Bordate alla procuratrice Pilloud: «Non solo le andrebbe tolta l'inchiesta, andrebbe pure indagata»

Bordate alla procuratrice generale Béatrice Pilloud, incaricata delle indagini sulla tragedia di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana. Gli sviluppi più recenti relativi al rogo in cui sono morte 41 persone sono stati uno dei temi trattati ieri sera nel corso della trasmissione «Lo stato delle cose» in onda su Rai 3 e condotta dal giornalista Massimo Giletti. Nello specifico, nella puntata sono state mostrate le accuse rivolte ai coniugi Moretti dal fornitore di mobili che, nel 2016, avrebbe venduto gli arredamenti ai gestori del locale teatro della strage.
In una mail, l'uomo afferma che i coniugi Moretti avrebbero deciso di non installare i pannelli fonoassorbenti ignifughi per risparmiare. La missiva elettronica, inoltrata dal fornitore alla polizia di Crans-Montana i primi giorni di gennaio, è stata però presa in considerazione dalla Procura vallesana solamente un mese dopo, in seguito alle pressioni dell'avvocato Sebastién Fanti, che assiste diverse famiglie delle vittime svizzere. Di più, il fornitore di mobili, nonostante asserisca di avere importanti prove contro i Moretti (atti di vendita di mobili non ignifughi, minacce da parte di Jacques e presunti legami dei coniugi con funzionari del Comune di Crans-Montana) non è ancora stato convocato dalla magistratura.
Bazzi: «Sono allibito»
«Penso che alla procuratrice Béatrice Pilloud andrebbe tolta l’inchiesta il prima possibile», ha commentato il giornalista di TeleTicino Marco Bazzi, conduttore del programma Matrioska, ospite ieri in studio. «Sta facendo dei danni pazzeschi e creando un danno reputazionale alla Svizzera intera. È da un mese e mezzo che sono allibito, dal primo giorno in cui abbiamo cominciato a fare domande alla Procura vallesana». Il problema, secondo Bazzi, «è che per la legge vallesana, la procuratrice generale decide se nominare o meno un procuratore straordinario. Questa scelta dovrebbe invece spettare all’autorità politica». Il giornalista di TeleTicino ha quindi elencato tutti gli errori commessi in Vallese dopo la strage, dal ritardo nell'arresto di Jacques Moretti al mancato sequestro immediato di PC e smartphone, dalla cancellazione dei filmati della videosorveglianza al rilascio su cauzione dei gestori del locale, nonostante il Tribunale delle misure coercitive avesse tre mesi per prendere una decisione in merito.
«In Svizzera vige il federalismo»
Rispondendo poi al direttore de Il giornale, Tommaso Cerno, Bazzi ha anche ricordato che in Svizzera «vige il federalismo. I Cantoni sono indipendenti, hanno un loro governo, una magistratura e una polizia. Berna non può quindi esercitare formalmente pressione, ma qualcuno dovrebbe alzare il telefono, chiamare il Vallese e dire ‘adesso basta’». Bazzi ha pure criticato l'operato della Polizia cantonale vallesana, la quale, prima degli ultimi interrogatori a Sion, ha permesso ai gestori del bar Le Constellation di incontrare alcuni parenti delle vittime, arrivando a momenti di fortissima tensione. Secondo Giletti, si sarebbe trattato di una mossa dei Moretti per cercare di passare dalla parte delle vittime. Una «strategia», insomma, che secondo il conduttore di Matrioska, doveva essere impedita.
Cerno: «Pilloud andrebbe indagata»
Immancabili le critiche di Tommaso Cerno, a cui Bazzi ha ricordato gli esiti del processo per la valanga di Rigopiano del 2017, che provocò 29 vittime. Cerno a quel punto ha sbottato: «Rigopiano è una vergogna, e infatti abbiamo sollevato molte polemiche. In Italia succede di peggio, ma ci sia permesso di criticare la Svizzera, visto che ci sono 41 ragazzi morti. Il Vallese ha cercato di nascondere la strage, non sono state neanche disposte le autopsie. Mi state dicendo che c'è un posto in Svizzera dove possono morire 40 giovani e si può nascondere tutto perché la legge lo permette? A Pilloud non solo andrebbe tolta l'inchiesta, dovrebbe finire lei stessa indagata», ha sentenziato, riferendosi ai presunti legami dei Moretti con «persone che lavorano in posizioni alte nel Comune di Crans-Montana», come riportato dal fornitore di mobili. Il giornalista ha quindi ricordato con sdegno la conferenza stampa in cui la procuratrice generale e il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, «appartenenti allo stesso partito», erano seduti allo stesso tavolo.
«Responsabilità non solo dei Moretti»
Durante la puntata è stata pure mostrata l'intervista al padre di un ragazzo rimasto ustionato nel rogo del bar Le Constellation. L'uomo ha cercato di smorzare i toni, affermando che non dovrebbe esserci nessuno scontro tra Italia e Svizzera, ma piuttosto collaborazione. Il genitore ha poi aggiunto che le indagini, seppur partite in ritardo, sembrano ora indirizzate sulla giusta strada. E ha aggiunto: «È evidente che le responsabilità non sono solo dei Moretti, ma pure del Comune di Crans-Montana e del Canton Vallese».

