Caldo estremo e incendi: «Le polveri fini incidono su ecosistema e salute»

I grossi sforzi fatti a livello globale per migliorare la qualità dell'aria stanno venendo vanificati dalle ondate di calore e, soprattutto, dai violenti incendi boschivi verificatisi in estate. Questa, in estrema sintesi, l'analisi fatta di recente da un rapporto delle Nazioni Unite. I dati sono stati raccolti in un documento stilato dall'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), che descrive nel dettaglio «il circolo vizioso» innescato e alimentato dagli eventi meteorologici estremi a cui stiamo assistendo con sempre maggiore frequenza. Un problema non da poco se si considera che questo circolo vizioso può avere delle «conseguenze gravi» anche sulla salute delle persone, come spiega il Guardian. I dati relativi alla qualità dell'aria sono pubblicati nel bollettino dell'OMM sul clima ogni anno, in concomitanza con la Giornata internazionale delle Nazioni Unite per l'aria pulita. «Tra le principali conclusioni emerse - si legge - si segnala l'aumento degli incendi boschivi di grave entità, che causano gravi conseguenze per la salute a causa della tossicità del fumo che emettono».
La piaga degli incendi
Un fenomeno, quello degli incendi boschivi, che viene amplificato - come in un vortice - dal caldo torrido e dalla siccità. Un mix esplosivo che quest'estate ha flagellato buona parte dell'Europa occidentale. I violenti roghi scoppiati in Francia e Spagna, ma anche in Grecia hanno costretto allo sfollamento migliaia di persone e devastato ampie zone boschive e coltivate, con conseguenze serie anche per l'agricoltura e la produzione di beni alimentari. Senza contare le fiamme che stanno colpendo la California e l'Indonesia in questi giorni. Fattori che non fanno altro che acutizzare la crisi climatica e che vanno anche a «ostacolare» i passi avanti fatti per migliorare la qualità dell'aria che respiriamo a livello globale.
Un collasso climatico
Un fenomeno che è stato messo nero su bianco dall'ONU. Secondo il rapporto, «le regioni che avevano registrato una diminuzione dell'inquinamento emesso da automobili e siti industriali si trovano ad affrontare nuove minacce alla qualità dell'aria a causa dell'esposizione al fumo degli incendi boschivi, mentre l'aumento delle temperature causato da intense ondate di calore sta provocando un'impennata dell'ozono troposferico». Ma non è finita qui. «A sua volta, l'inquinamento generato da questi eventi legati al clima contribuisce al collasso climatico, creando un circolo vizioso che rischia di trascinare il mondo in una catastrofe ambientale ancora più profonda». Le analisi condotte dagli esperti evidenziano così come clima e qualità dell'aria siano due concetti estremamente legati e interdipendenti tra loro. La tendenza registrata dall'ONU, secondo gli esperti sentiti dal Guardian che hanno redatto il rapporto, «guidata da un circolo vizioso tra cambiamento climatico e condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi», sta portando a una «minaccia urgente e crescente per la salute pubblica».
Asma e ricoveri
Infatti, gli incendi sono due volte dannosi per il nostro organismo: «Oltre a trasportare elevate concentrazioni di particolato fine, il fumo degli incendi boschivi provoca stress ossidativo nell'organismo umano». Il rapporto delle Nazioni Unite è molto chiaro in tal senso: «Le revisioni sistematiche e gli studi sperimentali collegano in modo coerente l'esposizione al fumo degli incendi boschivi a un aumento degli attacchi d'asma, dei ricoveri ospedalieri per broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), a un picco nell'uso di farmaci per le vie respiratorie, nonché a impatti sulla salute mentale e sugli esiti delle gravidanze».
La minaccia dell'ozono
Senza contare i danni causati dall'ozono, i cui livelli sono stati ulteriormente «aggravati» dalle intense e prolungate ondate di caldo estivo. «L'ozono è un ossidante molto potente», spiegano ancora gli esperti a capo della ricerca. «Una volta raggiunto il polmone, ossida essenzialmente il tessuto polmonare causando infiammazione e problemi circolatori, e infine problemi cardiaci». Di più. «Nelle regioni fortemente inquinate, circa un decesso su cinque per BPCO è ora attribuito all'esposizione a lungo termine all'ozono», puntualizza il rapporto. Rapporto che include anche le concentrazioni di particolato fine, meglio conosciuto come particelle PM 2.5 (poiché di grandezza inferiore a a 2,5 µm). Proprio la loro taglia infinitesimale rappresenta un pericolo per la salute: riescono infatti, una volta respirate, a entrare in profondità nel nostro organismo, passando dai polmoni al flusso sanguigno.
Circolo vizioso
Le particelle PM 2.5 provengono, oltre che da inquinamento industriale e da combustibili fossili, anche dagli incendi boschivi. Queste particelle, a contatto con l'aria si combinano creando il cosiddetto «aerosol». Un mix che può avere delle conseguenze negative anche sull'ambiente, innescando un vero e proprio circolo vizioso che tende al peggioramento progressivo, come evidenzia il rapporto: «Si prevede che l'aumento dell'aridità e il cambiamento nell'uso del suolo incrementino le emissioni di aerosol, creando un potente ciclo di feedback climatico in cui il riscaldamento climatico aumenta gli incendi e le emissioni di polveri, che a loro volta intensificano la deposizione su superfici nevose e ghiacciate, accelerandone lo scioglimento e, in ultima analisi, rafforzando il riscaldamento globale».
