Da Messi a Beckenbauer, passando per Maradona e Ronaldo: quando i giganti cadono in finale

L’immagine di Lionel Messi in lacrime di fronte ai tifosi argentini al termine della finale mondiale persa dall’Albiceleste al cospetto della Spagna rimarrà scolpita a lungo negli occhi di tutti gli appassionati di calcio. La «Pulce» e i suoi compagni non sono riusciti a bissare il successo di quattro anni or sono e sono stati costretti ad accontentarsi della medaglia d’argento. Per il fuoriclasse dell’Inter Miami quella di ieri è stata la seconda sconfitta nell’atto conclusivo della manifestazione, dopo quella patita al Maracanà nel 2014, quando l’Argentina venne battuta 1-0 dalla Germania dopo i tempi supplementari. Un bilancio dunque di tre finali disputate, due perse e una vinta. Un alternarsi di emozioni: vittoria e sconfitta, cadute e rivincite, lacrime di gioia e di rabbia. Un destino che ha accomunato alcuni tra i migliori interpreti della storia del calcio. Vediamo alcuni esempi.
La rivincita del «Kaiser», la delusione di Cruijff
Considerato uno dei migliori interpreti di sempre del ruolo del libero, il tedesco Franz Beckenbauer ha vissuto una carriera ricca di trionfi e successi, sia a livello di club che di nazionale. La sua prima esperienza ai Mondiali, nel 1966, si concluse tuttavia in maniera amara. Il «Kaiser» si distinse come uno dei migliori giocatori della manifestazione e raggiunse l’atto conclusivo assieme alla sua Germania Ovest. Ad imporsi fu però l’Inghilterra padrona di casa, che vinse 4-2 ai supplementari, al termine di una partita passata alla storia anche per il celebre gol/non-gol del britannico Geoff Hurst, autore di una tripletta.
Beckenbauer fu costretto ad attendere otto anni per avere un’altra possibilità. Ma quando l’occasione capitò, non se la lasciò sfuggire. Nel 1974, la «Mannschaft» da lui capitanata batté 2-1 i Paesi Bassi in finale, conquistando così il mondiale casalingo. A farne le spese fu un altro fuoriclasse dell’epoca, Johan Cruijff. E a differenza del «Kaiser», per il capitano degli «Oranje» non ci fu mai possibilità di rivincita. Costretto a rinunciare alla Coppa del Mondo del 1978, Cruijff non prese parte alla cavalcata della selezione di Ernst Happel, che raggiunse l’atto conclusivo per la seconda edizione consecutiva. L’epilogo fu comunque ancora una volta amaro per gli olandesi, sconfitti 3-1 ai supplementari dall’Argentina padrona di casa.
Il mancato «bis» di Maradona
Torniamo a parlare di Argentina e di un altro numero 10 straordinario: Diego Armando Maradona. Il «Pibe de oro» trascinò l’Albiceleste al successo mondiale nel 1986 a suon di prestazioni memorabili e in finale fornì a Jorge Burruchaga l’assist per siglare il gol del definitivo 3-2 con cui i sudamericani sconfissero la Germania Ovest. Quattro anni dopo, a Italia ’90, le due compagini si ritrovarono nell’atto conclusivo e i tedeschi si presero la loro rivincita imponendosi per 1-0 grazie a un rigore trasformato da Oliver Brehme.
Da una parte la delusione di Maradona, dall’altra la gioia di Lothar Matthäus, che al terzo tentativo poté finalmente sollevare la Coppa del Mondo. Il centrocampista teutonico (e il suo connazionale Pierre Littbarski) avevano infatti già preso parte alle spedizioni di Spagna ‘82 e Messico ’86, tornei in cui la Germania Ovest si era dovuta accontentare del secondo posto. I due condividono oggi con Messi la media di tre finali giocate e una vinta.
Il malore di Ronaldo
La vigilia dell’attesissima finale del mondiale di Francia ’98 tra i padroni di casa e il Brasile venne funestata dalla notizia del malore occorso al fuoriclasse verdeoro Ronaldo, considerato all’epoca il miglior calciatore in circolazione. Il Fenomeno scese comunque in campo il giorno successivo, ma fu irriconoscibile. A brillare fu dunque la stella del transalpino Zinedine Zidane, la cui doppietta spalancò le porte al successo francese.
Quattro anni dopo, Ronaldo ebbe comunque la sua rivincita. Al mondiale nippo-coreano, il centravanti della Seleçao disputò un torneo straordinario e trascinò a suon di gol (8 in totale, che gli valsero il titolo di capocannoniere della manifestazione) il Brasile alla conquista della sua quinta – e finora ultima – stella. A onor del vero, Ronaldo si era già laureato campione del Mondo nel 1994, pur senza scendere mai in campo.
La testata di Zidane
Decisivo per il trionfo francese nel 1998, «Zizou» fu nuovamente protagonista in una finale mondiale nel 2006, prima in positivo e poi in negativo. Il capitano dei «galletti» realizzò il rigore che permise alla sua squadra di portarsi in vantaggio, ma nel corso dei tempi supplementari, sul risultato di 1-1, si fece espellere per una testata rifilata al difensore italiano Marco Materazzi, concludendo così nel modo peggiore l’ultima partita della sua carriera. A imporsi ai rigori furono poi gli Azzurri.
