Dall’invito a «riempirla di botte» alla citazione di Orwell: ecco che cosa c'è nei file audio che coinvolgerebbero Claudio Zali

Il Corriere del Ticino ha pubblicato in anteprima la lettera dei presidenti Alessandro Speziali (PLR), Fiorenzo Dadò (Centro) e del copresidente del PS Fabrizio Sirica, come pure tre parole pronunciate dall’uomo al centro dei due frame audio pubblicati sul profilo Instagram «sa (…omissis) 1978»: «Riempila di botte». A dirlo è un uomo, il timbro della voce appare facilmente identificabile, i rumori di fondo e il carattere casereccio della registrazione, poco in linea con un artificio in stile IA, depone per la sua autenticità. La donna lo chiama più volte «tu Claudio», in un’occasione «Claudio Zali». Gli audio sono evidentemente registrazioni clandestine della donna che li ha diffusi il 13 luglio scorso, pur risalendo agli anni 2022-2023. La conversazione deriva da due distinti file audio, il primo di 1’21” e il secondo di 1’55”.
Confidenza e nessun timore
Ascoltarli in maniera integrale appare scioccante. Soprattutto per i termini usati e la determinazione con la quale si incentiva la donna ad esercitare violenza nei confronti di un’altra donna, con l’uomo che dichiara senza farsi troppi scrupoli di avere già esercitato in prima persona violenza fisica nei confronti della stessa persona. Tra i protagonisti si intuisce esserci, almeno, confidenza e nessun timore di parlare in maniera nuda e cruda. Pur comprendendo trattarsi di presunto provento di reato e, per giunta, frasi di una crudezza sconcertante, con la donna che tenta di sfuggire o rifiutare l’idea di alzare le mani, riteniamo che sia un dovere riportarne alcuni stralci, consapevoli dello shock che potrebbero generare. Aggiungiamo che solo l’ascolto integrale, il tono di voce, tra determinazione dell’uno e disperazione dell’altra, riescono (autenticamente) a fornire il quadro della situazione.
L’amico che non tradirebbe mai
Quel «riempila di botte» è seguito da un «io quando è venuta a casa mia l’ho pestata». Come detto si parla di un’altra donna, ritenuta «colpevole» di aver stalkerizzato la donna al telefono con colui che è stato giudice e presidente del Tribunale penale cantonale e oggi è consigliere di Stato nonché presidente del Governo. Di fronte alla reticenza della donna, che rifugge all’idea di esercitare violenza, nonostante quella che suona come un’ammissione dell’uomo di averlo già fatto. In quella che appare come un’escalation esortativa per convincere a procedere senza indugiare, arriva poi un suggerimento: quello di rivolgersi a una terza persona. «Chiamo un mio amico di Milano che non mi tradirebbe mai neppure sotto tortura, che magari lui mi aiuta a risolvere questo problema tramite quarte o quinte persone (…) non dirmi che non ci pensi anche tu a queste cose?», aggiunge l’uomo. «No, non ci penso», è la risposta della donna, che una volta ancora tenta di fuggire dalla dinamica delle botte. Poi arriva una chiosa, finanche letteraria: «Uno dei libri più visionari che ho letto in vita mia – afferma l’uomo – 1984 di George Orwell. Diceva che le persone hanno paura solo del dolore fisico. E ci sono persone che capiscono solo questo». Nel romanzo si legge la celebre frase del protagonista Winston Smith: «Non esiste nulla di peggio del dolore fisico. Davanti al dolore... non ci sono eroi».
