L'analisi

Dazi, «Restare al tavolo è l’unico modo per mitigare i rischi»

Per la Camera di commercio Svizzera-USA, la sentenza della Corte suprema apre un periodo di incertezza operativa che richiede pieno impegno elvetico nei negoziati
Donald Trump durante la conferenza stampa seguita alla sentenza della Corte Suprema sui dazi. © SHAWN THEW
Dimitri Loringett
22.02.2026 23:00

La decisione della Corte Suprema statunitense di invalidare il ricorso all’IEEPA come base per imporre dazi fa emergere una serie di questioni, tra cui quello piuttosto delicato dei rimborsi. Tra aprile 2025 e febbraio 2026 gli Stati Uniti hanno incassato dazi pari a circa 175 miliardi di dollari, ma il verdetto della Corte non chiarisce né se, né come tali somme debbano essere restituite.

Gli eventuali rimborsi richiederanno interventi amministrativi e, con ogni probabilità, ci saranno contenziosi, come ha lasciato intendere lo stesso presidente Trump, secondo cui questi saranno trattati «caso per caso».

Ma l’amministrazione USA non si è scomposta e ha virato rapidamente su un nuovo strumento: la Section 122 del Trade Act del 1974, che consente al presidente di introdurre, per un massimo di 150 giorni, un dazio fino al 15% sulle importazioni. Ed è ciò che la Casa Bianca ha deciso, con entrata in vigore domani 24 febbraio e applicando la tariffa in modo generalizzato e non cumulativo con i dazi di sicurezza nazionale (Section 232).

Il provvedimento include varie esenzioni, ma potrebbe comunque alimentare nuove dispute legali. La Section 122 non è mai stata utilizzata per misure di tale ampiezza e non è escluso che i tribunali vengano nuovamente chiamati a pronunciarsi. Tuttavia, qualsiasi decisione arriverebbe verosimilmente dopo la scadenza del periodo di applicazione.

Parallelamente, l’amministrazione USA prepara nuove indagini ai sensi della Section 301, strumento tradizionalmente impiegato per reagire a pratiche commerciali ritenute discriminatorie. Queste indagini possono durare fino a quattro anni e portare a dazi mirati e persistenti. Il 15% attuale rischia dunque di essere solo un «ponte» temporaneo verso misure più incisive.

Per Rahul Sahgal, CEO della Camera di commercio Svizzera-Stati Uniti, la fase più complessa inizia ora. «La sentenza risolve un nodo giuridico – spiega al CdT – ma apre un periodo di incertezza operativa che sarà più difficile da gestire dei dazi stessi», osserva. Secondo Sahgal, la decisione dei giudici ristabilisce principi importanti di separazione dei poteri, ma allo stesso tempo «lascia le imprese senza una chiara previsione dei costi nei prossimi mesi».

Sul nuovo dazio del 15%, Sahgal invita a non sottovalutare l’impatto amministrativo: «Per capire se si pagherà di più o di meno rispetto al regime precedente, la prima cosa da fare è verificare il proprio codice HTSUS (tariffa doganale armonizzata degli Stati Uniti, ndr). È un dettaglio tecnico, ma oggi determina la differenza tra essere penalizzati o favoriti».

Sahgal invita inoltre alla prudenza sul medio periodo: «Non assisteremo a una svolta protezionistica improvvisa, ma a un lungo tratto di volatilità regolamentare. Le decisioni della Casa Bianca nei prossimi 150 giorni sono solo l’inizio».

Per la Confederazione elvetica, la caduta del quadro IEEPA significa che i dazi del 15% evocati nei contatti bilaterali non hanno più una base giuridica. Ma la nuova tariffa del 15% resta un elemento concreto con cui confrontarsi, destinato a incidere in misura diversa a seconda della classificazione doganale dei singoli prodotti. La vera incognita riguarda però ciò che accadrà allo scadere dei 150 giorni.

Come osserva ancora Sahgal, il contesto negoziale si è modificato: «Formalmente, la posizione statunitense può essersi indebolita dopo la sentenza, ma questo non deve indurre a sottovalutare i rischi». L’incertezza gioca infatti su entrambi i fronti. Senza un’intesa con Washington, non può essere escluso l’arrivo di tariffe più elevate, potenzialmente nell’ambito di nuove indagini Section 301, che potrebbero colpire in modo selettivo settori sensibili.

Per questo, il CEO della Camera di commercio Svizzera-USA invita a una postura attiva: «In un momento così fluido, disimpegnarsi sarebbe pericoloso. Restare al tavolo è l’unico modo per mitigare i rischi e, allo stesso tempo, cogliere le opportunità che ogni negoziato porta con sé». Opportunità che potrebbero riguardare, osserva infine Sahgal, «miglioramenti in aree critiche dell’accesso al mercato», laddove vi siano margini per soluzioni condivise.