Dammi pure del lei

Sabato sera, a un distributore di benzina compero al volo pane e vino mancanti per una cena. Mi serve una ragazza giovane, piercing al naso e occhi svelti e gentili. «Ciao», mi dice. E io: «Buona sera a lei». Subito dopo lei dice: «Paghi con la carta?». Pago, mi congedo con un «le auguro una buona serata» e lei risponde allegra «ciao». Va bene, mi dico. Ormai ci si dà del tu. È la rinuncia a forme forse polverose, a una doppia velocità un po’ superata. Però faccio fatica a cedere, sono cresciuto in una govinezza in cui il «lei» era d’uso fra docenti e allievi già dall’adolescenza e in genere si dava del «lei» a tutti gli adulti, anche agli amici dei nostri genitori e ai genitori dei nostri amici e poi da grandi ebbimo sempre lunghi periodi di «lei» prima di varcare il confine del «tu». Le cose sono cambiate, forse è giusto così, la familiarità nel parlato non esclude il rispetto. Ma che volete, conservo un po’ di nostalgia per il «lei» che fra le altre cose permetteva anche accostamenti eleganti e talvolta galanti con signore che stavano al gioco perché il «lei» è come una rete di protezione sotto i volteggi sul trapezio di parole persino un poco ardite (per un «tu» più intimo ci sarà tempo, andiamoci piano). Così pensavo tra me sabato sera andando via con pane e vino sotto il braccio verso una cena che sarebbe stata tutta di «tu» (questa è l’amicizia). Poi ieri mattina leggo sul «Corriere della Sera» un articolo di Aldo Cazzullo che affronta lo stesso tema e anche lui propende per una certa permanenza del «lei» prima dell’effusione del tu. E cita la famosa frase di Umberto Eco: «Darsi sempre del tu è una finta familiarità che rischia di trasformarsi in insulto». Sono andato a cercare l’originale (miracoli di Google) e ho trovato una formidabile «lectio magistralis» di Eco in cui egli tracciava un excursus storico sul tema, dagli antichi latini passando per gli inglesi (che dicono a tutti «you» ma se dicono «you Billy» intendono «tu» e se dicono «you Miss Smith» intendono «lei») su su fino alla fatica che il professore faceva a convincere i suoi studenti a non dirgli «ciao». Io che pensavo di perdermi in fastidi grassi (ma come, con la guerra e l’inflazione e il riscaldamento globale tu la remeni con il tu e il lei?) vedo invece che dietro a ogni questione di forma si nasconde una profondità di sostanza. Il «lei» è dato a tutti, il «tu» lo si guadagna. Il «lei» è una convenzione , il «tu» è una scelta libera e personale. Andando avanti con il ragionamento arriviamo alla libertà, alla bellezza e alla fatica dei rapporti umani. Al punto che sai che ti dico, lettore? Diamoci pure del lei.


