«Dopo le immagini orribili viste a Le Constellation non so se continuerò a fare il pompiere»

«Queste mestiere era la mia passione, davvero. Ma dopo le immagini orribili che ho visto la notte di Capodanno non so se continuerò a esercitarlo». Parole pesanti queste, come lo è lo scenario che si è visto davanti agli occhi a Le Constellation nella notte che segnava il passaggio dal 2025 al 2026. Ancor più pesanti se a pronunciarle è una persona abituata a confrontarsi con situazioni difficili. Già, perché a parlare, sulle colonne de «Le Nouvelliste», è David Vocat, comandante dei pompieri di Crans-Montana. Il bilancio delle vittime, del resto, si commenta da solo: quaranta morti e 119 feriti. «Era una situazione di caos totale. Ho visto gente ustionata che correva dappertutto urlando "venite qua, bisogna salvarla, bisogna occuparsi di lei". Sembrava di essere in una scena della TV, purtroppo, però, era la realtà. Molte persone pensano che siamo tutti professionisti, ma non è così. Diversi di noi sono volontari mossi unicamente dalla volontà di aiutare gli altri. A Le Constellation si sono pero confrontati con la peggiore delle situazioni. E come me, diversi altri pompieri sono rimasti segnati, tanto da comunicarmi subito di non voler più continuare a prestare servizio».
Parole forti, quelle del comandante. Del resto, per sua stessa ammissione, nessuno era pronto a uno scenario così catastrofico. Si era invece preparati a gestire il seguito dell'evento. Ad aiutare, in questo senso, è stata un'esercitazione effettuata in passato. «Ha giocato un ruolo fondamentale nel buon funzionamento della catena di soccorso e salvataggio», racconta Vocat. «Sapevamo dove far passare le ambulanze, in quale luogo prevedere l'atterraggio degli elicotteri e come organizzare la postazione medica al fronte».
Il comandante dei pompieri parla anche del fenomeno verificatosi nel bar, il cosiddetto «flashover». «È qualcosa di molto rapido e intenso, poi si esaurisce e resta solo fumo. Le persone sono rimaste ustionate a causa di questo fenomeno».
A toccare il cuore di Vocat anche la solidarietà mostrata fin da subito dalle persone presenti sul luogo dell'incidente. «La gente utilizzava i mobili della terrazza per trasportare i feriti al caldo, in un bar vicino».

