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Trump: «Stiamo parlando con l’Iran che però non è ancora pronto per un accordo»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha invece negato colloqui in corso con gli USA – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump: «Stiamo parlando con l’Iran che però non è ancora pronto per un accordo»
Red. Online
16.03.2026 08:02
23:00
23:00
Trump: «Ho parlato di guerra in Iran con un ex presidente USA, avrebbe voluto farla lui»

Donald Trump ha parlato dell'operazione in Iran con un ex presidente americano. Lo ha detto il tycoon senza specificare chi fosse l'ex presidente. Ha risposto con un secco no a chi gli chiedeva se fosse stato George W. Bush e ha glissato quando gli è stato chiesto se si trattasse di Bill Clinton. «Non voglio dirlo», ha tagliato corto Trump. «È qualcuno a cui piaccio. Mi ha detto che avrebbe voluto farlo lui», ha aggiunto.

22:59
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Vance: «La guerra in Iran? Ho fiducia in Trump, porterà a termine il lavoro»

«Ho fiducia nel presidente Trump, porterà a termine il lavoro». Così JD Vance risponde a chi gli chiedeva se fosse d'accordo in pieno con la guerra in Iran. Secondo indiscrezioni, il vicepresidente è nella cerchia dei consiglieri che aveva suggerito al presidente di non attaccare. Vance ha quindi accusato il giornalista che gli ha posto la domanda di cercare di creare una spaccatura fra lui e Trump.

22:58
22:58
Hezbollah: «Presi di mira soldati israeliani nel sud del Libano»

Il movimento filo-iraniano Hezbollah ha annunciato oggi di aver nuovamente preso di mira soldati israeliani a Khiam, il primo attacco rivendicato in questa città del Libano meridionale da quando Israele ha annunciato «operazioni di terra limitate».

In una dichiarazione, Hezbollah ha affermato di aver «preso di mira un gruppo di soldati dell'esercito nemico israeliano a Khiam (...) con una raffica di razzi», senza specificare se ci siano state vittime. 

22:58
22:58
Netanyahu invia gli auguri agli iraniani per le festività del Nowruz

il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha inviato oggi gli auguri agli iraniani per le imminenti festività del Nowruz, che segnano il capodanno persiano, mentre il suo Paese continua la guerra contro l'Iran.

«Al coraggioso popolo iraniano, auguro, come faccio ogni anno, un felice periodo di festività, a cominciare dalla Festa delle Luci», ha detto Netanyahu, riferendosi al Chaharshanbe Suri, un'antica festa iraniana della luce e del fuoco. «Simboleggia l'antica convinzione del popolo iraniano che la luce trionferà sulle tenebre, che il bene trionferà sul male», ha detto in inglese, con sottotitoli in farsi.

22:56
22:56
Araghchi smentisce Axios: «ultimo contatto con Witkoff prima della guerra»

«Il mio ultimo contatto con il signor Witkoff risale a prima che il suo datore di lavoro decidesse di stroncare la diplomazia con un altro attacco militare illegale contro l'Iran. Qualsiasi affermazione contraria sembra mirata unicamente a ingannare i commercianti di petrolio e l'opinione pubblica». Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi smentendo quanto riportato da Axios che, citando fonti americane, aveva riferito che un canale di comunicazione diretto fra Witkoff e Araghchi era stato riattivato negli ultimi giorni.

22:15
22:15
Kuwait, «Arrestate 16 persone affiliate a Hezbollah, pianificavano sabotaggio»

Il Kuwait ha annunciato l'arresto di 16 persone - 14 kuwaitiani e due libanesi - affiliate al movimento libanese Hezbollah, che avevano pianificato un'operazione di «sabotaggio» nello stato del Golfo. Questo gruppo «mirava a destabilizzare la sicurezza del Paese e a reclutare individui per unirsi all'organizzazione terroristica», coinvolta nella guerra in corso in Medio Oriente, ha dichiarato il ministero dell'Interno in un comunicato. Sono state sequestrate diverse armi, droni con telecamere e dispositivi di comunicazione in codice Morse, ha aggiunto.

22:14
22:14
Trump: «Ho chiesto alla Cina di far slittare il mio viaggio di un mese»

«Non so sul viaggio a Pechino. Mi piacerebbe andare in Cina ma sento di dover essere qui perché c'è la guerra. Potrei ritardare il viaggio di un po': abbiamo richiesto uno slittamento di un mese». Lo ha detto Donald Trump. Il presidente dovrebbe andare in Cina in aprile.

21:28
21:28
«Evitare l'offensiva di terra in Libano»

«Siamo profondamente preoccupati per l'escalation di violenza in Libano e chiediamo un impegno concreto da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile. Sosteniamo con forza le iniziative volte a facilitare i colloqui e sollecitiamo un'immediata de-escalation».

È quanto si legge in una nota congiunta dei leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito pubblicata sul sito del premier canadese Mark Carney. La nota condanna gli attacchi dell'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese Hezbollah contro Israele e sottolinea al contempo come «un'offensiva di terra israeliana di rilievo» in Libano «avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Questo va scongiurato».

20:31
20:31
Pezeshkian: «Sentito Macron, l'uso delle basi USA deve cessare»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato sulle reti sociali di avere avuto una telefonata con il capo dello Stato francese Emmanuel Macron, al quale ha indicato «che l'Iran non ha dato inizio a questa brutale guerra. La difesa contro l'aggressione è un diritto naturale che conosciamo bene. L'utilizzo delle basi statunitensi nella regione contro l'Iran, con l'obiettivo di compromettere le nostre relazioni con i Paesi vicini, deve cessare».

L'Iran, ha aggiunto, «non si arrenderà ai prepotenti. Ci aspettiamo che la comunità internazionale condanni questa aggressione e convinca gli aggressori a rispettare il diritto internazionale».

«La pace e la stabilità nella regione non possono essere raggiunte ignorando l'aggressione sionista-americana contro il nostro Paese», ha affermato Pezeshkian. «Iniziare una guerra basandosi su false informazioni e con l'obiettivo di conquistare un Paese è una pratica medievale nel XXI secolo. Parlare di fermare l'aggressione è inutile se non ci assicuriamo che la nostra terra non venga attaccata», ha concluso.

18:32
18:32
Trump: «Vari Paesi vogliono aiutare, alcuni sono già verso Hormuz»

Il presidente statunitense Donald Trump ha detto alla Casa Bianca che «diversi» leader hanno offerto il loro aiuto per lo Stretto di Hormuz. «Mi piacerebbe dire i loro nomi, ma francamente non so se lo vogliano, perché temono di essere presi di mira», ha aggiunto. «Alcuni si stanno già dirigendo lì», ha sottolineato. «Sono molti entusiasti».

«Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo», ha aggiunto definendo la questione della sicurezza dello Stretto un «test» per gli alleati. «È da anni che dico che se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno».

«Vi dirò i Paesi di cui sono deluso», ha aggiunto mostrandosi pronto a fare i nomi, nel momento opportuno, dei Paesi che non hanno aiutato gli Stati Uniti per lo Stretto di Hormuz.

«L'Iran vuole un accordo. Stanno parlando con il nostro team», ha anche affermato.

18:30
18:30
Kallas: «L'Iran non è la nostra guerra, l'obiettivo è la distensione»

«Questa non è la guerra dell'Europa, il nostro focus è la distensione. L'Europa non ha interesse a una guerra prolungata», ha detto l'alta rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas al termine del Consiglio affari esteri.

«Non è la guerra dell'Europa, ma gli interessi dell'Europa sono a rischio, al Consiglio c'è stata una discussione su come proteggere le navi: abbiamo la missione Aspides ma non c'è appetito tra i 27 a inviare le navi sopra la linea di Muscat, capitale dell'Oman, nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra», ha aggiunto Kallas.

18:29
18:29
Libano: oltre un milione di sfollati

Le autorità libanesi hanno annunciato oggi che oltre un milione di persone si sono registrate come sfollate dall'inizio della guerra, il 2 marzo scorso, tra Israele e l'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese Hezbollah.

Un comunicato indica che il numero di sfollati che si sono registrati su un sito web affiliato al ministero degli affari sociali ha raggiunto quota 1.049.328, di cui 132.742 ospitati in oltre 600 rifugi collettivi.

18:00
18:00
Berna rafforza il sostegno umanitario in Libano, Siria e Iran

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) stanzia un importo totale di 6,5 milioni di franchi per fornire aiuti umanitari a Libano, Siria e Iran, ha comunicato oggi il Dipartimento federale degli esteri (DFAE). L'aiuto umanitario di emergenza viene distribuito tramite la Croce Rossa, l'Onu e organizzazioni libanesi.

La DSC mette a disposizione risorse supplementari e definisce «priorità tra i programmi esistenti per rispondere ai bisogni più urgenti», indica una nota.

In totale, mette a disposizione 6,5 milioni di franchi per il Libano e la Siria. Di questo importo, 3,5 milioni provengono dal budget dedicato agli aiuti umanitari di emergenza, mentre 3 milioni costituiscono fondi aggiuntivi.

«I contributi sono destinati a partner chiave nei settori della protezione, della costruzione di alloggi di emergenza, dell'acqua, del cibo e dei servizi igienico-sanitari (WASH)», sottolinea la Confederazione. Si tratta in particolare del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), che opera a stretto contatto con la Croce Rossa libanese, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) e il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF). Il fondo umanitario per il Libano (Lebanon Humanitarian Fund) sostiene anche organizzazioni non governative libanesi e internazionali. Questi partner consentono di distribuire gli aiuti in modo rapido e diretto tenendo conto delle esigenze più urgenti.

Un esperto del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) sostiene l'approvvigionamento di acqua potabile nella valle della Bekaa, in Libano, in collaborazione con il CICR e il servizio regionale delle acque. La Svizzera finanzia in particolare la potabilizzazione dell'acqua con il cloro nella rete idrica pubblica, una misura particolarmente urgente alla luce del forte aumento del numero di persone sfollate nella regione.

La Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) ha lanciato un appello di emergenza per un totale di 40 milioni di franchi. L'Aiuto umanitario della Confederazione ha esaminato l'appello e ha sbloccato 1 milione di franchi per aiuti d'urgenza.

17:59
17:59
Trump: «La campagna contro l'Iran continua, il regime è stato distrutto»

«La campagna contro l'Iran continua in piena forza», ha detto il presidente statunitense Donald Trump alla Casa Bianca, ribadendo che il regime di Teheran è stato «distrutto».

«La campagna militare è continuata a pieno ritmo negli ultimi giorni. L'equipaggiamento antiaereo iraniano è decimato. Abbiamo colpito più di 7.000 obiettivi in tutto l'Iran», ha detto sottolineando che all'Iran «sono rimasti pochi missili».

Gli Stati Uniti hanno «hanno ridotto del 90% i lanci di missili balistici dell'Iran e del 95% gli attacchi con droni. Non ne hanno più molti a disposizione».

«Oltre 100 navi iraniane sono state affondate o distrutte», tra le quali tutte le 30 navi posamine, ha detto Trump avvertendo però che Teheran potrebbe utilizzare altre imbarcazioni per minare le acque del Golfo Persico. «Non sappiamo se abbiano posato qualche mina nello Stretto di Hormuz».

«Basta una parola e distruggo anche gli impianti petroliferi dell'Iran», ha aggiunto. «Con l'obiettivo di una futura ricostruzione di quel paese non voglio farlo, ma le cose possono cambiare».

«L'Iran usa lo stretto di Hormuz come un'arma», ha poi sottolineato. «Incoraggiamo i paesi le cui economie dipendono dallo Stretto ad aiutarci. Alcuni paesi non sono entusiasti di aiutarci. E il livello di entusiasmo per me è importante».

«Vogliamo che ci aiutino», ha aggiunto Trump nominando alcuni paesi fra i quali il Giappone, la Cina, la Corea del Sud e l'Europa. «Per 40 anni vi abbiamo protetto e non volete essere coinvolti in qualcosa di minore?».

17:57
17:57
Merz: «Non invieremo navi nello Stretto di Hormuz»

«Fino a quando durerà la guerra (nella regione del Golfo Persico), non parteciperemo inviando navi militari nello Stretto di Hormuz. Fino ad oggi non è chiaro come un'operazione del genere potrebbe funzionare». Lo ha confermato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Berlino, in conferenza stampa insieme al premier olandese Rob Jetten.

Merz ha anche esortato «Israele a non commettere l'errore di un'offensiva terrestre» nel Libano.

«La guerra in Iran deve essere conclusa con un piano chiaro il prima possibile. Come gli USA e Israele vogliamo la fine del programma nucleare iraniano, ma non partecipiamo a questa guerra», ha aggiunto.

17:36
17:36
Trump: «I prezzi del petrolio caleranno quando la guerra finirà»

I prezzi del petrolio «crolleranno come un sasso» non appena la guerra nella regione del Golfo Persico sarà finita, ha detto il presidente statunitense Donald Trump in un'intervista alla televisione pubblica Public Broadcasting Service (PBS) senza sbilanciarsi sui tempi della fine del conflitto.

«Appena sarà finita, non credo ci vorrà molto», ha affermato Trump. Pur mantenendosi volatili, le quotazioni del petrolio sono in calo dopo che il segretario al Tesoro Scott Bessent ha riferito che gli Stati Uniti stanno consentendo alle petroliere iraniane di transitare per lo Stretto di Hormuz.

Lo Stretto di Hormuz è il braccio di mare, lungo circa 60 chilometri e largo 30, che separa l'Iran, a nord, dalla penisola di Musandam, exclave dell'Oman circondata dal territorio degli Emirati Arabi Uniti, a sud. È un punto di grandissima importanza strategica poiché qui in tempi normali transita circa un quarto della produzione mondiale di petrolio. L'Iran, in risposta all'attacco israelo-statunitense di due settimane fa, lo ha bloccato. La misura ha avuto un impatto enorme sul mercato energetico globale.

17:19
17:19
Trump minaccia un nuovo attacco a Kharg: «Potrei distruggerla»

Il presidente statunitense Donald Trump minaccia di colpire nuovamente l'isola iraniana di Kharg, il cui porto è un importante centro di esportazione di petrolio.

In un'intervista di tre minuti alla televisione pubblica Public Broadcasting Service (PBS), l'inquilino della Casa Bianca ha riferito di averlo «detto apertamente: la distruggerò completamente». Trump ha quindi spiegato che il precedente attacco all'isola ha distrutto tutti gli obiettivi militari: Kharg «è morta dal punto di vista militare».

16:44
16:44
L'Iran ai Paesi musulmani: «Scegliete tra noi o USA e Israele»

Ali Larijani, segretario del Consiglio per la sicurezza dell'Iran e influente figura della Repubblica islamica, ha lanciato un appello ai Paesi musulmani chiedendo di scegliere se sostenere Teheran oppure gli Stati Uniti e Israele.

«Da che parte state? Pensate al futuro del mondo islamico. Sapete che l'America non vi è fedele e che Israele è vostro nemico. Pensate per un attimo a voi stessi e al futuro della regione. L'Iran è un vostro benefattore e non ha alcuna intenzione di dominarvi», si legge nel messaggio articolato in sei punti che Larijani ha condiviso sulla rete sociale X, dove ha criticato l'atteggiamento dei Paesi musulmani durante l'attuale conflitto attorno al Golfo Persico.

«L'Iran continua a resistere ai grandi e piccoli demoni (America e Israele), ma il comportamento degli Stati islamici non è forse in contraddizione con le parole del Profeta (pace e benedizioni su di lui) che disse: 'Se non rispondi al grido di un musulmano, non sei un musulmano'? Che razza di musulmano è questo?!», ha scritto Larijani, difendendo gli attacchi da parte di Teheran contro le basi militari americane nel Golfo.

«L'Iran dovrebbe permettere di essere attaccato dalle basi americane presenti nei vostri Paesi? Stanno cercando delle scuse; da una parte della battaglia odierna ci sono l'America e Israele, dall'altra l'Iran musulmano e le forze di resistenza», ha scritto, aggiungendo che «l'unità della Umma (comunità) islamica, con tutta la sua forza, può garantire la sicurezza, l'eccellenza e l'indipendenza di tutti i Paesi».

16:02
16:02
Un grosso frammento di missile cade vicino all'ufficio di Netanyahu

Nell'ultimo attacco lanciato dall'Iran, una grossa scheggia di missile è caduta vicino all'ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Fotografie sono state pubblicate dai soccorritori.

I vigili del fuoco hanno anche diffuso l'immagine di un enorme frammento di missile lanciato dall'Iran e caduto su un'abitazione a Gerusalemme. Colpita anche la sede di una grande scuola ebraica.

I soccorritori riferiscono che nell'area della Città Santa un uomo di 42 anni è stato ferito da schegge incandescenti e ha riportato ustioni.

16:00
16:00
IEA: «Abbiamo riserve di petrolio, pronti a nuove azioni»

I paesi dell'IEA, l'agenzia internazionale dell'energia, hanno ancora «molte riserve di petrolio» nonostante il rilascio di quelle strategiche per 400 milioni di barili deciso nei giorni scorsi. Lo afferma il direttore esecutivo dell'organizzazione Faith Birol in dichiarazioni ai media, sottolineando come «bisogna essere pronti a un conflitto prolungato» e che se necessario saranno prese ulteriori azioni.

Birol ha quindi aggiunto come, in aggiunta ai membri dell'organizzazione, «ci sono altri paesi che stanno valutando come fornire il loro supporto».

Il 67.enne ha ribadito che il conflitto in Medio Oriente rappresenta la peggiore interruzione delle forniture mai vista. L'azione dei giorni scorsi «sta calmando» i mercati, ha aggiunto, riconoscendo come «ci vorrà tempo» per il recupero del mercato.

15:25
15:25
NATO: «Contatti individuali di alcuni alleati con gli USA per Hormuz»

«Gli alleati si sono già attivati per garantire una maggiore sicurezza nel Mediterraneo. Sappiamo che alcuni alleati stanno discutendo a livello individuale con gli Stati Uniti e altri su cosa in più possano fare, anche in relazione alla sicurezza nello Stretto di Hormuz». Lo afferma un funzionario della NATO a proposito delle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha esortato i suoi alleati e la Cina a intervenire per garantire la sicurezza dello Stretto.

14:58
14:58
Estonia: «Pronti ad aiutare gli USA, ma è necessario capire gli obiettivi»

«Siamo sempre pronti a discutere con gli Stati Uniti sulla situazione nello Stretto di Hormuz. La cosa necessaria per farlo è tuttavia comprendere gli obiettivi e i piani che gli Stati Uniti hanno in serbo per il conflitto in corso», ha affermato oggi il ministro degli esteri estone, Margus Tsahkna, al Consiglio affari esteri dell'UE.

Tsahkna ha aggiunto che l'Europa deve comprendere chiaramente i legami esistenti tra la guerra in Ucraina e nel Medio Oriente.

«Il conflitto in Iran ha dimostrato che la sicurezza dell'Europa e del Medio Oriente è strettamente legata. Mentre la Russia sostiene l'Iran, l'Ucraina ha dimostrato la sua prontezza ad aiutare gli Stati del Golfo (Persico) e a cooperare con gli Stati Uniti nella regione. È pertanto chiaro che il sostegno all'Ucraina e la pressione sulla Russia devono continuare. L'aumento dei prezzi dei carburanti non può in alcun modo essere una scusa per togliere o alleggerire le sanzioni alla Russia».

14:36
14:36
USA: «Distrutte oltre 100 navi della marina iraniana»

Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha fornito dati aggiornati sugli attacchi aerei contro l'Iran, affermando che oltre 100 navi della marina iraniana sono state distrutte nel corso di oltre 6.000 voli militari statunitensi.

14:34
14:34
La Svizzera all'ONU: «L'Iran va oltre il diritto alla legittima difesa»

L'Iran ha «oltrepassato i limiti del diritto alla legittima difesa» in alcune delle sue azioni di ritorsione in Medio Oriente. Lo ha affermato oggi a Ginevra, dinanzi al Consiglio dei diritti umani dell'ONU, una rappresentante della missione svizzera.

Berna si è peraltro detta profondamente allarmata anche dal «rapido» e «pericoloso» deterioramento della sicurezza a seguito degli attacchi statunitensi e israeliani e ha messo sullo stesso piano questi due Paesi e l'Iran per quanto riguarda il ricorso alla forza che minaccia la regione.

La Svizzera ha invitato tutte le parti alla «moderazione» e denunciato ancora una volta la «repressione violenta» in Iran delle manifestazioni dello scorso gennaio, che ha provocato migliaia di vittime. Anche le restrizioni alle libertà fondamentali e l'assenza di processi equi violano gli obblighi internazionali dell'Iran, ha aggiunto.

14:28
14:28
Bessent: «Gli USA stanno consentendo alle petroliere di transitare a Hormuz»

Gli Stati Uniti stanno consentendo alle petroliere iraniane di attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent in un'intervista a Cnbc. «Abbiamo consentito che ciò accadesse per rifornire il resto del mondo», ha spiegato Bessent.

13:47
13:47
Berna: BE: scontri alla manifestazione pro-Palestina, al via la ricerca pubblica

In seguito alla manifestazione pro-Palestina non autorizzata dello scorso ottobre, sfociata in disordini, la Polizia cantonale bernese ha identificato 101 presunti autori di reato. Ora intende rintracciare altre persone tramite una ricerca pubblica.

Con l'aiuto di foto e registrazioni video provenienti da fonti pubbliche, prodotte dalla stessa polizia o trasmesse alle forze dell'ordine da testimoni, la polizia ha ricostruito una traccia documentale, identificando circa 100 persone che hanno commesso reati a volto coperto, viene precisato in una nota. Le persone identificate saranno contattate nelle prossime settimane e, in alcuni casi, convocate per essere interrogate.

La procura regionale di Berna-Mittelland ha ora disposto una ricerca pubblica per identificare diverse decine di persone ancora sconosciute sospettate di aver commesso reati. Venerdì prossimo verranno quindi pubblicate sul sito web della polizia immagini pixelate delle persone ricercate. Se ciò non darà risultati il 30 marzo verranno pubblicate immagini nitide.

l danni materiali denunciati finora ammontano, secondo la polizia, a oltre 600'000 franchi. Tra i fatti segnalati figurano un incendio doloso, numerosi danneggiamenti e attacchi contro agenti di polizia. 18 poliziotte e poliziotti sono rimasti feriti.

Alla manifestazione pro-Palestina non autorizzata dell'11 ottobre si stima avessero partecipato circa 5000 persone. La folla, guidata da individui a volto coperto, aveva scandito vari slogan, fra cui «Free, free Palestine» (Palestina libera) o «Shame on you» (vergognatevi), e preso di mira la politica svizzera: «Neutralità macchiata di sangue», recitava ad esempio uno striscione. I partecipanti avevano acceso petardi e fuochi d'artificio, anche in direzione delle forze dell'ordine, e scagliato oggetti contro gli agenti. La polizia aveva utilizzato ripetutamente gas lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti.

Secondo Amnesty International, che aveva giudicato l'intervento delle forze dell'ordine sproporzionato, oltre agli agenti di polizia erano rimasti feriti anche diversi partecipanti alla manifestazione. La polizia aveva circondato la testa del corteo e aveva fermato diverse centinaia di persone.

La manifestazione era stata promossa da gruppi filopalestinesi di tutto il Paese. Anche movimenti di sinistra come lo Sciopero per il clima Svizzera o la gioventù comunista avevano condiviso l'appello a dimostrare sulle reti sociali.

12:54
12:54
Starmer: «Riaprire lo Stretto di Hormuz è vitale»

Riaprire lo Stretto di Hormuz «è vitale» per il mondo e per i commerci globali, ma «non è un compito facile». Lo ha detto il premier britannico Keir Starmer illustrando al Paese alcuni interventi d'emergenza del suo governo per far fronte all'impennata del costo della vita e delle bollette innescata dalla guerra in Iran. Starmer ha invece glissato sulla sollecitazione di Donald Trump a inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz, limitandosi a evocare la necessità di formare «una coalizione» allargata a «diversi Paesi» per garantire la navigazione e parlando di contatti in corso con «gli alleati europei» e altri.

Incalzato dai giornalisti a rispondere in modo chiaro ed esplicito alle sollecitazioni di Trump, il premier britannico ha replicato che sulla questione di Hormuz «è in corso una discussione, ma non siamo ancora allo stadio di una decisione». Ha quindi ribadito di averne parlato ieri al telefono con il presidente degli Usa e di aver avviato «discussioni» al riguardo con gli «alleati europei», oltre che con il leader canadese Mark Carney, in visita oggi a Londra. Ha poi annunciato anche un nuovo faccia a faccia col presidente ucraino Volodymyr Zelensky, insistendo sulla necessità di «non dimenticare» la guerra in Ucraina e di evitare di far sì che il conflitto con l'Iran si trasformi in «un favore a Vladimir Putin».

Per giungere alla riapertura dello Stretto di Hormuz, e per garantire il ritorno a una navigazione sicura, secondo Starmer occorre «coinvolgere il maggior numero di Paesi alleati possibile» attraverso «un piano sostenibile e credibile». «Non siamo ancora a questo punto», ha rimarcato, tornando a invocare in parallelo «una de-escalation» bellica in Medio Oriente.

Sollecitato sui suoi rapporti con Trump, dopo le nuove critiche delle ultime ore, il primo ministro ha sostenuto d'aver avuto ieri «una buona conversazione» con lui ieri e di avere «buone relazioni», negando che il legame storico fra Washington e Londra sia a rischio. Ma ha pure ribadito che la Nato deve essere «un'alleanza fra partner» e che spetta a lui proteggere «gli interessi nazionali» del Regno Unito. «Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato», ha tagliato corto Starmer, interpellato sulle parole del presidente Donald Trump, il quale nelle scorse ore ha definito «molto negativo per la Nato» l'eventuale rifiuto degli alleati di farsi coinvolgere con l'invio di navi militari verso Hormuz.

11:42
11:42
Israele: «142 feriti nelle ultime 24 ore per attacchi dell'Iran»

Il ministero della Salute israeliano, nel suo ultimo aggiornamento, riferisce che nelle ultime 24 ore 142 persone ferite sono state ricoverate in ospedale in seguito agli attacchi missilistici dall'Iran. Il ministero non fornisce una ripartizione delle cause dei feriti, e alcuni potrebbero essere stati causati da persone che cercavano riparo, piuttosto che essere una conseguenza diretta del lancio di missili dall'Iran o di razzi dal Libano.

Dall'inizio della guerra con l'Iran, il 28 febbraio, 3.369 persone sono state portate in ospedale, di cui 81 sono attualmente ricoverate: tra queste, una persona è in condizioni critiche, sette in condizioni gravi, 14 in condizioni moderate e 59 in buone condizioni. Le cifre del ministero includono sia civili che soldati.

11:41
11:41
Iran: «Nessuna clemenza per gli affiliati a USA e Israele»

Il capo della Magistratura iraniana, Gholam Hossein Mohseni Ejei, ha invitato i tribunali a non mostrare «indulgenza» per le persone affiliate a Israele e gli Stati Uniti, nel contesto del conflitto in corso.

«Non dobbiamo ritardare o mostrare indulgenza nell'esecuzione dei verdetti definitivi contro coloro che, durante la guerra e i disordini, hanno commesso crimini ed erano affiliati al nemico aggressore», ha detto Ejei, come riferisce l'agenzia di stampa Tasnim, aggiungendo che è «necessario accelerare la revisione e la risoluzione dei casi che coinvolgono elementi accusati di minacciare la sicurezza pubblica». Nelle ultime settimane, le autorità iraniane hanno condotto vaste retate in tutto il Paese, arrestando centinaia di persone sospettate di collaborare con Israele e gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dai media locali, nel contesto del conflitto scoppiato il 28 febbraio.

11:39
11:39
Croce Rossa: «In Libano 900mila sfollati, molti ancora per strada»

Sono circa 900mila gli sfollati in Libano e molti di loro sono ancora nelle strade a due settimane dallo scoppio delle nuove tensioni con Israele. Lo riferisce la Croce rossa libanese in un comunicato citato dai media di Beirut.

11:38
11:38
Iran: «Nessun contatto con gli USA per un cessate il fuoco»

Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato qualsiasi contatto con gli Stati Uniti in merito al conflitto. «L'Iran non ha chiesto un cessate il fuoco e il conflitto deve finire in modo da garantire che non si ripeta», ha affermato Araghchi.

Ieri sera, a bordo dell'Air Force One, Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti a proposito dell'Iran: «Stiamo parlando con loro. Ma non credo che siano pronti».

08:17
08:17
Le compagnie petrolifere USA a Trump: «È probabile che la crisi peggiori»

Le compagnie petrolifere americane hanno recapitato un messaggio cupo ai funzionari dell'amministrazione Trump: è probabile che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sia destinata a peggiorare.

In una serie di riunioni tenutesi mercoledì alla Casa Bianca e in recenti colloqui con i segretari all'Energia Chris Wright e agli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips hanno avvertito - ha riferito il Wall Street Journal - che le interruzioni ai flussi energetici in uscita dallo Stretto di Hormuz avrebbero continuato a generare volatilità nei mercati energetici globali.

In risposta alle domande dei funzionari Usa, il numero uno di Exxon, Darren Woods, ha affermato che i prezzi del petrolio potrebbero superare gli attuali livelli elevati qualora gli speculatori dovessero, in modo inatteso, far lievitare i prezzi, e che i mercati potrebbero andare incontro a una carenza nell'offerta di prodotti raffinati. Anche il Ceo di Chevron, Mike Wirth, e quello di ConocoPhillips, Ryan Lance, hanno espresso le proprie preoccupazioni in merito alla portata delle interruzioni dei flussi di greggio, ha precisato il Wsj in base a quanto riferito da fonti vicine al dossier.

Il presidente Donald Trump non ha preso parte alle riunioni di mercoledì: le quotazioni del petrolio statunitense sono saliti dagli 87 dollari al barile dello stesso giorno ai 99 dollari di venerdì. La Casa Bianca ha attuato, o sta valutando di farlo, diverse misure allo scopo di far scendere i prezzi del petrolio, ad esempio, con l'ulteriore allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, il massiccio rilascio delle riserve energetiche di emergenza e la possibile sospensione di una normativa che limita i flussi di greggio tra i porti degli Stati Uniti.

I funzionari dell'amministrazione americana hanno comunicato ai vertici delle compagnie petrolifere l'intenzione di voler incrementare i flussi di greggio tra il Venezuela e gli Stati Uniti, come confermato da un funzionario della Casa Bianca.

08:15
08:15
Trump accusa l'Iran di disinformazione con l'uso dell'IA

Donald Trump accusa l'Iran di disinformazione basata sull'IA e sui media compiacenti, smentendo le notizie su danni subiti da velivoli e mezzi navali Usa. In un lungo post su Truth, 'il tycoon ha scritto che «l'Iran è noto da tempo come un maestro di manipolazione mediatica e pubbliche relazioni. Militarmente è debole e inefficace, ma è davvero abile nel 'nutrire' i media delle 'Fake News' - sempre molto ricettivi - con informazioni false. Ora, l'IA è diventata un'altra arma di disinformazione». Teheran, è l'accusa, ha fatto circolare immagini e video artefatti, con presunti attacchi a navi e aerei per amplificare le sue capacità.

L'Iran utilizza l'IA «con notevole efficacia, considerando che viene annientato giorno dopo giorno. Hanno mostrato fittizie 'imbarcazioni kamikaze' che sparavano contro varie navi in mare: una scena che appare spettacolare, potente e minacciosa, ma che vede protagoniste imbarcazioni inesistenti. Si tratta esclusivamente di disinformazione volta a dimostrare quanto siano 'dure' le loro forze armate, in realtà già sconfitte!», ha rincarato Trump.

I cinque aerei da rifornimento Usa che, «secondo le false notizie riportate dal Wall Street Journal e da altre fonti, sarebbero stati abbattuti e gravemente danneggiati, sono tutti pienamente operativi; fa eccezione un solo velivolo, che tornerà presto a solcare i cieli. Gli edifici e le navi mostrati in fiamme non stanno affatto bruciando: sono 'fake news', generate dall'IA. Per esempio, l'Iran - operando in stretto coordinamento con i media delle 'Fake News' - ha mostrato la nostra grandiosa portaerei Uss Abraham Lincoln (una delle navi più grandi e prestigiose al mondo) mentre bruciava in modo incontrollato nell'oceano».

Non solo la nave «non stava bruciando, ma non era nemmeno stata colpita: l'Iran sa bene di non potersi permettere un'azione del genere! La notizia era consapevolmente falsa e, in un certo senso, si potrebbe sostenere che gli organi di stampa che l'hanno diffusa dovrebbero essere incriminati per tradimento a causa della divulgazione di informazioni mendaci! Il dato di fatto è che l'Iran sta subendo un annientamento, e le uniche battaglie che riesce a 'vincere' sono quelle che crea artificialmente tramite l'IA e che vengono poi diffuse da organi di stampa corrotti».

Trump ha attaccato quella ha definito «la stampa radicale di sinistra» che è «perfettamente consapevole, eppure continua imperterrita a diffondere storie false e menzogne. È proprio per questo motivo che il loro indice di gradimento è così basso, ed è per questo che io riesco a vincere le elezioni presidenziali - ottenendo una vittoria schiacciante - pur ricevendo un trattamento positivo da parte della stampa in appena il 5% dei casi: hanno perso ogni credibilità!», ha concluso il presidente Usa su Truth.

08:15
08:15
Israele: iniziate operazioni terrestri mirate nel sud del Libano

Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato «operazioni terrestri limitate e mirate» contro Hezbollah nel sud del Libano.

Queste «operazioni terrestri limitate e mirate» hanno come obiettivi «importanti roccaforti di Hezbollah» e puntano a «rafforzare gli avamposti difensivi» nel Libano meridionale, hanno affermato le Idf in un comunicato. «Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l'eliminazione dei terroristi che operano nell'area», aggiungono le forze armate israeliane, spiegando che il piano è di «creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele».

08:13
08:13
Venti marinai di una nave attaccata a Hormuz rientrati in Thailandia

Venti membri dell'equipaggio thailandese di una nave mercantile attaccata nello Stretto di Hormuz sono rientrati in Thailandia oggi, mentre tre dei loro colleghi sono ancora bloccati a bordo del vascello nel Golfo. I 20 marinai sono atterrati nel principale aeroporto internazionale della Thailandia nelle prime ore di lunedì mattina e sono stati immediatamente scortati via dalle autorità senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti presenti.

La Mayuree Naree, battente bandiera thailandese, è stata colpita da due proiettili mercoledì mentre attraversava le acque del Golfo, dopo essere partita da un porto degli Emirati Arabi Uniti. Le guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito la nave thailandese, così come un'imbarcazione battente bandiera liberiana, nello Stretto sostenendo che avesse ignorato gli "avvertimenti".

La scorsa settimana la compagnia proprietaria della nave ha dichiarato che tre membri dell'equipaggio "si ritiene siano bloccati nella sala macchine", danneggiata nell'attacco. Una portavoce del ministero degli Esteri thailandese, Maratee Andamo, ha detto che il governo di Bangkok sta cercando assistenza per i tre membri dell'equipaggio da parte di altre due nazioni. La scorsa settimana le autorità thailandesi hanno affermato che 20 membri dell'equipaggio erano stati tratti in salvo dalla Marina dell'Oman.

08:12
08:12
Aeroporto di Dubai, ripresa graduale dei voli

I voli da e per l'aeroporto internazionale di Dubai sono in fase di «graduale ripresa», dopo che le operazioni sono rimaste sospese per alcune ore «come misura precauzionale»: lo si apprende dall'account su X dello scalo stesso.

La sospensione di decolli e atterraggi era stata decisa in seguito a un «incidente» con un drone che ha provocato un incendio nelle vicinanze dell'aeroporto.

08:03
08:03
Il punto alle 8.00

Gli Stati Uniti sono in trattativa con l'Iran, mentre la guerra entra nella sua terza settimana, ma Teheran non è ancora pronta per un accordo di chiusura delle ostilità. «Sì, stiamo parlando con loro», ha risposto il presidente statunitense Donald Trump ai giornalisti sull'Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull'esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. «Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino», ha aggiunto Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha invece negato colloqui in corso con gli USA.

Riferendosi alla coalizione per lo Stretto di Hormuz, Trump ha quindi detto: «Chiedo con insistenza di intervenire e proteggere il proprio territorio, perché è il loro territorio, è da lì che traggono la loro energia e dovrebbero aiutarci a proteggerlo». Trump ha definito la missione «un'impresa di modesta entità» perché le capacità missilistiche e dei droni iraniani sono state «decimate». Il presidente ha affermato di aver contattato «circa sette Paesi», ma che era troppo presto per dire chi si sarebbe fatto avanti, rifiutandosi inoltre di rivelare per quale posizione propendesse la Cina. «Abbiamo ricevuto alcune risposte positive, ma anche alcune persone che preferirebbero non essere coinvolte», ha aggiunto. Trump ha anche commentato quella che sembra essere una mancanza di proteste contro il regime in Iran. Dopo i primi attacchi della guerra, aveva esortato gli iraniani a insorgere, definendola un'occasione irripetibile per il cambiamento. Ma ieri sera ha dichiarato ai giornalisti che ciò non è accaduto, poiché le autorità avevano avvertito la popolazione: «Se protestate, verrete uccisi a colpi d'arma da fuoco». «I manifestanti non hanno armi. Penso che per loro sia molto difficile protestare. Lo capisco perfettamente», ha affermato Trump. Il presidente statunitense ha dichiarato inoltre che Israele stava «collaborando con gli Stati Uniti» per mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz. Lo mettono in risalto i media israeliani.

«Non invieremo navi nello Stretto di Hormuz. Sappiamo quanto sia incredibilmente importante. Non ci è stato chiesto di farlo e non è un nostro contributo». Lo ha detto, secondo Al-Jazeera che cita una intervista radiofonica, la ministra dei Trasporti australiana Catherine King. «Siamo stati molto chiari sul nostro contributo in relazione alle richieste ricevute, e finora si è trattato di fornire agli Emirati Arabi Uniti aerei per supportare la difesa, soprattutto considerando il numero di australiani presenti in quella zona׃, ha affermato King. L'Australia ha intanto ordinato al personale non essenziale di lasciare Israele e gli Emirati Arabi Uniti, mentre il conflitto fra Stati Uniti, Israele e Iran continua a destabilizzare il Medio Oriente. La disposizione è stata annunciata dalla ministra degli Esteri Penny Wong, che ha spiegato che la misura è stata adottata a causa del peggioramento della situazione di sicurezza nella regione. Una presenza ridotta rimarrà comunque nei due Paesi per garantire assistenza ai cittadini australiani ancora presenti nell'area. Secondo il governo di Canberra, più di 2600 cittadini sono già rientrati in Australia utilizzando voli commerciali. La ministra Wong ha affermato che è riuscita a rientrare in patria la maggior parte degli australiani che si trovavano in Medio Oriente.

Anche Il Giappone frena sulle richieste dell'amministrazione statunitense di inviare unità navali nello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza delle rotte energetiche bloccate dall'Iran nel contesto del conflitto in corso tra Washington e Israele, ma non chiude totalmente la porta a future evoluzioni. Nonostante le pressioni del presidente Donald Trump – che sui social media ha sollecitato gli alleati a schierare proprie navi da guerra a supporto della marina USA – Tokyo ha chiarito di non avere al momento intenzione di attivare operazioni di sicurezza marittima. A cercare di fare chiarezza sulla posizione del governo è intervenuto il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, il quale, rispondendo in parlamento, ha dichiarato esplicitamente che «nell'attuale situazione iraniana l'esecutivo non sta considerando di ordinare operazioni di sicurezza marittima». L'invio delle Forze di Autodifesa (Sdf) all'estero rimane politicamente sensibile in una nazione fondata sulla Costituzione pacifista del 1947, che rinuncia alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Già nella giornata di domenica, nel corso di una trasmissione televisiva, il responsabile delle politiche del Partito Liberal-democratico (LDP), Takayuki Kobayashi, aveva sottolineato come la soglia per l'invio di navi da guerra sia «estremamente alta». Una posizione di cautela confermata dalla premier Sanae Takaichi, che durante la sessione parlamentare ha definito un eventuale dispiegamento «estremamente difficile dal punto di vista legale», rimarcando come qualsiasi risposta debba muoversi entro i rigidi vincoli costituzionali del Paese. Le implicazioni economiche rimangono tuttavia critiche per il Paese del Sol Levante che dipende per oltre il 90-95% delle sue importazioni di greggio dal Medio Oriente, con circa il 70% di questi volumi che transita proprio attraverso lo stretto conteso. La premier ha comunque confermato che l'esecutivo sta valutando «risposte necessarie» per proteggere i velivoli e gli equipaggi giapponesi, ma ha evitato di rispondere a domande ipotetiche sul dispiegamento militare in assenza di una richiesta formale da parte degli Stati Uniti. La posizione di Tokyo sarà portata direttamente al tavolo delle trattative durante il vertice previsto tra Takaichi e Trump a Washington a metà settimana, dove si cercherà di bilanciare le esigenze di sicurezza energetica con i limiti giuridici imposti dall'ordinamento giapponese.

Da parte sua, Hamas ha incoraggiato l'Iran ad «attivare tutti i fronti» in una lettera segreta inviata alla nuova Guida Suprema del regime, Mojtaba Khamenei. Lo riportano i media israeliani. La lettera segreta ha fatto seguito a una dichiarazione pubblica rilasciata da Hamas sabato, in cui il gruppo terroristico esortava l'Iran a non prendere di mira i Paesi vicini del Golfo, si legge sul Jerusalem Post. «Pur affermando il diritto dell'Iran a rispondere a questa aggressione con tutti i mezzi disponibili, in conformità con le norme e le leggi internazionali, il gruppo invita i nostri fratelli in Iran a non prendere di mira i Paesi vicini», ha dichiarato Hamas nella sua risposta pubblica, più misurata. La lettera segreta, d'altro canto, presentava un volto di Hamas ben meno diplomatico, annunciando la sua intenzione di non lasciarsi disarmare. «Il movimento Hamas si schiera oggi con tutto il suo peso a sostegno della vostra saggia leadership di fronte all'anarchia 'sionista-americana'», ha proclamato Hamas. La lettera ha inoltre criticato i Paesi del Golfo che hanno avviato processi di normalizzazione con Israele, definendoli parte di un «campo perdente». «Non hanno nemmeno osato proteggere coloro che hanno trovato rifugio nelle loro basi», si legge nella lettera, apparentemente deridendo i Paesi del Golfo, come lo Yemen, in cui soldati statunitensi sono stati uccisi da missili iraniani durante l'Operazione Epic Fury. La lettera prometteva inoltre il sostegno incondizionato di Hamas all'Iran, insieme ai «nostri fratelli dell'asse della resistenza in Libano, Yemen e Iraq». «Sotto la tua guida, forgeremo le prossime vittorie», ha dichiarato Hamas a Khamenei nella lettera. Il Ministero degli Esteri israeliano, rispondendo alla lettera su X, l'ha definita una «prova schiacciante». «La prova che i palestinesi tradiscono i loro fratelli arabi», ha dichiarato, facendo riferimento alle affermazioni di Hamas che definiscono «deboli» gli altri Stati del Golfo.

Intanto i sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti stanno intercettando missili e droni iraniani: lo ha dichiarato il ministero della Difesa del Paese del Golfo. «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e dei droni provenienti dall'Iran», ha scritto il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti su X. In precedenza, le autorità di Dubai avevano affermato che un «incidente legato a un drone» aveva provocato un incendio vicino all'aeroporto e che i voli erano stati temporaneamente sospesi. Su X il Ministero della Difesa dell'Arabia Saudita ha invece reso noto di aver intercettato un totale di 61 droni nella parte orientale del Paese nelle prime ore di stamattina.

Sul fronte israeliano, invece, l'Idf ha rilevato lanci missilistici provenienti dall'Iran e una serie di avvisi e allarmi sono stati attivati nell'area di Gaza, nel Negev e nella regione del Mar Morto. Secondo l'Agenzia Militare Israeliana (Mda), non sono pervenute segnalazioni di vittime. Lo scrive Channel 12.

Intanto, il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che gli attacchi israeliani contro i depositi di carburante di Teheran costituiscono un «ecocidio» a causa dei rischi a lungo termine per la salute dei residenti. «I bombardamenti israeliani contro i depositi di carburante a Teheran violano il diritto internazionale e costituiscono un ecocidio», ha scritto il ministro Abbas Araghchi su X. «I residenti rischiano danni a lungo termine alla loro salute e al loro benessere. La contaminazione del suolo e delle falde acquifere potrebbe avere ripercussioni generazionali», aggiunge il post.