Da Cornaredo alla AIL Arena, l’attesa si rinforza

«È con una certa nostalgia che si ripensa alle tante e tante domeniche vissute al Campo Marzio, con passione, con entusiasmo e - tante volte - con dispiacere. Ora, con rinnovato entusiasmo ci accingiamo a sostenere il sodalizio bianconero sul nuovo magnifico terreno da giuoco, ed anche il pubblico, l’appassionato tifoso luganese, nella nuova sede, saprà elargire generosamente il suo incitamento agli atleti che si apprestano a dare inizio alla pesante ed impegnativa stagione calcistica». A pagina 3 del Corriere del Ticino del 25 agosto del 1951, veniva lanciata così la partita amichevole - Lugano-Chiasso 7-0, davanti a seimila spettatori - che avrebbe inaugurato la storia dello stadio Cornaredo. Una storia poi durata 75 anni esatti. In attesa della AIL Arena, ci concediamo un viaggio indietro nel tempo.
L’abbandono del Campo Marzio
L’attesa dello stadio Cornaredo non fu nemmeno lontanamente paragonabile a quella della AIL Arena. Sempre cercando riferimenti nei giornali del passato, troviamo alcune note di «cronaca cittadina» nell’edizione del Corriere del Ticino del 15 giugno del 1949. Leggiamo: «Gran numero di luganesi sono già a conoscenza dei particolari tecnici riguardanti la costruzione del nuovo stadio sportivo della città di Lugano, almeno a giudicare dall’assenteismo dei nostri concittadini all’illustrazione data lunedì sera al Palazzo degli studi dal sig. Canepa, dell’Ufficio tecnico comunale. Assenti anche i dirigenti delle diverse associazioni sportive, anche di quelle direttamente interessate. Sta a vedere se l’assenza alla riunione non va ricercata anziché a conoscenza del problema a motivo ben diverso». Una frecciatina, quella del collega di allora, piuttosto esplicita, sia nei confronti delle autorità che delle stesse associazioni sportive. Una situazione, insomma, ben diversa rispetto a quella attuale, con il FC Lugano schierato in prima linea nei vari appuntamenti di avvicinamento all’inaugurazione della AIL Arena. Diverso anche il cammino verso l’abbandono del «vecchio stadio». Se Cornaredo ora potrà ospitare le ultime partite in una cornice comunque degna, brutture legate ai lavori in corso a parte, il vecchio Campo Marzio di fatto venne praticamente abbandonato. Il 24 giugno del 1951, a poche settimane dall’inaugurazione di Cornaredo, il Campo Marzio ospitò un’altra amichevole, quella tra il Lugano e la Pro Patria. Il giorno dopo, sul Corriere del Ticino, si scriveva: «Lo stato del terreno - ormai privato della benché minima manutenzione in vista del trasloco nel nuovo stadio - era tale da non permettere ai giuocatori lo svolgimento di anche semplici intrecci di giuoco e ne è scaturita una gara combattuta sì, ma poverissima di contenuto tecnico». Finì 4-2 per i bianconeri, davanti a «poco pubblico, tutto raggruppato nella vecchia tribuna».
L’«audace ideazione»
L’ingegner Carletti, a cui venne affidata la direzione dei lavori di costruzione, nel mese di novembre del 1951 dedicò un’intera pagina nei quotidiani ticinesi alle ditte che parteciparono all’opera. Nel breve scritto, ricordava: «Il desiderio, in tutto rispondente alle esigenze vieppiù manifeste della città in continuo progresso, di avere un centro sportivo che meglio corrispondesse a favorire lo sviluppo dell’educazione fisica nella popolazione, indusse il lodevole Municipio di Lugano alla creazione di un moderno stadio, che meglio secondasse l’innata passione dei luganesi per lo sport». All’architetto Daniele Moroni Stampa e allo stesso ingegner Giovanni Carletti venne affidata la progettazione della tribuna, che costituiva - parole loro - «esempio di audace ideazione». In effetti, le autorità - già nel giugno del 1942, ad allora risale il Consiglio comunale in cui venne approvata la realizzazione del nuovo campo sportivo - avevano comunque intuito le potenzialità della nuova struttura, che subì alcune modifiche nel corso degli anni. In un rapporto della Commissione edilizia del maggio 1947, si leggeva: «La città deve essere dotata di uno stadio e di impianti annessi in corrispondenza all’efficienza delle sue organizzazioni sportive, che si sono validamente affermate in campo nazionale e internazionale». Poi, una nota curiosa, visto che si aggiungeva: «La soluzione proposta, si potrà obbiettare, non è la perfezione, la perfezione del resto non è di questo mondo, rappresenta però quanto di meglio si possa fare in materia secondo le disponibilità ed i bisogni del nostro Comune». Nell’agosto seguente, anche la Commissione gestione si diceva d’accordo e proponeva «al Consiglio comunale la concessione del credito domandato in franchi 740.000». Dopo quattro anni, già si festeggiava il nuovo stadio, proprio su quelle terre che qualche decennio prima la Pro Lugano proponeva di trasformare in una riserva per colonie di daini, caprioli e cervi.
Il «derby» con gli azzurri
Al netto dell’amichevole contro il Chiasso, anticipata, a dirla tutta, dai Campionati assoluti di atletica, e dell’avvio del campionato 1951-1952 a Cornaredo - anche per il Chiasso stesso, in quel momento privo del proprio terreno da gioco -, tutti considerano, in realtà, come la vera partita inaugurale la sfida tra Svizzera e Italia, andata in scena a fine novembre. Anno 1951, naturalmente. Il giorno precedente, sabato, il sindaco di allora Paride Pelli espresse il proprio saluto «a giocatori e sportivi che converranno nella regione del Ceresio il prossimo 25 novembre». Il sindaco ospitò tutti i protagonisti nella sala dei matrimoni del Palazzo comunale. Primo ad arrivare - riportano le cronache dell’epoca - fu l’arbitro inglese Ling, introdotto dal cronista RAI Nicolò Carosio. A tutti, il Municipio di Lugano offrì un boccalino argentato e un accendisigari con dedica. «Signorile il rinfresco». La domenica, giorno della partita, con il lungolago ancora allagato a causa del maltempo dei giorni precedenti, la città si svegliò conscia dell’eccezionalità dell’appuntamento. I negozi del centro vennero aperti e godettero «di una incessante clientela». Mai il nostro cantone aveva avuto l’onore di ospitare un incontro internazionale di calcio di quel livello. Per una volta, il Ticino si trovò a respirare aria di calcio vero. E quel giorno si presentarono allo stadio 35.000 persone. Va ricordato come, sulla carta, il «nuovo» Cornaredo potesse ospitarne solo 32.000. La partita finì 1-1 grazie alle reti di Riva IV e Boniperti. L’inizio di una nuova era, per Lugano. Settantacinque anni dopo, è tempo di aprirne un’altra.
Grande successo per il Settore C
Abbiamo provato a trasformare in un dato anche l’attesa del pubblico luganese per l’AIL Arena. Il FC Lugano, sollecitato dal Corriere del Ticino, si limita a ricordare che gli abbonamenti Hospitality (Business Lounge e Premium Lounge) sono sold-out da gennaio. Ma anche il Settore C (la cosiddetta «tribuna opposta») sta riscuotendo grande successo - soprattutto il settore C4 -, dovuto alle innovazioni priority access (ingresso e food&beverage). «La fase di prelazione ha confermato insomma un grande interesse nel nuovo stadio, infatti solamente durante il periodo di prelazione abbiamo superato gli abbonati attuali della stagione 2025/26». Erano 1.714 nella stagione in corso. E il Lugano, a conti (non ancora del tutto) fatti, è già oltre.
