Salute

Ecco come fare a ridurre le nanoplastiche negli alimenti

Uno studio pubblicato oggi da EA Earth Action mostra che una persona ingerisce in media 130 milligrammi di plastica
© KEYSTONE/Gaetan Bally
Red. Online
23.04.2026 23:00

Il problema è ormai conosciuto, stiamo parlando del cibo contaminato da micro e nanoplastiche. Uno studio pubblicato oggi da EA Earth Action, una società di consulenza per la ricerca sulla plastica con sede a Losanna, con il supporto di rePurpose Global, un'organizzazione americana che aiuta le aziende a ridurre la propria impronta ecologica in termini di plastica, di cui dà notizia Le Temps mostra che circa 1.000 dei 65 milioni di tonnellate d'imballaggi alimentari in plastica utilizzati ogni anno nel mondo finiscono negli alimenti che proteggono. Ciò si traduce in un'ingestione annuale media di 130 milligrammi per persona, quantità che può raggiungere un grammo tra coloro che comprano molti alimenti imballati.

Lo studio si basa sull'analisi di 21 lavori scientifici, pubblicati tra il 2018 e il 2025, che quantificano il rilascio di particelle dei quattro polimeri ad oggi maggiormente impiegati negli imballaggi alimentari: il polietilene tereftalato (PET), il polipropilene (PP), il polietilene (PE) e il polistirolo (PS).

Ora, il problema è che le plastiche che finiscono negli alimenti solidi e in quelli liquidi si presentano soprattutto sotto forma di particelle così piccole da riuscire a superare la barriera cellulare andando quindi a interagire con organi e tessuti. Uno studio pubblicato lo scorso anno su Nature Medicine, di cui dà sempre conto Le Temps, mostra preoccupazione per le importanti quantità di micro e nanoplastiche ritrovate nel cervello delle persone decedute, soprattutto in quelle a cui è stata diagnosticata una forma di demenza. Della plastica è stata trovata anche nei reni, nel sangue, nei polmoni e nelle placche che si formano sulle pareti delle arterie carotidi (aterosclerosi).

Due sono i meccanismi principali con cui la plastica finisce negli alimenti: l'attrito meccanico, ad esempio quando si apre un tappo di bottiglia, e l'influenza di cambiamenti nelle condizioni fisico-chimiche dell'ambiente.

A determinare eventuali effetti sulla salute sono anche le molecole aggiunte durante la produzione di questi imballaggi in plastica. «L'industria utilizza più di 15.000 additivi», spiega Julien Boucher, co-direttore di EA Earth Action e coautore del rapporto. «Sappiamo inoltre che le plastiche sono vere e proprie spugne per ogni sorta di molecola idrofobica, pesticidi, inquinanti organici persistenti, ecc». Insomma, un vero e proprio cocktail di sostanze potenzialmente nocive, presenti negli imballaggi, ma anche nelle pellicole di plastica applicate ai bicchieri di cartone o alle lattine di metallo.

Alcuni trucchi

«Il rilascio di plastica negli alimenti dipende dai materiali impiegati e dalle condizioni di utilizzo», spiega Boucher. «La cosa migliore da fare è stoccare gli alimenti in contenitori di materia inerte come il vetro, la ceramica o l'acciaio inox». Sarebbe insomma consigliabile togliere gli alimenti dalla loro confezione prima di metterli in frigorifero.

Per quanto riguarda invece le bottiglie in PET, è importante conservarle al riparo dalla luce: ciò permette di ridurre di un fattore 100 la contaminazione del liquido associata a un invecchiamento della bottiglia causato dall'irradiamento solare.

Non è nemmeno una buona idea riscaldare il cibo nel suo imballaggio in plastica, è sempre meglio metterlo prima in un recipiente neutro. «Gli studi mostrano che la temperatura gioca un ruolo importante per quel che concerne la contaminazione da plastica , soprattutto quando gli alimenti sono grassi o acidi», chiarisce Boucher.

Cosa dire, infine, di frutta e verdura venduta in imballaggi individuali? «Gli studi dimostrano che con questa tecnica si aumenta la durata di conservazione e di conseguenza si combatte lo spreco alimentare. Anche dal punto di vista sanitario la tecnica pone meno problemi perché se il frutto ha una buccia che poi viene rimossa, la contaminazione è contenuta», conclude Boucher.

Correlati