Baume-Schneider: «No a una LAMal low cost con premi più bassi»

In ambito di casse malati il principio della solidarietà non va toccato: secco no quindi all'idea di limitare il catalogo delle prestazioni, per avere premi della cassa malati più alla portata dei cittadini. È l'opinione dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, che prende posizione sul tema nel trentesimo anniversario dall'entrata in vigore della legge federale sull'assicurazione malattia (LAMal), il primo gennaio 1996. Di fronte alla constatazione che la LAMal ha raggiunto due degli scopi originari - solidarietà e accesso alle cure - mentre ha fallito sul contenimento della spesa, la risposta della 62.enne è netta: «Non direi che è un fallimento», afferma in un'intervista pubblicata oggi dal periodico finanziario romando L'Agefi. «Bisogna ricordare da dove venivamo. Al momento dell'introduzione della LAMal c'era un'assenza quasi totale di solidarietà, una medicina a più velocità con una penalizzazione dei cattivi rischi, in particolare per le donne. Il parlamento e il popolo hanno scelto un modello di compromesso». La ministra della sanità riconosce che la sfida odierna è di una complessità inedita, trainata dal progresso tecnologico e dall'invecchiamento demografico. «Non si poteva anticipare fino a che punto l'evoluzione del mondo della salute avrebbe accelerato. Le tecnologie, i trattamenti personalizzati costosi, l'invecchiamento molto rapido della popolazione hanno fatto esplodere i costi. Anche se l'aumento dell'aspettativa di vita è globalmente una buona notizia questi anni supplementari sono estremamente esigenti finanziariamente». Sul tema scottante delle misure di risparmio, come i recenti tagli per 450 milioni di franchi annunciati dal Consiglio federale - importo che L'Agefi si chiede se non sia puramente cosmetico, visto un aumento della spesa di diversi miliardi all'anno - Baume-Schneider ammette la sproporzione, ma difende la strategia degli aggiustamenti puntuali. La solidarietà è centrale E riguardo all'idea di un catalogo prestazioni «low cost» con premi più bassi, avanzata per esempio dal consigliere nazionale Philippe Nantermod (PLR/VS), la sua posizione è di netto rifiuto, in nome del principio cardine. «No. Perché questo tipo di proposta rimette in discussione un valore centrale del dispositivo, che è la solidarietà». Cita poi esplicitamente la proposta di escludere le cure psichiche: «Si sente da questo stesso politico che bisognerebbe ritirare, per esempio, le cure di salute psichica dal catalogo della LAMal, col pretesto che costano caro. Ora, eventi come la recente tragedia di Crans-Montana mostrano molto concretamente fino a che punto queste prese a carico sono indispensabili». La solidarietà, insiste l'esponente socialista, non è negoziabile. «La solidarietà non è uno slogan che io brandisco in quanto donna di sinistra. È un principio di base della LAMal. E le questioni di finanziamento non devono impedire questo diritto fondamentale acquisito di accesso alle cure». Ricorda le origini: «Faccio parte di una generazione i cui nonni non avevano la cassa malati. Era un motivo di stress permanente di fronte al rischio di malattia o d'incidente. Oggi, per fortuna, questo fattore di inquietudine non esiste più nella stessa maniera. Ed è questo fondamento che bisogna preservare». Di fronte al dato che un terzo della popolazione si dice pronto a rinunciare all'obbligo di assicurarsi (così in un sondaggio di Bonus.ch dell'estate scorsa) la responsabile del Dipartimento federale dell'interno (DFI) parla di un'ipotesi pericolosa e illusoria. «Rinunciare ad assicurarsi è una posizione molto teorica. Cosa succede quando arriva la malattia grave e si sono esauriti i propri risparmi? Non si lascerà mai nessuno al bordo della strada. E queste persone potrebbero rivolgersi, alla fine, all'aiuto sociale o alle prestazioni complementari. Non è un sistema più responsabile, ma semplicemente un trasferimento di oneri». La vera questione, conclude, è duplice: la ripartizione dei costi e il loro controllo. Ma ribadisce che il sistema, pur con i suoi difetti, resta un pilastro della società svizzera da proteggere e riformare con cura, senza smantellarne l'architettura solidaristica.