Ticino

Caso Maidan a Muralto, HelvEthica Ticino ricorre al Tram

Il movimento chiede al TRAM di pronunciarsi sulla legittimità del divieto di proiettare il documentario, contestando lo stralcio deciso dal Consiglio di Stato e invocando la tutela della libertà di espressione e di riunione
©Chiara Zocchetti
Red. Online
27.10.2026 14:21

HelvEthica Ticino ha presentato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) contro la risoluzione del Consiglio di Stato del 23 settembre 2026, con la quale è stato stralciato il ricorso relativo al divieto di proiettare il documentario «Maidan: la strada verso la guerra», inizialmente previsto per il 29 gennaio 2026 presso la Sala Congressi di Muralto.

Che cosa è successo

Il Municipio di Muralto aveva revocato, il 12 gennaio 2026, un’autorizzazione precedentemente concessa per la proiezione del documentario, che interpreta la rivoluzione di Maidan del 2014 da una prospettiva russa, motivando la decisione con il rischio di possibili «tensioni e turbative dell’ordine pubblico». HelvEthica Ticino, organizzatrice dell’evento assieme ad Amici della Costituzione, aveva contestato il provvedimento, sostenendo che una restrizione preventiva delle libertà costituzionali non possa fondarsi su semplici supposizioni circa eventuali disordini.

Il Governo aveva inizialmente negato l’effetto sospensivo al ricorso, impedendo di fatto lo svolgimento della proiezione nella data prevista. La procedura si è poi protratta per diversi mesi, nonostante i ripetuti solleciti del movimento politico. Soltanto il 23 settembre scorso, secondo quanto riferito da HelvEthica Ticino, il Consiglio di Stato ha deciso di stralciare il ricorso, ritenendo che, essendo ormai trascorsa la data dell’evento, fosse venuto meno l’interesse attuale a una decisione nel merito.

Le contestazioni di HelvEthica Ticino

È proprio questa conclusione a essere contestata dal movimento, secondo cui lo stralcio della procedura impedisce di ottenere una valutazione giudiziaria sulla legittimità del divieto. «Se bastasse lasciar trascorrere la data di una manifestazione per evitare un giudizio sulla legittimità del suo divieto, la tutela giudiziaria delle libertà fondamentali rischierebbe di diventare puramente teorica», sottolinea HelvEthica Ticino. «Un’autorità potrebbe impedire un evento senza che la legittimità della sua decisione venga mai esaminata nel merito, semplicemente a causa del protrarsi della procedura».

Il movimento aveva inoltre manifestato l’intenzione di riproporre la proiezione del documentario, chiedendo che fosse chiarita la legittimità della revoca dell’autorizzazione decisa dal Municipio.

Il ricorso al TRAM

Con il ricorso al Tribunale cantonale amministrativo, HelvEthica Ticino chiede quindi l’annullamento della risoluzione governativa e il rinvio degli atti al Consiglio di Stato, affinché siano esaminate nel merito le contestazioni relative alla revoca dell’autorizzazione, comprese quelle concernenti la necessità e la proporzionalità del provvedimento e il rispetto dei diritti fondamentali.

Secondo il movimento, la libertà di espressione e di riunione «non può dipendere dal consenso di eventuali oppositori». Ammettere che la semplice prospettiva di contestazioni sia sufficiente a giustificare il divieto di una manifestazione significherebbe, a suo avviso, attribuire a chi minaccia disordini il potere di impedire la diffusione di opinioni sgradite. È il fenomeno noto come «veto dell’oppositore».

Il precedente della proiezione al liceo di Bellinzona

A sostegno delle proprie argomentazioni, HelvEthica Ticino richiama anche la proiezione del documentario avvenuta al liceo di Bellinzona, dove, secondo il movimento, «non si sono verificati i temuti disordini», nonostante le polemiche suscitate dall’iniziativa. Per HelvEthica Ticino, questo precedente solleva ulteriori interrogativi sulla concretezza dei rischi per l’ordine pubblico invocati dal Municipio di Muralto e sull’effettiva necessità di vietare la proiezione.

La richiesta di una decisione nel merito

Il movimento chiede quindi che la giustizia si pronunci sulla vicenda e che venga esaminata la legittimità del provvedimento municipale, al di là della data in cui avrebbe dovuto svolgersi l’evento. «Non si tratta di difendere il contenuto di un documentario, né di imporne la condivisione. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a vederlo, discuterlo e formarsi liberamente un’opinione. Una democrazia non si misura dalla libertà concessa alle opinioni condivise dalla maggioranza, ma dalla capacità delle sue istituzioni di tutelare anche quelle controverse», conclude HelvEthica Ticino.