BancaStato archivia gli anni record, ma continua a crescere

Dopo due annate definite «irrepetibili», BancaStato torna a produrre risultati in linea con la tendenza pluriennale. Tralasciando il confronto con il risultato «storico» del 2023 e con quello altrettanto eccezionale del 2024, per l’istituto di credito cantonale il primo semestre di quest’anno si è chiuso con volumi e ricavi in aumento, l’utile operativo in crescita percentuale a doppia cifra e un ulteriore espansione dei crediti ipotecari, rispecchiando le attese e che sono stati ottenuti in un contesto di mercato reso più difficile dal progressivo abbassamento dei tassi di riferimento. Nel concreto, nei primi sei mesi dell’anno il Gruppo BancaStato ha conseguito un risultato d’esercizio pari a 62,8 milioni di franchi, in calo del 26,7% rispetto alla chiusura del 2024 ma in aumento del 46,2% se paragonato al 2022. I crediti ipotecari sono cresciuti del 2,5%, a 12,69 miliardi, mentre i patrimoni amministrati si mantengono stabili a 23,35 miliardi. E così, la banca rafforza la propria solidità attribuendo 13 milioni di franchi alle riserve per rischi bancari generali, conseguendo quindi un utile netto semestrale di 47,3 milioni, in flessione del 22,7% ma in aumento del 38,1% rispetto al 2022.
Esauriti gli effetti straordinari che hanno verosimilmente influenzato i risultati degli scorsi due esercizi, la banca cantonale ticinese – come tutti gli istituti di credito – deve ora fare i conti con un contesto più incerto, tra prospettive congiunturali a tinte fosche e il possibile ritorno, non ancora escluso, a un regime di tassi d’interesse negativi, forse ancora quest’anno. A questo proposito, il risultato netto da operazioni su interesse di BancaStato, ha subìto gli effetti delle riduzioni del tasso guida della BNS: nei primi sei mesi dell’anno la principale fonte di ricavo del Gruppo ha registrato una flessione del 12,9%, attestandosi a 116,8 milioni di franchi – dato che nel raffronto con il 2022 risulta però ancora in forte aumento (+41,6%). Sebbene sia presto per fare previsioni, abbiamo chiesto al direttore generale dell’istituto Fabrizio Cieslakiewicz la sua aspettativa per l'anno intero. «Al netto di fattori imprevisti – che, come abbiamo imparato negli ultimi anni, possono emergere anche in maniera repentina – ci attendiamo che il 2025 segua la traiettoria del primo semestre. Ci aspettiamo dunque risultati solidi che confermino la crescita storica e pluriennale del Gruppo BancaStato. In tale prospettiva si rivela più opportuno paragonare l’anno in corso con il 2022, mentre un confronto con il 2024 e il 2023, vere e proprie annate da record e oggettivamente irripetibili, sarebbe improprio».
Sul fronte dei crediti, in particolare quelli ipotecari, nel periodo in rassegna BancaStato indica una progressione di 311,2 milioni a 12,69 miliardi di franchi, pari a un aumento del 2,5%. Ma fra poche settimane il popolo svizzero dovrà esprimersi sull'abolizione del principio del valore locativo. Se approvata, fra gli effetti possibili della modifica di legge (costituzionale, oltretutto) vi potrebbe essere quello dell'aumento, anche marcato, dei rimborsi dei mutui. Temete questo scenario? Ancora Cieslakiewicz: «No, non nutriamo timori per questo scenario. Non crediamo, naturalmente per ciò che ci concerne, che si generi “un’ondata” di rimborsi dei mutui ipotecari per il fatto che l’abrogazione del principio del valore locativo porterebbe con sé l’impossibilità di dedurre fiscalmente gli interessi ipotecari. Va comunque sottolineato che la politica della Banca nell’ambito dei crediti è in ogni caso quella di favorire un progressivo ammortamento dei crediti stessi e che le crescite annue dei crediti ipotecari a bilancio figurano già esse stesse al netto di riduzioni fisiologiche dei crediti, che per l’appunto incoraggiamo a compiere».
Ancora in tema di crediti, l’istituto cantonale è naturalmente attivo anche nel segmento commerciale, con i prestiti alle aziende che operano nel cantone e che esportano, alcune anche negli Stati Uniti. La prospettiva, per ora ancora tale, che l'export svizzero verso gli USA possa venir «tassato» maggiormente rispetto ad altri Paesi rappresenta un rischio quindi per queste imprese, tra delocalizzazioni e, nel caso peggiore, chiusure. BancaStato percepisce la preoccupazione delle imprese più esposte su quel mercato? Il «rischio insolvenza» (o delocalizzazione) è adeguatamente calcolato dall’istituto? «La nostra natura di banca locale ci confronta con un numero ristretto di aziende che commerciano direttamente con il mercato statunitense – afferma Fabrizio Cieslakiewicz – . Da questo punto di vista non ci aspettiamo impatti significativi diretti, per esempio, per ciò che riguarda il rischio di credito del nostro comparto aziendale. Da parte della nostra clientela percepiamo per contro timori e preoccupazioni in maniera più generale per la possibile evoluzione della congiuntura».