L'intervista

«Da Hamas un assist a Netanyahu, la Striscia di Gaza pagherà un prezzo altissimo»

Federica Frediani, Project Leader del MEM: «Malcontento e frammentazione politica diventano irrilevanti quando si chiama in gioco la sicurezza del Paese»
© KEYSTONE/Federica Frediani
Jenny Covelli
07.10.2023 18:37

All'alba Hamas ha sferrato contro Israele un'operazione denominata «Alluvione al-Aqsa». Un lancio massiccio di razzi dalla Striscia di Gaza e, è il dato peculiare, sconfinamenti di gruppi di miliziani palestinesi nei sobborghi vicini al confine. Finora, il bilancio provvisorio israeliano parla di oltre 100 israeliani morti e più di 900 feriti, il ministero della Sanità dell'enclave palestinese riferisce di «198 martiri e 1.600 feriti con lesioni diverse». Il vice capo di Hamas, Saleh al-Arouri, ha riferito della cattura in ostaggio di «un gran numero» di israeliani, tra cui «alti ufficiali». Il governo israeliano ha lanciato un'operazione di risposta denominata «Spade di Ferro». Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha dichiarato: «Siamo in guerra». Per chiarire quanto sta succedendo, abbiamo interpellato Federica Frediani, collaboratrice scientifica all'Università della Svizzera italiana (USI) e Project Leader del Middle East Mediterranean (MEM) Summer Summit.

«Sorpresi» da tempistica ed entità dell'attacco

Dalle prime analisi degli esperti di Medio Oriente – così si è espresso anche Michel Wyss dell'Accademia militare dell'ETHZ – emerge che i servizi d’intelligence israeliani sembrano essere stati «presi di sorpresa» o comunque «non erano preparati» a rispondere a questa massiccia operazione. Un aspetto che per la professoressa Frediani risulta «un po' opaco»: «L'attacco, a livello di tempistica e di entità, ha sorpreso. Ma sicuramente è un po’ strano che i servizi segreti israeliani non se ne siano accorti. In Israele era un momento di festa, l'ultimo giorno di Sukkot, la festa dei Tabernacoli o delle Capanne. E anche se magari erano stati osservati dei "movimenti sospetti", sicuramente non si poteva prevedere questo tipo di attacco. Finora non si erano viste infiltrazioni di uomini di Hamas in territori israeliani».

Un'operazione suicida?

Ma in campo c'è una sproporzione enorme di forze militari. Al lancio di razzi da parte delle milizie palestinesi, Israele ha risposto con attacchi aerei a Gaza e ha richiamato in servizio decine di migliaia di riservisti. Tanto che quella di Hamas è già stata definita dai media occidentali «un'operazione suicida». «Hanno sicuramente fatto un errore di valutazione – commenta dal canto suo Federica Frediani –. Un errore nato probabilmente dalla percezione della situazione in Israele delle ultime settimane. E cioè che la nazione fosse indebolita a causa delle manifestazioni di scontento interno e dalla frammentazione politica». Una situazione «che però diventa irrilevante quando si chiama in gioco la sicurezza del Paese».

L'attacco di questa mattina ha infatti ri-coeso immediatamente il Paese. «Qualche mese fa, in occasione dello sciopero, si è parlato del fatto che i riservisti minacciavano Netanyahu di non agire in caso di bisogno. Ma c’è sempre da chiedersi quanto queste affermazioni corrispondano alla realtà – aggiunge la Project Leader del MEM –. Quando c’è in gioco la sicurezza, si crea coesione». E «la reazione di Israele sarà sicuramente molto radicale. Proprio qualche giorno fa leggevo in Tre volte a Gerusalemme di Fernando Gentilini della non-proporzionalità di risposta di Israele a cui siamo abituati quando deve difendersi. In questo caso, il principio di proporzionalità sarà ancora meno rispettato». Il riferimento è alle parole del premier Benyamin Netanyahu che, aprendo una seduta straordinaria del consiglio dei ministri, ha dichiarato che Israele è in guerra. Prefiggendosi tre obiettivi: «Riprendere il controllo nelle zone in cui si sono infiltrate le forze nemiche, far pagare al nemico un prezzo enorme, e rafforzare gli altri fronti perché nessuno compia l'errore di associarsi a questa guerra».

«Netanyahu non ha parlato di "controffensiva" e neppure di "risposta all’attacco" – fa notare la nostra interlocutrice –. Ha detto che Israele è in guerra e che la guerra verrà vinta. Hamas, che è un gruppo di terroristi, fa valutazioni politiche a volte un po' massimaliste. Ma con questa operazione, paradossalmente, ha fatto un assist al premier israeliano. Che in questo preciso momento si trovava in difficoltà all'interno del Paese, ma ora acquisirà più forza. La risposta sarà sicuramente molto violenta e, soprattutto, Netanyahu beneficerà della maggior coesione all'interno della nazione. Senza sottovalutare lo schieramento in suo favore da parte di altri Paesi». Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky «il diritto di Israele all'autodifesa è fuori questione». Il ministro della Difesa americano Lloyd Austin ha assicurato che il Pentagono lavorerà per assicurare che Israele abbia «quello di cui ha bisogno per difendersi». La Germania «sostiene Israele», ha scritto il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Come reagiranno Egitto, Qatar e Hezbollah?

Il vice capo di Hamas, Saleh al-Arouri, si è detto pronto «per un'invasione di terra israeliana», dichiarando: «Continueremo a combattere finché non saremo ricompensati con la vittoria, la libertà e l'indipendenza. Questa non è un'operazione mordi e fuggi, abbiamo iniziato una battaglia a tutto campo. Ci aspettiamo che il fronte di combattimento si espanda». Ma valutare le conseguenze – a livello militare e politico – è prematuro. «Bisogna vedere cosa succederà effettivamente nelle prossime ore e quanto durerà il conflitto – conclude la professoressa Frediani–. Soprattutto, cosa faranno il Qatar e l’Egitto. Hamas ha chiamato all'azione tutti i palestinesi. Io, personalmente, escludo che Hezbollah intervenga vista la situazione in Libano (una fonte della sicurezza di Hezbollah, citata dai media libanesi, ha smentito che miliziani del partito armato filo-iraniano abbiano tentato di infiltrarsi in Israele, ndr.). Potremmo chiamare in ballo anche altri Paesi, ma è davvero troppo presto. Quel che è certo è che la Striscia di Gaza pagherà un prezzo altissimo».

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