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Trump: «Stiamo parlando con l’Iran che però non è ancora pronto per un accordo»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha invece negato colloqui in corso con gli USA – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump: «Stiamo parlando con l’Iran che però non è ancora pronto per un accordo»
Red. Online
16.03.2026 08:02
08:17
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Le compagnie petrolifere USA a Trump: «È probabile che la crisi peggiori»

Le compagnie petrolifere americane hanno recapitato un messaggio cupo ai funzionari dell'amministrazione Trump: è probabile che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sia destinata a peggiorare.

In una serie di riunioni tenutesi mercoledì alla Casa Bianca e in recenti colloqui con i segretari all'Energia Chris Wright e agli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips hanno avvertito - ha riferito il Wall Street Journal - che le interruzioni ai flussi energetici in uscita dallo Stretto di Hormuz avrebbero continuato a generare volatilità nei mercati energetici globali.

In risposta alle domande dei funzionari Usa, il numero uno di Exxon, Darren Woods, ha affermato che i prezzi del petrolio potrebbero superare gli attuali livelli elevati qualora gli speculatori dovessero, in modo inatteso, far lievitare i prezzi, e che i mercati potrebbero andare incontro a una carenza nell'offerta di prodotti raffinati. Anche il Ceo di Chevron, Mike Wirth, e quello di ConocoPhillips, Ryan Lance, hanno espresso le proprie preoccupazioni in merito alla portata delle interruzioni dei flussi di greggio, ha precisato il Wsj in base a quanto riferito da fonti vicine al dossier.

Il presidente Donald Trump non ha preso parte alle riunioni di mercoledì: le quotazioni del petrolio statunitense sono saliti dagli 87 dollari al barile dello stesso giorno ai 99 dollari di venerdì. La Casa Bianca ha attuato, o sta valutando di farlo, diverse misure allo scopo di far scendere i prezzi del petrolio, ad esempio, con l'ulteriore allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, il massiccio rilascio delle riserve energetiche di emergenza e la possibile sospensione di una normativa che limita i flussi di greggio tra i porti degli Stati Uniti.

I funzionari dell'amministrazione americana hanno comunicato ai vertici delle compagnie petrolifere l'intenzione di voler incrementare i flussi di greggio tra il Venezuela e gli Stati Uniti, come confermato da un funzionario della Casa Bianca.

08:15
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Israele: iniziate operazioni terrestri mirate nel sud del Libano

Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato «operazioni terrestri limitate e mirate» contro Hezbollah nel sud del Libano.

Queste «operazioni terrestri limitate e mirate» hanno come obiettivi «importanti roccaforti di Hezbollah» e puntano a «rafforzare gli avamposti difensivi» nel Libano meridionale, hanno affermato le Idf in un comunicato. «Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l'eliminazione dei terroristi che operano nell'area», aggiungono le forze armate israeliane, spiegando che il piano è di «creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele».

08:15
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Trump accusa l'Iran di disinformazione con l'uso dell'IA

Donald Trump accusa l'Iran di disinformazione basata sull'IA e sui media compiacenti, smentendo le notizie su danni subiti da velivoli e mezzi navali Usa. In un lungo post su Truth, 'il tycoon ha scritto che «l'Iran è noto da tempo come un maestro di manipolazione mediatica e pubbliche relazioni. Militarmente è debole e inefficace, ma è davvero abile nel 'nutrire' i media delle 'Fake News' - sempre molto ricettivi - con informazioni false. Ora, l'IA è diventata un'altra arma di disinformazione». Teheran, è l'accusa, ha fatto circolare immagini e video artefatti, con presunti attacchi a navi e aerei per amplificare le sue capacità.

L'Iran utilizza l'IA «con notevole efficacia, considerando che viene annientato giorno dopo giorno. Hanno mostrato fittizie 'imbarcazioni kamikaze' che sparavano contro varie navi in mare: una scena che appare spettacolare, potente e minacciosa, ma che vede protagoniste imbarcazioni inesistenti. Si tratta esclusivamente di disinformazione volta a dimostrare quanto siano 'dure' le loro forze armate, in realtà già sconfitte!», ha rincarato Trump.

I cinque aerei da rifornimento Usa che, «secondo le false notizie riportate dal Wall Street Journal e da altre fonti, sarebbero stati abbattuti e gravemente danneggiati, sono tutti pienamente operativi; fa eccezione un solo velivolo, che tornerà presto a solcare i cieli. Gli edifici e le navi mostrati in fiamme non stanno affatto bruciando: sono 'fake news', generate dall'IA. Per esempio, l'Iran - operando in stretto coordinamento con i media delle 'Fake News' - ha mostrato la nostra grandiosa portaerei Uss Abraham Lincoln (una delle navi più grandi e prestigiose al mondo) mentre bruciava in modo incontrollato nell'oceano».

Non solo la nave «non stava bruciando, ma non era nemmeno stata colpita: l'Iran sa bene di non potersi permettere un'azione del genere! La notizia era consapevolmente falsa e, in un certo senso, si potrebbe sostenere che gli organi di stampa che l'hanno diffusa dovrebbero essere incriminati per tradimento a causa della divulgazione di informazioni mendaci! Il dato di fatto è che l'Iran sta subendo un annientamento, e le uniche battaglie che riesce a 'vincere' sono quelle che crea artificialmente tramite l'IA e che vengono poi diffuse da organi di stampa corrotti».

Trump ha attaccato quella ha definito «la stampa radicale di sinistra» che è «perfettamente consapevole, eppure continua imperterrita a diffondere storie false e menzogne. È proprio per questo motivo che il loro indice di gradimento è così basso, ed è per questo che io riesco a vincere le elezioni presidenziali - ottenendo una vittoria schiacciante - pur ricevendo un trattamento positivo da parte della stampa in appena il 5% dei casi: hanno perso ogni credibilità!», ha concluso il presidente Usa su Truth.

08:13
08:13
Venti marinai di una nave attaccata a Hormuz rientrati in Thailandia

Venti membri dell'equipaggio thailandese di una nave mercantile attaccata nello Stretto di Hormuz sono rientrati in Thailandia oggi, mentre tre dei loro colleghi sono ancora bloccati a bordo del vascello nel Golfo. I 20 marinai sono atterrati nel principale aeroporto internazionale della Thailandia nelle prime ore di lunedì mattina e sono stati immediatamente scortati via dalle autorità senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti presenti.

La Mayuree Naree, battente bandiera thailandese, è stata colpita da due proiettili mercoledì mentre attraversava le acque del Golfo, dopo essere partita da un porto degli Emirati Arabi Uniti. Le guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito la nave thailandese, così come un'imbarcazione battente bandiera liberiana, nello Stretto sostenendo che avesse ignorato gli "avvertimenti".

La scorsa settimana la compagnia proprietaria della nave ha dichiarato che tre membri dell'equipaggio "si ritiene siano bloccati nella sala macchine", danneggiata nell'attacco. Una portavoce del ministero degli Esteri thailandese, Maratee Andamo, ha detto che il governo di Bangkok sta cercando assistenza per i tre membri dell'equipaggio da parte di altre due nazioni. La scorsa settimana le autorità thailandesi hanno affermato che 20 membri dell'equipaggio erano stati tratti in salvo dalla Marina dell'Oman.

08:12
08:12
Aeroporto di Dubai, ripresa graduale dei voli

I voli da e per l'aeroporto internazionale di Dubai sono in fase di «graduale ripresa», dopo che le operazioni sono rimaste sospese per alcune ore «come misura precauzionale»: lo si apprende dall'account su X dello scalo stesso.

La sospensione di decolli e atterraggi era stata decisa in seguito a un «incidente» con un drone che ha provocato un incendio nelle vicinanze dell'aeroporto.

08:03
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Il punto alle 8.00

Gli Stati Uniti sono in trattativa con l'Iran, mentre la guerra entra nella sua terza settimana, ma Teheran non è ancora pronta per un accordo di chiusura delle ostilità. «Sì, stiamo parlando con loro», ha risposto il presidente statunitense Donald Trump ai giornalisti sull'Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull'esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. «Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino», ha aggiunto Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha invece negato colloqui in corso con gli USA.

Riferendosi alla coalizione per lo Stretto di Hormuz, Trump ha quindi detto: «Chiedo con insistenza di intervenire e proteggere il proprio territorio, perché è il loro territorio, è da lì che traggono la loro energia e dovrebbero aiutarci a proteggerlo». Trump ha definito la missione «un'impresa di modesta entità» perché le capacità missilistiche e dei droni iraniani sono state «decimate». Il presidente ha affermato di aver contattato «circa sette Paesi», ma che era troppo presto per dire chi si sarebbe fatto avanti, rifiutandosi inoltre di rivelare per quale posizione propendesse la Cina. «Abbiamo ricevuto alcune risposte positive, ma anche alcune persone che preferirebbero non essere coinvolte», ha aggiunto. Trump ha anche commentato quella che sembra essere una mancanza di proteste contro il regime in Iran. Dopo i primi attacchi della guerra, aveva esortato gli iraniani a insorgere, definendola un'occasione irripetibile per il cambiamento. Ma ieri sera ha dichiarato ai giornalisti che ciò non è accaduto, poiché le autorità avevano avvertito la popolazione: «Se protestate, verrete uccisi a colpi d'arma da fuoco». «I manifestanti non hanno armi. Penso che per loro sia molto difficile protestare. Lo capisco perfettamente», ha affermato Trump. Il presidente statunitense ha dichiarato inoltre che Israele stava «collaborando con gli Stati Uniti» per mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz. Lo mettono in risalto i media israeliani.

«Non invieremo navi nello Stretto di Hormuz. Sappiamo quanto sia incredibilmente importante. Non ci è stato chiesto di farlo e non è un nostro contributo». Lo ha detto, secondo Al-Jazeera che cita una intervista radiofonica, la ministra dei Trasporti australiana Catherine King. «Siamo stati molto chiari sul nostro contributo in relazione alle richieste ricevute, e finora si è trattato di fornire agli Emirati Arabi Uniti aerei per supportare la difesa, soprattutto considerando il numero di australiani presenti in quella zona׃, ha affermato King. L'Australia ha intanto ordinato al personale non essenziale di lasciare Israele e gli Emirati Arabi Uniti, mentre il conflitto fra Stati Uniti, Israele e Iran continua a destabilizzare il Medio Oriente. La disposizione è stata annunciata dalla ministra degli Esteri Penny Wong, che ha spiegato che la misura è stata adottata a causa del peggioramento della situazione di sicurezza nella regione. Una presenza ridotta rimarrà comunque nei due Paesi per garantire assistenza ai cittadini australiani ancora presenti nell'area. Secondo il governo di Canberra, più di 2600 cittadini sono già rientrati in Australia utilizzando voli commerciali. La ministra Wong ha affermato che è riuscita a rientrare in patria la maggior parte degli australiani che si trovavano in Medio Oriente.

Anche Il Giappone frena sulle richieste dell'amministrazione statunitense di inviare unità navali nello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza delle rotte energetiche bloccate dall'Iran nel contesto del conflitto in corso tra Washington e Israele, ma non chiude totalmente la porta a future evoluzioni. Nonostante le pressioni del presidente Donald Trump – che sui social media ha sollecitato gli alleati a schierare proprie navi da guerra a supporto della marina USA – Tokyo ha chiarito di non avere al momento intenzione di attivare operazioni di sicurezza marittima. A cercare di fare chiarezza sulla posizione del governo è intervenuto il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, il quale, rispondendo in parlamento, ha dichiarato esplicitamente che «nell'attuale situazione iraniana l'esecutivo non sta considerando di ordinare operazioni di sicurezza marittima». L'invio delle Forze di Autodifesa (Sdf) all'estero rimane politicamente sensibile in una nazione fondata sulla Costituzione pacifista del 1947, che rinuncia alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Già nella giornata di domenica, nel corso di una trasmissione televisiva, il responsabile delle politiche del Partito Liberal-democratico (LDP), Takayuki Kobayashi, aveva sottolineato come la soglia per l'invio di navi da guerra sia «estremamente alta». Una posizione di cautela confermata dalla premier Sanae Takaichi, che durante la sessione parlamentare ha definito un eventuale dispiegamento «estremamente difficile dal punto di vista legale», rimarcando come qualsiasi risposta debba muoversi entro i rigidi vincoli costituzionali del Paese. Le implicazioni economiche rimangono tuttavia critiche per il Paese del Sol Levante che dipende per oltre il 90-95% delle sue importazioni di greggio dal Medio Oriente, con circa il 70% di questi volumi che transita proprio attraverso lo stretto conteso. La premier ha comunque confermato che l'esecutivo sta valutando «risposte necessarie» per proteggere i velivoli e gli equipaggi giapponesi, ma ha evitato di rispondere a domande ipotetiche sul dispiegamento militare in assenza di una richiesta formale da parte degli Stati Uniti. La posizione di Tokyo sarà portata direttamente al tavolo delle trattative durante il vertice previsto tra Takaichi e Trump a Washington a metà settimana, dove si cercherà di bilanciare le esigenze di sicurezza energetica con i limiti giuridici imposti dall'ordinamento giapponese.

Da parte sua, Hamas ha incoraggiato l'Iran ad «attivare tutti i fronti» in una lettera segreta inviata alla nuova Guida Suprema del regime, Mojtaba Khamenei. Lo riportano i media israeliani. La lettera segreta ha fatto seguito a una dichiarazione pubblica rilasciata da Hamas sabato, in cui il gruppo terroristico esortava l'Iran a non prendere di mira i Paesi vicini del Golfo, si legge sul Jerusalem Post. «Pur affermando il diritto dell'Iran a rispondere a questa aggressione con tutti i mezzi disponibili, in conformità con le norme e le leggi internazionali, il gruppo invita i nostri fratelli in Iran a non prendere di mira i Paesi vicini», ha dichiarato Hamas nella sua risposta pubblica, più misurata. La lettera segreta, d'altro canto, presentava un volto di Hamas ben meno diplomatico, annunciando la sua intenzione di non lasciarsi disarmare. «Il movimento Hamas si schiera oggi con tutto il suo peso a sostegno della vostra saggia leadership di fronte all'anarchia 'sionista-americana'», ha proclamato Hamas. La lettera ha inoltre criticato i Paesi del Golfo che hanno avviato processi di normalizzazione con Israele, definendoli parte di un «campo perdente». «Non hanno nemmeno osato proteggere coloro che hanno trovato rifugio nelle loro basi», si legge nella lettera, apparentemente deridendo i Paesi del Golfo, come lo Yemen, in cui soldati statunitensi sono stati uccisi da missili iraniani durante l'Operazione Epic Fury. La lettera prometteva inoltre il sostegno incondizionato di Hamas all'Iran, insieme ai «nostri fratelli dell'asse della resistenza in Libano, Yemen e Iraq». «Sotto la tua guida, forgeremo le prossime vittorie», ha dichiarato Hamas a Khamenei nella lettera. Il Ministero degli Esteri israeliano, rispondendo alla lettera su X, l'ha definita una «prova schiacciante». «La prova che i palestinesi tradiscono i loro fratelli arabi», ha dichiarato, facendo riferimento alle affermazioni di Hamas che definiscono «deboli» gli altri Stati del Golfo.

Intanto i sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti stanno intercettando missili e droni iraniani: lo ha dichiarato il ministero della Difesa del Paese del Golfo. «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e dei droni provenienti dall'Iran», ha scritto il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti su X. In precedenza, le autorità di Dubai avevano affermato che un «incidente legato a un drone» aveva provocato un incendio vicino all'aeroporto e che i voli erano stati temporaneamente sospesi. Su X il Ministero della Difesa dell'Arabia Saudita ha invece reso noto di aver intercettato un totale di 61 droni nella parte orientale del Paese nelle prime ore di stamattina.

Sul fronte israeliano, invece, l'Idf ha rilevato lanci missilistici provenienti dall'Iran e una serie di avvisi e allarmi sono stati attivati nell'area di Gaza, nel Negev e nella regione del Mar Morto. Secondo l'Agenzia Militare Israeliana (Mda), non sono pervenute segnalazioni di vittime. Lo scrive Channel 12.

Intanto, il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli attacchi israeliani contro i depositi di carburante di Teheran costituiscono un «ecocidio» a causa dei rischi a lungo termine per la salute dei residenti. «I bombardamenti israeliani contro i depositi di carburante a Teheran violano il diritto internazionale e costituiscono un ecocidio», ha scritto il ministro Abbas Araghchi su X. «I residenti rischiano danni a lungo termine alla loro salute e al loro benessere. La contaminazione del suolo e delle falde acquifere potrebbe avere ripercussioni generazionali», aggiunge il post.