Guerra in Ucraina

Berna condanna i referendum nei territori ucraini

Il Consiglio federale ha annunciato che le votazioni nei territori in parte occupati dalla Russia sono contrari al diritto internazionale e che il loro esito non verrà riconosciuto dalla Svizzera.
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Red. OnlineeAts
23.09.2022 11:37

I referendum nei territori dell'Ucraina in parte occupati dalla Russia sono contrari al diritto internazionale e il loro esito non verrà riconosciuto dalla Svizzera.

Lo ha annunciato oggi il Consiglio federale. Ieri il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha convocato l'ambasciatore russo esponendogli la posizione della Confederazione al riguardo, precisa una nota governativa odierna.

Il Consiglio federale invita quindi la Russia a porre fine alla convocazione di cosiddetti referendum in Ucraina, a non dare seguito alle attese richieste di annessione dei territori alla Federazione russa e ad astenersi da compiere ulteriori passi verso l'occupazione e l'annessione.

Il Consiglio federale segue inoltre «con grande preoccupazione la parziale mobilitazione russa e chiede alla Russia di smorzare le tensioni e ritirarsi completamente dai territori ucraini». In relazione allo svolgimento ai referendum, l’UE ha annunciato nuove sanzioni che, se implementate, verranno esaminate dal Consiglio federale in vista di una loro eventuale adozione da parte della Svizzera.

Per l'esecutivo federale, le consultazioni annunciate da Mosca si svolgono in circostanze non conformi alla legge. Per questo Berna «condanna questa nuova violazione della sovranità ucraina da parte della Russia». Mercoledì scorso a New York, in occasione dell'Assemblea generale dell'Onu, il presidente della Confederazione Ignazio Cassis aveva già illustrato chiaramente questa posizione al ministro degli esteri russo Sergej Lavrov.

Da oggi al 27 settembre si terranno nei territori dell’Ucraina (parti delle province di Lugansk, Donesk, Zaporizhzhia, Kherson ed eventualmente altre) parzialmente occupati dalla Russia cosiddetti referendum sull'annessione alla Federazione russa. I referendum sono organizzati da rappresentanti nominati dalla Russia, ma secondo il diritto internazionale le regioni interessate appartengono all'Ucraina, proprio come la Crimea, sottolinea il comunicato.

In virtù del diritto internazionale la Russia, in qualità di potenza occupante, è tenuta a rispettare il diritto internazionale umanitario, i diritti umani e l'ordinamento giuridico ucraino in vigore. La potenza occupante non ha tantomeno la sovranità sul territorio ucraino.

Per tutte queste considerazioni, questi «cosiddetti referendum si svolgono in violazione della Costituzione ucraina, non sono conformi alla legge e sono contrari al diritto internazionale. La Svizzera non riconoscerà gli esiti dei cosiddetti referendum».

Con la convocazione di queste consultazioni la Russia viola nuovamente il diritto internazionale dall'annessione della Crimea nel 2014, in particolare il principio dell'integrità territoriale e della sovranità degli Stati. Inoltre, la Russia viene meno ai suoi impegni internazionali derivanti da vari trattati bilaterali e multilaterali. Queste azioni sono contrarie a quanto sancito nell'Atto finale di Helsinki (documento firmato nel 1975 a suggello della Conferenza sulla sicurezza e cooperazione in Europa che contemplava principi quali il rispetto dell'integrità e dell'inviolabilità delle frontiere nonché, tra le altre cose, la rinuncia al ricorso alla minaccia e all'uso della forza, n.d.r).

La Svizzera non ha mai riconosciuto nemmeno l'indipendenza dichiarata dai rappresentanti autoproclamati delle cosiddette «repubbliche popolari» di Lugansk e Donesk, che la Russia ha riconosciuto come Stati indipendenti il 23 febbraio 2022. Il Consiglio federale aveva immediatamente condannato questo atto, ritenendolo contrario al diritto internazionale e costituente una violazione dell'integrità territoriale e della sovranità dell'Ucraina.

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