Svizzera

Cambiamenti climatici, Holderegger: «La successione di anni secchi mostra cosa possiamo aspettarci»

Secondo il direttore dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL, l’estate 2026 potrebbe però rappresentare un punto di svolta per una maggiore protezione del clima - «È molto importante che la ricerca non molli la presa»
Manuela Brunner
Red. Online
05.09.2026 10:30

Boschi marroni, prati gialli e ruscelli prosciugati. Sono alcuni dei desolanti spettacoli a cui è capitato di assistere in Svizzera nel corso di questa estate rovente. Anche Rolf Holderegger, direttore dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL, ha potuto constatare di persona gli effetti del caldo torrido. «Mi sono sentito un po’ sopraffatto, anche se sapevo cosa stava per accadere: i segnali dalla scienza dicevano che ci attendeva un’estate secca», spiega in un’intervista Holderegger. «La violenza degli eventi, ad ogni modo, mi ha sorpreso».

L’auspicio, adesso, è che quanto vissuto negli ultimi mesi contribuisca a instillare una maggiore consapevolezza nella popolazione. «Credo che l’opinione pubblica reagisca quando vive esperienze concrete», rileva Holderegger. Dal canto suo, «la politica reagisce quando ci sono danni visibili o emergono dei rischi. In quest’ottica, l’estate 2026 potrebbe essere un punto di svolta per una maggiore protezione del clima e un migliore adattamento ai cambiamenti climatici». Tuttavia, una volta che l’evento è passato, «l’attenzione torna a diminuire. A quel punto, è molto importante che la ricerca non molli la presa».

Cosa aspettarsi

Guardando al futuro, «la successione di anni secchi e caldi nell’ultimo decennio ci mostra chiaramente cosa possiamo aspettarci con questi cambiamenti climatici. Per noi esseri umani, cambieranno i doni che la natura ci fornisce, come, ad esempio l’approvvigionamento di acqua potabile, la protezione dalle valanghe o dall’erosione del suolo». Ciò «avrà conseguenze sociali molto dirette: carenze idriche per l’irrigazione nell’agricoltura, foraggio insufficiente per il bestiame, carburanti più cari perché la navigazione sul Reno sarà soggetta più spesso a limitazioni», prosegue Holderegger.

Ma come fare per invertire la tendenza? «La ricerca può trasmettere i dati di ciò che sta accadendo alla politica, alle autorità, all’opinione pubblica e agli operatori del settore». A lungo termine, invece, «dobbiamo illustrare le possibili opzioni di intervento per permettere alla Svizzera di adattarsi a livelli maggiori di caldo e siccità». Su questo tema «stiamo conducendo molte ricerche in collaborazione con persone attive sul campo». Nel nuovo programma di ricerca “Nova City”, ad esempio, «studiamo insieme alle autorità come mantenere vivibili le città grazie a spazi verdi, superfici non sigillate e altre misure di questo genere». Tuttavia, conclude Holderegger, «non spetta alla politica dire quali obiettivi perseguire come società e quanti fondi occorre mettere a disposizione a tale scopo: questo è un processo di negoziazione politica». 

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