei prezzi del petrolio» e dei beni importati. «Gli USA avevano già una crisi del costo della vita, e ora è ancora più grave».

«Questo è uno degli eventi peggiori che si possano immaginare per la democrazia», ha detto il Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz in un'intervista all'ANSA prima della partecipazione a Bruxelles al Simposio Fiscale UE 2026.

«Non solo Trump ha ridotto le sanzioni contro la Russia, ma il prezzo del petrolio russo è schizzato alle stelle»: «purtroppo la Russia è un grande vincitore».

Stiglitz, che oggi ha 83 anni, ha vinto nel 2001 il Nobel per l'economia per i suoi contributi a studi che hanno dimostrato come l'informazione imperfetta porti a fallimenti di mercato, giustificando l'intervento governativo.

«Vediamo gli americani pagare il prezzo in termini di aumento dei prezzi del petrolio e di tutto ciò che importano, con effetti lungo tutta la catena di approvvigionamento» è stata la premessa. «Gli Stati Uniti avevano già una crisi del costo della vita, e ora è ancora più grave», ha proseguito il noto economista statunitense.

«Finora l'Iran ha provocato forti aumenti nei prezzi di petrolio e gas, ma ci aspettiamo che, se la situazione continuerà, questi aumenti si estendano anche al cibo, all'alluminio e a molte altre materie prime», ha segnalato.

In questa situazione «ci sono alcuni vincitori - ha sottolineato -: le compagnie petrolifere stanno andando molto bene. Stavo scherzando con un rappresentante del governo norvegese e gli ho detto: 'Questo è davvero ottimo per la Norvegia'. Quindi ci sono dei vincitori e, purtroppo, la Russia è un grande vincitore».

«Non solo Trump ha ridotto le sanzioni contro la Russia, ma il prezzo del petrolio russo è schizzato alle stelle - ha concluso -. Questo è uno degli eventi peggiori che si possano immaginare per la democrazia».

13:55
13:55
Alleati di Trump nervosi: «Sta perdendo il controllo della guerra»

Gli alleati di Donald Trump sono preoccupati per la guerra in Iran. Dopo aver appoggiato l'operazione, ora, a più di due settimane dall'inizio della campagna, temono che il presidente non controlli più come o quando la guerra finirà.

Il timore - riportano i media americani - è che gli attacchi iraniani allo Stretto di Hormuz stiano mettendo Trump alle strette, spingendolo verso una escalation che potrebbe includere anche l'invio di truppe di terra.

«Abbiamo chiaramente inflitto una sonora lezione all'Iran sul campo, ma ora sono loro ad avere il coltello dalla parte del manico», ha detto una fonte vicina alla Casa Bianca a Politico. «Sono loro a decidere per quanto tempo saremo coinvolti e se invieremo truppe di terra. Non mi sembra - ha aggiunto - che ci sia una via d'uscita se vogliamo salvare la faccia».

13:54
13:54
«Oltre 100 morti nell'attacco al centro medico di Kabul»

Fonti di laboratorio forensi interpellate dalla BBC sostengono che «più di cento persone sono state uccise» nel centro per la riabilitazione dalle droghe di Kabul che il governo talebano al potere in Afghanistan accusa le truppe pachistane di aver colpito in un bombardamento: lo scrive l'emittente britannica sul suo sito web.

13:53
13:53
UE: «In Libano situazione drammatica, subito cessate il fuoco»

«Siamo profondamente preoccupati per la situazione in Libano. La situazione umanitaria è drammatica, con oltre 900.000 sfollati, pari a circa il 20% della popolazione. Qualsiasi ulteriore offensiva di terra aggraverebbe la crisi. I civili stanno pagando il prezzo più alto: circa 900 morti, tra cui oltre 100 bambini».

Lo ha detto un portavoce della Commissione UE durante il briefing con la stampa, tornando a condannare «il rifiuto di Hezbollah di consegnare le armi e la prosecuzione degli attacchi indiscriminati contro Israele, che stanno trascinando il Libano in una spirale di violenza, in una guerra che né il Paese né il suo popolo hanno scelto».

«Accogliamo con favore l'appello delle autorità libanesi a negoziati diretti con Israele: è essenziale tornare al tavolo e concordare un cessate il fuoco immediato», ha sottolineato, aggiungendo che «gli attacchi contro civili, infrastrutture civili, personale sanitario, strutture mediche e anche contro Unifil sono ingiustificati, inaccettabili e devono cessare immediatamente».

13:18
13:18
Teheran smentisce, «Mojtaba Khamenei non è in Russia per delle cure mediche»

L'ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, ha smentito le notizie secondo cui il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei si troverebbe in Russia per cure mediche.

«Prima del giorno dell'aggressione americana e sionista contro l'Iran, la mattina del mese sacro più venerato, la notizia della fuga del martire Khamenei in Venezuela e Russia ha dominato la copertura mediatica del movimento satanico. Oggi, la notizia del trasferimento della Guida suprema della Rivoluzione in Russia per cure è una nuova guerra psicologica. I leader iraniani non hanno bisogno di fuggire e nascondersi nei rifugi», ha dichiarato Jalali, citato dalla Tass.

Ieri la testata kuwaitiana Al-Jarida, avava riferito che Mojtaba Khamenei sarebbe stato segretamente trasportato a Mosca su un aereo militare russo per sottoporsi a un intervento chirurgico, dopo essere rimasto ferito nell'attacco del 28 febbraio.

13:06
13:06
La guerra ridisegna il traffico aereo, Swiss raddoppia i voli per Delhi

La guerra in Iran continua a sconvolgere il traffico aereo internazionale, costringendo le compagnie a rivedere le proprie rotte e a cercare soluzioni alternative per i passeggeri bloccati o in cerca di itinerari più sicuri. In questo contesto Swiss ha annunciato un significativo potenziamento dei collegamenti verso l'India.

A partire da subito la compagnia elvetica raddoppierà temporaneamente l'offerta di voli sulla rotta Zurigo-Delhi. Accanto ai collegamenti giornalieri già esistenti la società metterà a disposizione voli aggiuntivi operati con un Airbus A330, un velivolo a lungo raggio.

La decisione comunicata oggi arriva in risposta alla forte domanda da parte di viaggiatori in cerca di rotte alternative per raggiungere l'Europa e l'Asia, evitando lo spazio aereo mediorientale, reso pericoloso dal conflitto. I voli giornalieri tra Zurigo e Delhi erano già in gran parte al completo: i nuovi collegamenti, già disponibili per la prenotazione, rappresentano una soluzione temporanea per far fronte all'emergenza.

La situazione in Medio Oriente ha costretto molte compagnie a sospendere le operazioni in diverse destinazioni. La stessa Swiss ha dovuto cancellare i collegamenti con Dubai fino al 28 marzo, mentre la compagnia sorella Edelweiss ha sospeso tutti i voli per l'Oman almeno fino al 2 maggio.

E non è solo Swiss a cercare di adattarsi alla nuova geografia del traffico aereo. Altri vettori, come la tedesca Lufthansa, stanno incrementando l'offerta di voli verso l'Asia e l'Africa per rispondere alle esigenze dei passeggeri e sopperire alla chiusura di molte rotte tradizionali che attraversano la zona di guerra.

11:51
11:51
«Khamenei ha respinto proposte per ridurre tensioni con gli USA»

Il leader supremo iraniano, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha respinto le proposte di riduzione delle tensioni o di cessate il fuoco con gli Stati Uniti, presentate a Teheran da due Paesi intermediari. Lo scrive Reuters sul suo sito citando un alto funzionario iraniano, che ha chiesto di rimanere anonimo.

Il funzionario ha affermato che la Guida Suprema ha dichiarato che non è «il momento giusto per la pace finché gli Stati Uniti e Israele non saranno messi in ginocchio, non avranno accettato la sconfitta e non avranno pagato un risarcimento».

11:47
11:47
Messaggio scritto di Larijani pubblicato sui social

I profili di X e Telegram di Ali Larijani, segretario del consiglio di sicurezza dell'Iran, hanno pubblicato una nota scritta a lui attribuita dopo che Israele aveva dichiarato di averlo colpito e ucciso in un raid notturno su Teheran.

Il messaggio di Larijani, ritenuto il funzionario più influente della Repubblica islamica, riguarda la cerimonia funebre per dei soldati della Marina iraniana. «Il loro ricordo rimarrà per sempre nei cuori della nazione iraniana e questi martiri costituiranno per molti anni le fondamenta dell'Esercito della Repubblica Islamica nella struttura delle forze armate», si legge nel testo.

11:16
11:16
«Almeno 200 militari USA feriti nella guerra contro l'Iran»

Almeno 200 soldati statunitensi sono rimasti feriti nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, secondo un portavoce militare statunitense. «Dall'inizio dell'Operazione Epic Fury, circa 200 militari statunitensi sono rimasti feriti», ha dichiarato al Guardian via e-mail il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti.

«La stragrande maggioranza di queste ferite è di lieve entità», ha aggiunto Hawkins, precisando che 180 soldati sono già tornati in servizio. Il portavoce non ha fornito ulteriori dettagli sul tipo di ferite riportate dai militari o sulle loro cause.

In precedenza, Abc News aveva riportato che tra le ferite si annoveravano ustioni, ferite da schegge e lesioni cerebrali traumatiche (Tbi), citando un funzionario statunitense anonimo. Dei 200 feriti, almeno 10 militari sono stati «gravemente feriti», aveva precedentemente dichiarato Hawkins alla stessa emittente.

11:15
11:15
Giunte in India due navi che hanno attraversato Stretto di Hormuz

Le due navi battenti bandiera indiana che secondo Nuova Delhi hanno attraversato nei giorni scorsi lo stretto di Hormuz sono arrivate in India: lo affermano le autorità indiane, secondo cui la «Nanda Devi» ha raggiunto oggi il porto di Vadinar mentre la «Shivalik» ha attraccato ieri a Mundra.

Entrambi i vascelli trasportano Gpl, fa sapere il governo indiano. Lo riporta l'agenzia di stampa Pti.

10:52
10:52
Il ministro della Difesa di Israele conferma l'uccisione di Larijani a Teheran

Il media israeliano Ynet ha avuto la conferma dal ministro della Difesa Israel Katz che il potente segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani è stato ucciso nell'attacco notturno dell'Idf a Teheran.

Secondo luna ricostruzione dei media israeliani, l'eliminazione di Larijani era stata pianificata per la notte tra domenica e lunedì, ma è stata rinviata all'ultimo momento. Ieri a mezzogiorno è arrivata un'informazione secondo cui Larijani avrebbe dovuto recarsi in uno dei suoi appartamenti sicuri. Non nella sua abitazione privata, ma in uno degli appartamenti che utilizzava. Al momento dell'attacco dell'Idf, Larijani si trovava insieme con il figlio.

Larijani era considerato l'uomo più influente del regime iraniano, nonché il leader di fatto della Repubblica islamica. È inoltre ritenuto ampiamente responsabile della brutale repressione delle proteste in Iran dello scorso gennaio.

«Sono appena stato informato dal capo di stato maggiore che il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Ali Larijani e il comandante dei Basij sono stati uccisi questa notte, raggiungendo il capo del programma di distruzione Ali Khamenei, e tutti i membri sconfitti dell'asse del male nelle profondità dell'inferno», ha annunciato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz in una dichiarazione video accanto al capo di Stato maggiore.

Sui profili di X e Telegram di Ali Larijani è intanto stata pubblicata una nota scritta a lui attribuita che riguarda la cerimonia funebre per dei soldati della Marina iraniana. «Il loro ricordo rimarrà per sempre nei cuori della nazione iraniana e questi martiri costituiranno per molti anni le fondamenta dell'Esercito della Repubblica Islamica nella struttura delle forze armate», si legge nel testo.

Secondo quanto riferisce la radiotelevisione di Stato iraniana Irib, il messaggio attribuito a Larijani è stato pubblicato «alla vigilia» della cerimonia funebre dei soldati morti nell'attacco rivendicato dagli USA al cacciatorpediniere iraniano Dena, colpito al largo dello Sri Lanka il 4 marzo. Secondo Al Jazeera il funerale dei soldati morti nel raid è in programma per oggi.

10:45
10:45
Negoziatore di Netanyahu ammette i colloqui con il governo libanese

L'ex ministro e negoziatore israeliano Ron Dermer ha ammesso per la prima volta con il sito di notizie israeliano Ynet di essere tornato a lavorare per Benjamin Netanyahu e di essere stato incaricato di condurre i negoziati con il governo libanese.

«Mi ha chiesto di intervenire», ha dichiarato l'ex ministro, che si era ritirato dalla vita pubblica in novembre dopo i negoziati per l'accordo di pace a Gaza.

Dermer ha raccontato di aver iniziato a «fare progressi con il Libano» verso un accordo politico: «È possibile parlare di un potenziale accordo di pace ma affinché un'intesa venga attuata Hezbollah dovrà essere disarmato. Non sacrificheremo la nostra sicurezza».

10:41
10:41
«Espulsioni senza precedenti da Cisgiordania»

L'Onu ha chiesto a Israele di cessare immediatamente l'espansione delle colonie in Cisgiordania, che ha causato l'espulsione forzata di oltre 36.000 palestinesi in un anno, sollevando preoccupazioni per una possibile «pulizia etnica».

Secondo un nuovo rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che copre il periodo compreso tra novembre 2024 e ottobre 2025, «lo sfollamento di oltre 36.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata costituisce un'espulsione di massa di portata senza precedenti».

Insieme «all'ampio sfollamento dei palestinesi a Gaza», ciò che accade in Cisgiordania «sembra indicare una politica israeliana concertata di trasferimento forzato di massa in tutto il territorio occupato, finalizzata a uno sfollamento permanente, il che solleva preoccupazioni di pulizia etnica».

10:26
10:26
Teheran: «Hormuz bloccato per impedire rifornimenti alle basi USA»

L'ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, ha affermato che lo stato di guerra in vigore nello Stretto di Hormuz serve a impedire agli Stati Uniti di rifornire le proprie basi.

«Gli Stati Uniti stanno usando le loro basi militari situate negli stati arabi del Golfo per attaccare la Repubblica Islamica dell'Iran, nonostante questi Paesi avessero precedentemente fornito garanzie all'Iran e dichiarato apertamente che il loro territorio e il loro spazio aereo non sarebbero stati usati contro l'Iran. Tuttavia, ora ci sono indicazioni inconfutabili che gli Stati Uniti stiano usando queste basi contro di noi», ha dichiarato Jalali all'agenzia di stampa russa Tass.

«Le rotte logistiche e di rifornimento verso queste basi passano attraverso lo Stretto di Hormuz. L'Iran controlla il transito delle navi attraverso questo stretto. Lì è in vigore la legge marziale e l'Iran sta adottando misure per limitare la logistica del nemico per la propria sicurezza», ha osservato il diplomatico iraniano.

10:01
10:01
Israele: «Ucciso in Iran il capo dei Basij Gholamreza Soleimani»

«L'aeronautica Militare israeliana, agendo sulla base delle informazioni di intelligence ha preso di mira ed eliminato Gholamreza Soleimani, che da sei anni operava come comandante dell'unità Basij, le forze che fanno parte dell'apparato armato del regime iraniano».

Lo comunica l'esercito israeliano (Idf) aggiungendo che durante le proteste interne in Iran, in particolare nei periodi più recenti in cui le manifestazioni si sono intensificate, le forze Basij sotto il comando di Soleimani hanno guidato le principali operazioni di repressione.

Idf ha confermato che il comandante delle forze Basij del regime iraniano, Gholamreza Soleimani, è stato eliminato dall'aviazione israeliana in un attacco a Teheran, insieme ad altri ufficiali mentre si trovavano in un quartier generale provvisorio allestito in seguito alla distruzione del loro quartier generale.

Contemporaneamente, anche il vicecomandante dei Basij, Qassem Quraishi, è stato eliminato in un attacco a Shiraz. Lo riporta il sito di notizie israeliano Ynet citando fonti militari.

09:49
09:49
«Larijani era l'obiettivo dei raid notturni su Teheran»

Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, era tra gli obiettivi dell'attacco notturno dell'aeronautica israeliana a Teheran. L'esito dei raid non è ancora noto. Lo riferiscono i media israeliani citando fonti della difesa.

Tra gli obiettivi dell'attacco dell'Idf in Iran durante la notte, anche il comandante delle forze Basij, Gholamreza Soleimani. Non è ancora chiaro se Soleimani sia stato ucciso o ferito nell'attacco.

09:05
09:05
Idf: «Nuovo avviso di evacuazione ai residenti nel sud del Libano»

Il portavoce dell'esercito americano in arabo ha diramato un nuovo avviso di evacuazione per il Libano meridionale, nell'area a sud del fiume Zahrani. «L'attività terroristica di Hezbollah sta costringendo Idf a intervenire nella zona, non intendiamo arrecarvi danno e vi invitiamo nuovamente ad evacuare immediatamente le vostre case e a spostarvi a nord del fiume Zahrani. Chiunque si trovi vicino a esponenti di Hezbollah, alle loro strutture o al loro arsenale è in pericolo», si legge nel comunicato.

09:03
09:03
«Le scorte navali non garantiranno un passaggio sicuro da Hormuz»

Le scorte navali attraverso lo Stretto di Hormuz non «garantiranno al 100%» la sicurezza delle navi che tentano di attraversare lo Stretto di Hormuz. A dirlo è il capo dell'Organizzazione marittima internazionale (Imo) al Financial Times.

L'assistenza militare «non è una soluzione a lungo termine o sostenibile» per riaprire lo Stretto visto che «riduce il rischio, ma il rischio rimane. Le navi mercantili e i marittimi possono essere colpiti», ha affermato Arsenio Dominguez al quotidiano.

«Siamo danni collaterali di un conflitto le cui cause profonde non hanno nulla a che fare con la navigazione» ha aggiunto Dominguez, ricordando che parte del problema risiede nella conformazione geografica dello stretto.

Nel suo punto più ravvicinato infatti è largo solo 33 km, ma la larghezza complessiva dei canali di navigazione in acque profonde utilizzabili dal traffico in entrambe le direzioni è di sole due miglia nautiche (circa 4 km). Lo Stretto di Hormuz è poi delimitato sul lato iraniano da montagne, che favoriscono gli aggressori, i quali possono colpire le navi dall'alto con scarso preavviso.

Dominguez ha inoltre esortato i gestori delle navi a «non salpare, a non mettere a rischio i marittimi e a non mettere a rischio le navi», e ha aggiunto che l'Imo nutre anche serie preoccupazioni per le navi bloccate nel Golfo Persico che rischiano di rimanere senza cibo e rifornimenti per i loro equipaggi.

Reuters riporta che il Consiglio dell'Imo si riunirà in sessione straordinaria nella sua sede di Londra domani e giovedì per affrontare l'impatto della crisi in Medio Oriente sulla navigazione e sui marittimi.

09:01
09:01
Idf: «Seconda Divisione aggiunta alle operazioni via terra in Libano»

Oltre alla Divisione 9, anche le forze della Divisione 36 si sono aggiunte nei giorni scorsi alle operazioni israeliane via terra nel Libano meridionale. Lo riferisce il portavoce dell'esercito israeliano (Idf) in una nota, aggiungendo che «le truppe continuano i loro sforzi per stabilire la difesa avanzata al confine per eliminare le minacce e creare un ulteriore livello di sicurezza per la popolazione del nord. Prima dell'ingresso delle forze, Idf ha attaccato numerosi obiettivi terroristici nella zona utilizzando artiglieria e l'aviazione».

08:12
08:12
Attacco sull'ambasciata USA a Baghdad

L'ambasciata statunitense a Baghdad è stata colpita da un attacco con droni e razzi, dopo che un attacco simile era avvenuto poche ore prima. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza.

La difesa aerea, secondo quanto riporta un giornalista dell'AFP, ha intercettato un primo vettore mentre il secondo - si tratterebbe di un drone - ha colpito la sede diplomatica provocando una esplosione. Dall'ambasciata si è levata una colonna di fumo nero.

07:59
07:59
Kuwait, «arrestate 16 persone affiliate a Hezbollah»

Il Kuwait ha annunciato l'arresto di 16 persone - 14 kuwaitiani e due libanesi - affiliate al movimento libanese Hezbollah, che avevano pianificato un'operazione di «sabotaggio» nello stato del Golfo.

Questo gruppo «mirava a destabilizzare la sicurezza del Paese e a reclutare individui per unirsi all'organizzazione terroristica», coinvolta nella guerra in corso in Medio Oriente, ha dichiarato il ministero dell'Interno in un comunicato. Sono state sequestrate diverse armi, droni con telecamere e dispositivi di comunicazione in codice Morse, ha aggiunto.

07:58
07:58
Netanyahu invia auguri agli iraniani per le festività del Nowruz

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha inviato oggi gli auguri agli iraniani per le imminenti festività del Nowruz, che segnano il capodanno persiano, mentre il suo Paese continua la guerra contro l'Iran.

«Al coraggioso popolo iraniano, auguro, come faccio ogni anno, un felice periodo di festività, a cominciare dalla Festa delle Luci», ha detto Netanyahu, riferendosi al Chaharshanbe Suri, un'antica festa iraniana della luce e del fuoco.

«Simboleggia l'antica convinzione del popolo iraniano che la luce trionferà sulle tenebre, che il bene trionferà sul male», ha detto in inglese, con sottotitoli in farsi.

07:45
07:45
Trump sull'operazione in Iran: «Ho parlato con un ex presidente, voleva farlo lui»

Donald Trump ha parlato dell'operazione in Iran con un ex presidente americano. Lo ha detto il tycoon senza specificare chi fosse l'ex presidente. Ha risposto con un secco no a chi gli chiedeva se fosse stato George W. Bush e ha glissato quando gli è stato chiesto se si trattasse di Bill Clinton. «Non voglio dirlo», ha tagliato corto Trump. «È qualcuno a cui piaccio. Mi ha detto che avrebbe voluto farlo lui», ha aggiunto.

07:03
07:03
Macron convoca per oggi un nuovo consiglio di difesa sulla situazione in Medio Oriente

Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato per oggi pomeriggio un nuovo consiglio di difesa e sicurezza nazionale «sulla situazione in Iran e in Medio Oriente». Lo ha annunciato il Palazzo dell'Eliseo.

Questo nuovo consiglio di difesa, che riunisce ministri e funzionari responsabili delle questioni di sicurezza - l'ultima riunione si è tenuta il 10 marzo - arriva mentre Donald Trump sta facendo pressione sulla Francia affinché risponda positivamente alla sua richiesta di assistenza per la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

06:33
06:33
Il punto alle 6:30

Una notte di attacchi. Così si potrebbe definire quanto successo nelle ultime ore in Medio Oriente. A Tel Aviv e nel centro di Israele, come ha constatato sul posto l'Ansa, sono risuonati gli allarmi per gli attacchi missilistici iraniani. Dal canto suo, «l'aviazione israeliana ha avviato una nuova ondata di attacchi su vasta scala contro infrastrutture del regime iraniano a Teheran e, in contemporanea, contro infrastrutture di Hezbollah a Beirut», come comunicato in una nota dal portavoce dell'Idf.

Inoltre, tre esplosioni hanno riecheggiato a Dubai dopo un allarme missilistico nelle prime ore di oggi. Lo ha constatato un corrispondente dell'AFP. Le esplosioni sono seguite a un avviso sui telefoni cellulari rivolto ai residenti, che li invitava a «cercare immediatamente un luogo sicuro» a causa di «potenziali minacce missilistiche». Numerose deflagrazioni sono state udite anche a Doha. Il Qatar, come diverse nazioni del Golfo, è stato preso di mira da droni e missili negli ultimi giorni, mentre Teheran intensifica la sua campagna di rappresaglia per gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran.

Nel frattempo l'Australia ha comunicato che non manderà una nave da guerra nel Medio Oriente, mentre il presidente Usa Donald Trump chiede ai paesi vicini di unirsi in una coalizione navale per assicurare passaggio sicuro alle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, dove passa il 20% di tutto il commercio di petrolio.

«L'Australia non ha ricevuto richieste dagli Stati Uniti di mandare una nave da guerra nello stretto di Hormuz, e non la manderebbe anche se venisse chiesto», ha detto la ministra dei trasporti Catherine King alla radio ABC. «Non è qualcosa che ci è stato chiesto e non manderemo una nave se ci venisse chiesto», ha aggiunto la ministra. «Siamo stati molto chiari su quello che è il nostro contributo in relazione alle richieste, ovviamente aerei per assistere con la difesa, specialmente dato il numero di australiani che si trovano in quell'area», ha aggiunto.