Attesi in Ticino 106 milioni, ma Vitta invita alla prudenza

Una boccata di ossigeno in un contesto finanziariamente teso. Il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, saluta positivamente il risultato della Banca nazionale svizzera (BNS): «Dobbiamo attendere il dato definitivo, ma a fronte di una distribuzione complessiva di 4 miliardi possiamo stimare circa 106 milioni di franchi per il Canton Ticino». Attenzione, però, avverte immediatamente il direttore delle finanze: «Ci sono esercizi – come il 2022 e il 2023 – in cui la distribuzione è stata nulla e altri in cui gli importi sono stati più elevati. È quindi importante essere consapevoli che si tratta di entrate volatili». Storicamente, per il Ticino la distribuzione media è attorno ai 55 - 60 milioni di franchi all’anno, precisa Vitta, «ma negli ultimi anni l’andamento è stato molto altalenante. Lo dimostra il fatto che nel 2025, sulla base dei dati del primo semestre, la Banca nazionale era ancora in perdita, mentre a fine anno ha chiuso con un utile che ha poi reso possibile la distribuzione». Bene, dunque, ma guai a considerare queste entrate come strutturali: «La distribuzione di quest’anno è superiore a quella media e non può dunque costituire la base di una politica finanziaria solida».
Deficit quasi azzerato?
Premessa a parte, come verranno spesi questi soldi? E soprattutto, dobbiamo attenderci che il deficit di 108,9 milioni di franchi, messo a preventivo, verrà azzerato quasi del tutto? «È presto per trarre conclusioni su come chiuderà il 2026. Ci sono molte variabili che cambiano rapidamente. Se da una parte oggi possiamo contare sulle entrate della BNS, dall’altra sappiamo che vi è un peggioramento di circa 15 milioni, dovuto ai maggiori sussidi di cassa malati e ai minori introiti perequativi rispetto a quelli preventivati». Secondo Vitta, bisogna quindi attendere i preconsuntivi per delineare la tendenza del 2026. «In ogni caso, i nuovi introiti migliorano sicuramente il preventivo, che in via prudenziale era stato elaborato inserendo zero quote della BNS». Quanto alle modalità con cui verranno spesi questi soldi, la legge - continua Vitta - è chiara: «Come per altre entrate anche quelle della BNS non possono essere vincolate. Sono risorse che entrano nei conti dello Stato e servono a finanziare impegni e servizi erogati. Creare vincoli sarebbe problematico: se l’entrata sparisce l’anno dopo, rimane comunque la spesa. Per questo non può esserci un vincolo specifico».
Il PS e l'iniziativa del 10%
Una risposta che, indirettamente, vale anche per la richiesta del Partito socialista ticinese che proprio ieri - alla luce del risultato della BNS - è tornato alla carica chiedendo l’implementazione parziale dell’iniziativa del 10% sui premi di cassa malati approvata dal popolo il 28 settembre. «In realtà - aggiunge Vitta - questo è un tema su cui il Parlamento si è già pronunciato durante la discussione sul Preventivo 2026. Il Parlamento ha deciso di attendere il messaggio del Consiglio di Stato che indicherà le modalità d'implementazione e il finanziamento delle iniziative». Insomma, proposte strutturali e non volatili come i dividendi della BNS.
La nuova convenzione
Tornando ai 106 milioni di franchi che dovrebbero giungere nelle casse cantonali (l’anno precedente erano stati 80 milioni), questi rappresentano comunque «una boccata di ossigeno» in un momento di grandi riforme e sfide finanziarie, a cominciare da quelle legate alla sanità, sia interne al Ticino, sia nei rapporti con la Confederazione. Cautela, però, è la parola d’ordine, «occorrerà anche attendere la nuova convenzione di distribuzione degli utili della BNS che è in fase di negoziazione, essendo quella attuale in scadenza. Le nuove regole si applicheranno dall’esercizio 2026», conclude Vitta. La nuova convenzione potrebbe portare in futuro a meno soldi? «È prematuro esprimersi sui contenuti della nuova convenzione. Bisogna attendere l'esito delle discussioni tra l'autorità federale e la banca», conclude Vitta.
