Cerca e trova immobili
Il commento

Dazi, il grande errore

L’aumento delle tariffe doganali è dannoso per tutti, USA inclusi
Lino Terlizzi
24.02.2026 06:00

I dazi di Trump hanno falle dal punto di vista giuridico, come ci dice la stessa Corte Suprema USA. E sono dannosi o inutili dal punto di vista economico, come ci dicono dati e fatti. In attesa di sviluppi sul piano istituzionale americano, dove c’è un evidente contrasto tra il presidente interventista e la Corte che a maggioranza non condivide la sua azione sui dazi, vale la pena di fare il punto sul versante economico. Il carattere dannoso delle maxi tariffe doganali volute da Trump si può vedere nei dati sulla crescita economica, quella mondiale e quella degli USA, oltre che nell’inflazione americana; il carattere inutile dei dazi si può vedere nei dati su un deficit commerciale statunitense che rimane molto grande.

Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), la crescita economica mondiale nel 2025 è stata del 3,3%, la stessa percentuale del 2024. Il rallentamento rispetto agli anni precedenti è stato confermato. C’è il peso delle tensioni geopolitiche, ma è difficile pensare che gli effetti dei dazi USA non abbiano contribuito per la loro parte a frenare il passo del Prodotto interno lordo (PIL) globale. A riprova del fatto che il protezionismo fa male a tutti, anche a chi lo attua, c’è il dato di Washington sulla crescita economica USA nel 2025: 2,2%, ben sotto il 2,8% del 2024.  Quanto all’inflazione americana, fatica a tornare all’obiettivo del 2% di media annua; nel 2025 la media è stata del 2,7% e anche qui è difficile pensare che i dazi di Trump, con le loro spinte sui prezzi, non c’entrino nulla.

Un capitolo rilevante è quello del deficit commerciale degli USA, diciamo questo perché l’obiettivo dichiarato di Trump è la sua riduzione, appunto attraverso i dazi sulle importazioni negli Stati Uniti. Il deficit nei commerci è dato dal prevalere dell’import sull’export USA e frenare l’import attraverso alte tariffe doganali secondo Trump e i suoi consiglieri è la linea giusta. Ma sin qui non è stato così. I dati ufficiali USA sull’intero 2025 mostrano come stanno andando realmente le cose. Nell’anno appena chiuso il deficit complessivo (merci più servizi) è stato di 901 miliardi di dollari, contro i 903 miliardi del 2024, con un calo di solo lo 0,2%. Gli USA sono rimasti in pratica ai livelli pre dazi Trump.

Le esportazioni americane sono aumentate, ma altrettanto hanno fatto le importazioni, nonostante le tariffe doganali. Le sole merci hanno raggiunto un disavanzo di 1.240 miliardi di dollari, senza il contributo del saldo attivo nei servizi il deficit complessivo sarebbe quindi ancora più grande. E proprio il surplus americano nei servizi ci porta al centro del discorso sui commerci. Se gli Stati Uniti vogliono ridurre il loro deficit commerciale, la via maestra, come per tutti, è quella della competitività delle merci da esportare. Gli USA sono competitivi nei servizi ma lo sono meno nelle merci. Migliorando la competitività di molte loro merci destinate all’export (puntando sul valore aggiunto e non solo sulla debolezza del dollaro) le esportazioni potrebbero aumentare in modo ben più consistente, riducendo il deficit. La strada della compressione delle importazioni, a suon di dazi, comporta effetti negativi sull’economia e come si vede nel concreto non raggiunge l’obiettivo.  

Resta che la crescita economica di tutti, USA inclusi, subisce danni e che il deficit commerciale americano in sostanza è agli stessi livelli di prima. Molti sostenitori di Trump affermano che i dazi sono partiti ad aprile scorso e che sarà il 2026 a mostrarne l’efficacia su crescita e deficit commerciale degli USA.  Verificheremo e ci lasceremo stupire nel caso, intanto è però oggettivo che sin qui questa efficacia proprio non si è vista. Si sono invece visti danni per tutti, per i Paesi colpiti dai dazi, tra i quali anche la Svizzera, e per gli stessi Stati Uniti che li attuano. Per ora dati e fatti confermano che i dazi sono un grande errore.