«Di fronte al dramma di Crans-Montana, è stato importante scegliere le parole giuste»

«In una situazione drammatica come quella di Crans-Montana, le parole hanno un peso enorme. Per questa ragione ho fatto fatica a decidere che cosa dire. Mi sono anche detto che avrei dovuto far riferimento alla difficoltà di parlare dell'indicibile». Parole, queste, del giornalista vallesano Benoît Aymon che lo scorso venerdì a Martigny ha svolto il compito di maestro cerimoniere in occasione della cerimonia di omaggio nazionale alle vittime dell'incendio scoppiato al Constellation la notte di Capodanno. «È stata una cerimonia estremamente sobria», racconta Aymon a Rhône FM. «Non ha avuto un'aria affatto provinciale, come avrebbe potuto far credere la stampa zurighese. L'immagine del Vallese ne è risultata rafforzata».
A chiedergli di fare da maestro cerimoniere è stato il Consigliere di Stato vallesano Mathias Reynard, che lo ha chiamato qualche giorno prima della cerimonia. Inizialmente titubante, dopo una notte di riflessione Aymon accetta l'invito di Reynard: «Assolvere al compito richiestomi era un dovere morale».
Il giornalista sottolinea diversi momenti chiave della cerimonia. Il minuto di silenzio, esattamente alle 14.00, è stato uno di questi. La gestione del programma è stata cruciale, in parte ostacolata dal ritardo del presidente francese Emmanuel Macron. «Volevamo un vero minuto di silenzio, non solo dieci secondi come spesso accade in questo tipo di momenti di silenzio», spiega. Alle 13.59, la cerimonia si è fermata per un minuto di riflessione. «Ho visto un'intera sala alzarsi in piedi e rimanere in silenzio per un minuto. Non è un'immagine che dimenticherò tanto presto»
Un altro momento clou è stato il discorso dei giovani sopravvissuti. L'unico momento in cui il pubblico ha applaudito. «È stata come una sorta di crepa in questa coltre di piombo che ricopriva la sala, una crepa che lasciava entrare un po' di luce», rivela Aymon.
