Aviazione

Carenza di carburante per gli aerei: l'estate potrebbe essere a rischio

La situazione in Europa sarebbe più critica rispetto a quanto emerso sinora secondo tre fonti a conoscenza della questione citate dal «Corriere della Sera»
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Red. Online
10.04.2026 14:21

L'estate di chi intende viaggiare in aereo potrebbe essere a rischio. Colpa, ovviamente, della possibile carenza di cherosene dovuta alla situazione in Medio Oriente ed in particolar modo nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera che cita tre fonti a conoscenza della questione, infatti, la situazione in Europa è più critica di quanto emerso finora. Con il jet fuel attuale che dovrebbe finire tra la seconda e la terza settimana di maggio, le riserve strategiche del Vecchio Continente rischiano di essere insufficienti a consentire i voli in piena estate in diverse aree.

Soltanto due Paesi, di cui però il foglio italiano non fa i nomi, avrebbero cherosene d’emergenza per 90 giorni, mentre la maggior parte non supererebbe una crisi più lunga di 30 giorni. Alcuni Stati, poi, avrebbero addirittura 8-10 giorni di autonomia, prima di restare a secco.

Dal canto suo, Aci Europe, che rappresenta gli aeroporti dell'UE, ha affermato che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre «l'impatto delle attività militari» sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture. Lo riporta il quotidiano economico finanziario britannico Financial Times, che ha visionato una lettera inviata dall'associazione al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas. «Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l'UE», si legge nella missiva. L'avvicinarsi dell'alta stagione estiva, «quando il trasporto aereo alimenta l'intero ecosistema turistico su cui fanno affidamento molte economie (dell'UE)» ha intensificato queste preoccupazioni.

Bocche cucite

La situazione sarebbe così delicata che le bocche, in via ufficiale, restano cucite. «Il rischio di una carenza di cherosene in Europa è passato da virtuale a reale in pochi giorni», spiega al quotidiano italiano una delle fonti. «Al netto dei Notam, i bollettini aeronautici, depositati da alcuni aeroporti italiani, ci sono altri scali del continente che da giorni registrano sofferenze nei quantitativi di jet fuel senza darne notizia ufficiale», sostiene un’altra.

Il Corriere ha potuto visionare comunicazioni tra fornitori di jet fuel e aviolinee: in alcuni scali si parla di quantitativo massimo imbarcabile (5 mila chilogrammi) per velivolo o di impossibilità a rifornire gli aerei privati per dare priorità ai voli di linea.

Capacità europee al limite

L’Europa importa dal Golfo Persico il 43% del suo fabbisogno annuale di carburante per l’aviazione. E non può aumentare la produzione interna. L’attività di raffinazione negli impianti europei è infatti già al massimo, quindi fisicamente non c’è la possibilità di aggiungere ulteriori quote di produzione in estate, confermano le tre fonti al giornale italiano. Maggio diventa così un periodo cruciale. Se non dovessero arrivare altre navi dal Golfo Persico potrebbero scattare prima le attività di prelievo dalle riserve strategiche e poi lo stop alle forniture di cherosene negli aeroporti di alcuni Paesi.

Più colpite le nazioni dell’Est Europa e i piccoli Stati

Ad avere pochi giorni di disponibilità sarebbero diversi Stati dell’Est Europa, ma anche alcuni di piccole dimensioni nella parte occidentale del continente, proseguono le fonti.

E la Svizzera?

E la Svizzera, rientra in questi Stati di piccole dimensioni in difficoltà? Secondo quanto raccontato qualche giorno fa al Corriere del Ticino da Mark Ansems, Head of Operations Steering di Swiss, «non siamo ancora in emergenza. Nessun aeroporto che serviamo, ad esempio, ci ha detto di essere rimasto senza carburante. All’interno del Gruppo Lufthansa, di cui facciamo parte, stiamo comunque facendo le valutazioni del caso. Insieme, perché in casi del genere ha senso muoversi come un Gruppo».

Ci vorranno diverse settimane prima che la situazione si normalizzi

Negli ultimi confronti con i funzionari comunitari i proprietari delle petroliere hanno fatto sapere che non è sufficiente che Hormuz riapra in modo stabile, ma è necessario che anche il costo per assicurare le navi cisterna si riduca. Va inoltre osservato che, dopo la ripresa dei transiti, serviranno comunque diverse settimane  prima che le cisterne possano arrivare in Europa con i loro carichi. Addirittura, le petroliere di grandi dimensioni potrebbero impiegare due mesi.

Con gli occhi agli Stati Uniti

A causa delle difficoltà legate alla situazione in Medio Oriente e al raggiungimento dei massimi livelli di produzione interna, all'Europa non resta dunque che chiedere agli Stati Uniti per il cherosene. «Ma bisogna vedere a quale prezzo e a quali condizioni», sottolineano le fonti. «L’Europa deve pensare a un piano che tenga conto di eventuali misure di mitigazione — concludono le fonti — e che abbia chiaro come deve essere allocato il cherosene tra i Paesi».