Constantin: «A Crans-Montana non sarebbe successo niente se gli oggetti pirotecnici fossero vietati»

Li conosce bene, Christian Constantin, gli oggetti pirotecnici. Non perché li maneggi in prima persona, anzi, ma perché la pluridecennale frequentazione degli stadi glieli ha resi ormai elementi noti. E anche combattuti. Già, perché negli stadi non dovrebbero entrare, pena multe salate per il suo club, il Sion. Ecco allora che petardi, candele pirotecniche e fumogeni sono diventati il bersaglio della sua battaglia. Battaglia che, dopo la tragedia di Crans-Montana costata la vita a quaranta persone, il presidente del Sion e promotore immobiliare vuole portare anche fuori dal rettangolo verde facendo interdire gli oggetti pirotecnici.
«È chiaro che se si vietasse l'utilizzo di questi dispositivi, si preverrebbero già molti rischi», racconta Constantin al «Blick». «Un divieto è dunque un primo passo da prendere in considerazione. Poi chiaro, in questo genere di drammi entra sempre in conto anche il fattore umano; componente, questa, che è difficilmente prevedibile e arginabile. A ogni modo, l'attuazione di misure di base quali, appunto, il divieto di utilizzo di oggetti pirotecnici sarebbe una maniera per prevenire le catastrofi. Anche perché è assurdo che nei locali sia vietato fumare e poi si permetta l'accensione di oggetti pirotecnici».
Il presidente del Sion analizza quindi il caso specifico del Constellation. Il rogo, è partito nel piano sotterraneo del locale dal quale si poteva uscire solo attraverso una stretta porta. «Nel sottosuolo gli oggetti pirotecnici rappresentano ovviamente un pericolo in quanto possono entrare in contatto con i materiali del soffitto, magari infiammabili, e con altri materiali di difficile gestione, penso a decorazioni o a vestiti realizzati in materiale sintetico. Torno dunque a ripetere: bisogna agire contro l'uso di questi oggetti».
Constantin veste dunque i panni del promotore immobiliare e affronta la questione delle condizioni del locale teatro della tragedia: era a norma? «I servizi tecnici del Comune fanno il proprio lavoro, almeno è quello che posso dire per i casi che mi riguardano direttamente. Sono molto competenti e puntigliosi. Per quanto attiene al Constellation, va detto che è un edificio vecchio, costruito tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta: ciò non ha sicuramente aiutato in termini di sicurezza». Constatin torna quindi a battere sul proprio chiodo fisso. «Senza oggetti pirotecnici, a ogni modo, non ci sarebbe stato nessun incendio. Ecco perché dico che limitarne l'utilizzo sarebbe la prima cosa da fare».
Il patron del Sion esprime anche un pensiero per le vittime dell'incendio. «È innanzitutto il dramma umano che ci segna. Come sarà la vita dei grandi ustionati sopravvissuti la notte di Capodanno? Alcuni genitori hanno perso i propri figli, altri avranno ragazzi segnati dalle bruciature per tutto il resto della vita. E questo solo per una nottata di festa, un'ora dopo soltanto che tutto il mondo si era abbracciato per scambiarsi gli auguri di buon anno».
Lo stesso Constatin conosce una persona toccata dal rogo. «Una persona che lavora per me è data per dispersa. Si tratta di una giovane ragazza per la quale il padre ha dovuto fornire il DNA agli inquirenti. La speranza è che si trovi in qualche ospedale».
