Il caso

Chiedeva «punizioni» contro Berna e Coira, ma il TF dice no

I giudici di Mon Repos ritengono inammissibile il ricorso inoltrato da un cittadino di Samedan che sosteneva che le schede di voto avessero dei buchi - Aveva persino scritto all'allora presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga
© CdT/Gabriele Putzu
Alan Del Don
20.01.2026 16:25

Avevano persino chiesto l'adozione di «punizioni e rogatorie esemplari per gli amministratori cantonali, la Cancelleria cantonale e quella federale», l'obbligo per le autorità di «mandare buste per le schedine di voto intere, senza buchi e senza possibilità di inganno» e, infine, la limitazione delle votazioni a due giorni all'anno. Un cittadino di Samedan, Comune grigionese di circa 3 mila abitanti della regione del Maloja, sei anni or sono aveva persino scritto all'allora presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. Biasimava il fatto che nell'ente locale verrebbero utilizzate delle buste di voto perforate che, a suo dire, renderebbero possibile una violazione del segreto di voto, consentendo di conoscere il contenuto delle schede poste al loro interno. Il Tribunale federale, tuttavia, in una sentenza pubblicata oggi, ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dall'uomo.

La missiva al Governo

Fondamentalmente i giudici di Losanna hanno mostrato il pollice verso alla censura in quanto quest'ultima era stata interposta ben otto mesi dopo i termini di legge. Ma, detta fuori dai denti, si sono chiaramente resi conto che il ricorso era improponibile, decidendo addirittura di rinunciare a prelevare le spese giudiziarie. Il cittadino aveva investito della questione, come detto, Berna ma pure Coira, inviando una missiva all'allora presidente del Governo retico Jon Domenic Parolini «reiterando in modo generico e sulla base dei medesimi argomenti, la censura di una violazione del segreto di voto». il Consiglio di Stato non era entrato nel merito del ricorso, rilevando in particolare che l'interessato aveva già fatto valere nel 2020, dinanzi alla Cancelleria federale, «una pretesa violazione del segreto di voto».