E così la prostituzione arrivò (anche) in Mesolcina

«Camere luminose ed accoglienti in affitto vicino a Bellinzona, nel rispetto delle leggi vigenti». Quale sia il Comune «vicino» alla Turrita è lì, messo nero su bianco. Si tratta di un ente locale della Mesolcina. L’annuncio, abbiamo appreso, appare su un noto sito d’incontri della Svizzera italiana. Il mestiere più vecchio del mondo viene esercitato anche nei Grigioni, quindi, e non solo in Ticino? Pare proprio di sì. La prostituzione è un tema finito pure nell’agenda della politica retica; lo testimonia il fatto che nella sessione che si aprirà lunedì 20 ottobre il Gran Consiglio discuterà dell’interpellanza presentata da Renate Rutishauser (PS) e cofirmatari (fra i quali le deputate mesolcinesi Piera Furger ed Eleonora Righetti). Coira, in sostanza, ha risposto di non disporre di dati precisi su quante/i «artiste/i» praticano il meretricio a sud ed a nord del San Bernardino. E nemmeno vengono tenute statistiche sugli interventi della Polizia cantonale negli appartamenti.
Servizi inequivocabili
Che nel recente passato ci fossero delle donne che esercitassero in Mesolcina - e proprio nel Comune al centro dell’annuncio citato all’inizio dell’articolo - ci era stato confermato da più fonti. La stessa conferma l’abbiamo avuta, ieri, direttamente da una donna che afferma di poter «ospitare» nel suo appartamento in quell’ente locale in valle e di offrire ancora per pochi giorni determinati servizi inequivocabilmente a sfondo sessuale. L’inserzione, di cui dicevamo in apertura, intanto, non è sparita. A dimostrazione, supponiamo, che vi sono persone che intendono affittare delle camere per un periodo limitato e darsi al meretricio. «Il Cantone dei Grigioni non rileva in modo sistematico e completo dati relativi al numero di sex worker. Con l’abrogazione del cosiddetto statuto di artista da cabaret con effetto al 1. gennaio 2016, i e le sex worker provenienti da Stati UE/AELS sono assoggettati al diritto degli stranieri come tutte le altre categorie professionali. I e le sex worker attivi per al massimo tre mesi sono soggetti all’obbligo di notifica. Le corrispondenti notifiche al momento dell’assunzione dell’impiego vengono trasmesse all’Ufficio per l’industria, arti e mestieri e lavoro. Non si procede tuttavia ad alcuna analisi statistica di questi dati per categoria professionale», rileva il Consiglio di Stato retico rispondendo agli interrogativi posti.
«Vi sono già i consultori»
Gli interpellanti chiedevano, in particolare, di dar vita ad un servizio di riferimento per chi esercita la prostituzione. Soprattutto per poter disporre di informazioni in ambito sanitario e di garanzie per quanto riguarda la sicurezza e la consulenza giuridica. Coira, tuttavia, ritiene che non sia necessario: «Attualmente il Governo non intende creare un servizio di riferimento specializzato e centralizzato destinato esclusivamente ai e alle sex worker. Per le persone che lavorano nel settore dei servizi sessuali sono già disponibili consultori e offerte di aiuto che garantiscono un accesso a bassa soglia al sostegno». Non resta che attendere, ora, la discussione in Gran Consiglio.
