Il ricordo

«Carlo Petrini è insostituibile, ma il suo pensiero sopravviverà»

Gabriele Corte, direttore generale di Banca del Ceresio, ricorda l'amico «Carlin»: il fondatore di Slow Food è scomparso ieri all'età di 76 anni
© Chiara Zocchetti
Irene Solari
22.05.2026 19:30

«Carlin sarà insostituibile in quanto unico, ma il suo pensiero sopravviverà grazie alle migliaia di studenti che dall'Università Pollenzo sono transitati e transiteranno, sapendo che porteranno in loro il seme di un pensiero potentissimo». È un ricordo commosso e toccante quello che Gabriele Corte, direttore generale di Banca del Ceresio, rivolge al grande amico Carlo Petrini. Il fondatore di Slow Food e Terra Madre si è spento a 76 anni nella tarda serata di ieri, dopo una malattia. Petrini, nato nel 1949 a Bra, è stato gastronomo, sociologo, scrittore e attivista, nonché ideatore dell'Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo, nelle Langhe. Con il suo impegno e il suo spirito visionario ha cambiato il modo di vedere e pensare il cibo, sostenendo il principio di un'alimentazione buona, sana e giusta. 

Un modello per gli atenei

«Il primo nostro incontro non poté che accadere con un bicchiere di rosso delle Langhe in mano», ci racconta Corte ripercorrendo i ricordi. «Parliamo di quattordici anni fa, ma ricordo perfettamente quel momento, che da allora abbiamo ripetuto innumerevoli volte. Carlin ci tenne a parlare a lungo della ''sua'' Università di Scienze Gastronomiche, un luogo divenuto poi un modello per molti altri atenei, non solo in Italia». Da quel primo incontro, spiega il nostro interlocutore, «è nata l’idea di creare un piccolo centro di studi sul settore alimentare italiano che, tredici anni dopo, produce uno dei più ampi e profondi approfondimenti sul tema, presentato annualmente in Università di fronte a imprenditori, manager e studenti. Quest’anno, per la prima volta, non sentiremo le sue conclusioni, che non mancavano mai di bacchettarci per l’eccessiva attenzione ai numeri rispetto a coloro che alla base permettono di generarli». 

Oltre tutti i confini

L’idea di Carlo Petrini, spiega Corte, era di formare dei gastronomi «e racchiudeva in sé l’essenza della sua filosofia proiettata nel futuro, ovvero diffondere il suo pensiero oltre sé stesso e oltre i confini nazionali che tanto gli andavano stretti». Tra i pilastri del suo credo, ripercorsi da Corte, la ripresa delle tradizioni alimentari, il rispetto della terra e di chi la lavora, la difesa della biodiversità, l'etica del commercio e del consumo. «Pilastri che sempre tornavano nei discorsi, nelle presentazioni, negli articoli o nei libri. Già allora il suo attivismo andava ben oltre l’Italia, ma la sua modestia langarola non lo lo ha mai portato a farne una pubblicità personale». Innumerevoli, infatti, i progetti all'estero di Petrini: «Dallo sviluppo dei ''mercati contadini'' negli Stati Uniti al ''progetto degli orti'' in Africa, passando per il programma di borse di studio per studenti dai Paesi emergenti: lui stesso fu stupito in un viaggio in Cina di quanto fosse conosciuto nel mondo agricolo locale».


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