Il caso

C’è aria di crisi a Menlo Park?

Gli utili di Meta registrano per la prima volta un calo – Sulla società di Zuckerberg pesa l'incertezza economica, ma c'è anche la concorrenza dei nuovi social – La parola ad Achille Peternier, professore aggiunto SUPSI presso l’Istituto sistemi informativi e networking
Irene Solari
29.07.2022 19:30

I ricavi di Meta Platforms – nome scelto dallo scorso ottobre al posto di Facebook – per la prima volta nella sua storia hanno registrato un calo. La compagnia sembra dover affrontare un periodo di difficoltà. L’aria di crisi si respirava già a inizio luglio – ce ne aveva parlato Stefano Olivari –, citando le parole di Mark Zuckerberg durante una conferenza interna resa nota dal New York Times. Il CEO prevedeva un periodo complicato: «Dobbiamo affrontare la peggiore contrazione economica della storia recente e quindi dovremo ridimensionarci». La contrazione, secondo l'azienda, è legata al complicato contesto macroeconomico. «Sembra che siamo entrati in un rallentamento economico che avrà un ampio impatto sulla pubblicità digitale», ha detto Zuckerberg agli analisti.

La flessione

Ma cosa sta succedendo a Meta? Il gigante dei social, oltre al calo degli utili, è anche uscito dalle prime dieci aziende al mondo per capitalizzazione. Sono diversi i fattori che possono aver contribuito a questa flessione. Innanzitutto, a livello economico e finanziario, il timore della recessione. Ma non solo.
Ne abbiamo parlato con Achille Peternier, professore aggiunto SUPSI presso l’Istituto sistemi informativi e networking. «Dopo anni di crescita costante, capace di attraversare anche i momenti più bui dei vari scandali legati alla privacy e alla diffusione di fake news, per la prima volta dalla sua entrata nel libero mercato, Meta ha registrato il segno meno». Un avvenimento che, a ben vedere, si poteva ipotizzare, come spiega Peternier: «Era nell’aria, tanto che la brusca sterzata di Zuckerberg sul metaverso – rinominando addirittura la compagnia – lasciava presagire la necessità di grandi cambiamenti per restare a galla. D’altra parte, Meta è un’azienda high-tech che ha sempre dovuto continuamente innovare per restare moderna e competitiva sia nell’offerta di servizi, sia nell’aggiornamento dell’infrastruttura informatica necessaria a soddisfare il pantagruelico appetito dei suoi miliardi di utenti».

La concorrenza di altre realtà come TikTok ha catturato in pochi anni parecchia attenzione, sottraendola a Facebook e costringendo Zuckerberg a copiare in parte il format del concorrente
Achille Peternier, professore aggiunto SUPSI presso l’Istituto sistemi informativi e networking

Le ragioni della crisi

Ma che cosa potrebbe esserci dietro a questa crisi? Sicuramente, come detto, troviamo dei fattori economici e finanziari. Ma c’è anche dell’altro che gioca a sfavore del colosso di Zuckerberg. Soprattutto se guardiamo ai nuovi social come TikTok, che in brevissimo tempo ha realizzato cifre vertiginose – oltre un miliardo di utenti, per lo più giovanissimi – lanciandosi in una competizione sempre più serrata con Meta. «La concorrenza di altre realtà come TikTok, la piattaforma cinese per pubblicare brevi video, ha catturato in pochi anni parecchia attenzione – leggasi click –, sottraendola a Facebook e costringendo Zuckerberg a copiare in parte il format del concorrente e al contempo a diversificare puntando su altro, come il metaverso».

Difficoltà nel metaverso

E, su questo punto, entrano in gioco anche le nuove dinamiche e le future evoluzioni di internet, con le loro difficoltà, come spiega Peternier: «È proprio in merito alla sua visione di una futura fruizione di internet non più attraverso browser, mouse e tastiera ma mediante realtà virtuale e indossando visori 3D, che i pareri divergono e che echeggia un forte scetticismo rispetto a quello che Meta riuscirà effettivamente a capitalizzare. La tecnologia non è pronta: realtà virtuale, computer, grafica e telecomunicazioni hanno avuto sviluppi vertiginosi nel corso degli anni, ma per realizzare un vero metaverso, come ipotizzato nella letteratura e cinematografia fantascientifica, servono ancora parecchi anni».

È proprio in merito alla visione di una futura fruizione di internet, mediante realtà virtuale, che i pareri divergono e che echeggia un forte scetticismo rispetto a quello che Meta riuscirà effettivamente a capitalizzare
Achille Peternier, professore aggiunto SUPSI presso l’Istituto sistemi informativi e networking

Incognite, tempo e antitrust

La realizzazione dei traguardi che la compagnia si è preposta, tuttavia richiede particolare pazienza e attenzione, nonostante il grande impegno mostrato: «Meta sta investendo una quantità significativa di risorse per accelerare tali sviluppi, propedeutici al raggiungimento dei propri obbiettivi – ci spiega il nostro interlocutore –, ma è una sfida piena di incognite che richiederà ancora molto tempo». Un’altra difficoltà è rappresentata dall’egemonia di un’unica realtà virtuale sul mercato, una tendenza che non piace alle autorità americane che regolano la concorrenza. Come ha precisato Peternier: «L’idea, inoltre, di un unico ecosistema di realtà virtuale interamente nelle mani di una singola compagnia è invisa all’antitrust americana, che ha recentemente impedito a Zuckerberg di comprare una startup attiva in ambito VR con l’esplicito intento di evitare la genesi di un monopolio». 

Il metaverso sta evolvendo ma più lentamente del previsto: Meta parla di raggiungere i suoi obbiettivi nell’arco di un decennio, che in ambito high-tech è un’eternità
Achille Peternier, professore aggiunto SUPSI presso l’Istituto sistemi informativi e networking

Un’evoluzione determinata, ma troppo lenta

A proposito di metaverso, sul quale Zuckerberg ha puntato molto, come si sta evolvendo questo concetto? «Più lentamente del previsto» ci risponde Peternier, «ma la sfida è titanica e Meta parla di raggiungere i suoi obbiettivi nell’arco di un decennio, che in ambito high-tech è un’eternità». Anche se la determinazione è tanta: «Fanno però sul serio: basta osservare il numero di specialisti assunti negli ultimi mesi dai Meta Reality Labs in giro per il mondo – con una sede anche a Zurigo – per rendersene conto. Meta produce inoltre il Quest, uno dei migliori e più venduti visori da realtà virtuale in circolazione». Anche se non senza qualche difficoltà, spiega il nostro interlocutore, «ci sono tuttavia anche segnali che lasciano intravvedere delle crepe nei piani originali: a seguito del brutto momento finanziario, Meta dovrà ora alzare il costo dei Quest di cento dollari, cosa che potrebbe rallentare l’acquisizione di nuovi utenti ed il consolidamento della propria posizione nel settore, così come il recente annuncio di un freno all’assunzione di nuovo personale».

Turbolenze e concorrenza

Cosa possiamo quindi aspettarci per il futuro di Meta? L’incertezza è ancora tanta e i problemi non mancano. «Non è la prima volta che la compagnia attraversa un periodo turbolento ed in passato ha sempre dimostrato di riuscire a sopravvivere alle varie crisi», spiega Peternier. «Questa volta però potrebbe essere diverso, anche a causa di molteplici fattori globali, tra cui il conflitto Russia-Ucraina, l’onda lunga della pandemia e l’incertezza economica. Questo fa sì che i profondi e delicati cambiamenti in atto avvengono all’interno di un contesto avverso che potrebbe sparigliare le carte». Senza contare la pressione esterna degli altri social. «Inoltre, la concorrenza non sta più con le mani in mano: TikTok ha già dimostrato che sottrarre utenti a Meta è possibile, mentre l’evoluzione di internet in metaverso non è unicamente appannaggio di Zuckerberg ma è un tema sul quale anche molti altri giganti dell’IT stanno puntando».

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