Lugano

Ceresio colonizzato dalla peste d'acqua

Esotica e invasiva, la pianta acquatica si è diffusa per il momento a Nord del ponte diga di Melide - Massimiliano Foglia, Ufficio della natura e del paesaggio: «Per ora non sta creando grandi disagi, per ora...»
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
27.08.2025 06:00

«Siamo all’inizio di una colonizzazione». Massimiliano Foglia, biologo dell’Ufficio della natura e del paesaggio, non usa giri di parole per indicare la presenza di una «nuova» specie di pianta acquatica non autoctona e invasiva nel lago di Lugano, che si sta mangiando grosse porzioni di lago. Una specie che di nome fa Lagarosiphon major e che in italiano ha diversi nomi, tra cui uno che non lascia indifferenti: peste d’acqua arcuata. «La stiamo osservando e in particolare la teniamo d’occhio nel tratto tra il ponte diga di Melide e Bissone - spiega l’esperto - un tratto dove è accertata, appunto, la sua colonizzazione». Intervenire per debellarla è però oggi impossibile. «Non abbiamo risorse sufficienti. Detto altrimenti, i finanziamenti, essendo limitati ci permettono di prendere provvedimenti solo nelle zone protette», spiega il biologo.

Come tutte le specie invasive, anche la peste d’acqua arcuata, che Foglia ha osservato direttamente immergendosi in profondità, può, potenzialmente, diventare pericolosa. Non per l’uomo. Ma per la flora e la fauna autoctone, dato che anche «la Lagarosiphon major - continua l’esperto - tende a soppiantare le specie locali». Tradotto: è altamente probabile che possa prenderne il posto, diventando egemone.

Non una questione di poco conto. Anche se al momento non si è ancora arrivati a questo punto. Non ancora. «Come in ogni ambiente lacustre, anche nel lago di Lugano ci sono pesci che si rifugiano e depongono le uova tra le piante acquatiche autoctone; piante che per alcune specie di pesci rappresentano anche una delle fonti di alimento. Quando arriva e attecchisce una nuova pianta invasiva, come sta avvenendo con la Lagarosiphon major è come se questo sistema venisse scompaginato, creando non pochi problemi».

Arriva dagli acquari

Di origine africana, la peste d’acqua arcuata vive a una profondità di 3 metri o anche fino a 6 (il fattore limitante è la luce) e possiede una grande capacità di adattamento a una varietà di ambienti, Le cause della sua diffusione nel lago Ceresio - così come nel Verbano e nel Lemano, dove in alcuni tratti ricopre completamente il fondo del lago - non sono molto misteriose, essendo venduta principalmente come pianta d’ornamento da acquario. È molto probabile che la presenza in natura sia dovuta inizialmente allo svuotamento di acquari o a biotopi nei giardini, e poi, in una seconda fase, al trasporto involontario di frammenti di fusto (barche e attrezzature utilizzate negli sport acquatici).

Altamente competitiva e in grado di ricoprire integralmente uno specchio d’acqua, tanto da formare un tappeto vegetale denso e quasi impenetrabile sia in superfice che in profondità, la specie, dove è stata introdotta è spesso diventata dominante, soppiantando le piante indigene indebolite. Un curriculum vitae che ai biologi non fa dormire sonni troppo tranquilli insomma. Anche perché la sua presenza, che oggi è accertata a Nord del ponte diga di Melide non è detto che rimanga solo in quel tratto specifico di lago. Anzi.

La lotta sul lago di Garda

Intanto, c’è chi, altrove, non è rimasto con le mani in mano. Durante lo scorso inverno sul lago di Garda - dove la pianta è molto diffusa e dove nei suoi confronti si parla di una vera e propria lotta - è stata portata a termine l’ultima di una serie di operazioni tese, appunto, a cercare di debellarla. In quell’occasione sono stati 40 i quintali di materiale vegetale estirpati e portati a terra. Le piante raccolte sono state riposte in sacchi speciali e quindi consegnate agli enti preposti allo smaltimento.

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