BCE, «L'impatto dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno»

La Banca centrale europea (BCE) ha lasciato, come da attese, i tassi d’interesse fermi dopo il rialzo di un quarto di punto della riunione di giugno. Il tasso sui depositi resta al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40%, quello sui prestiti marginali al 2,65%.
«L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno». È quanto indica la BCE nella nota di accompagnamento alla decisione di mantenere i tassi fermi. «Il Consiglio direttivo segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto».
L’inflazione nella zona euro, misurata dall’Indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA), al netto dei prezzi dell’energia, è scesa dal 2,4% di febbraio, prima dell’inizio del conflitto nel Golfo, al 2,2% di giugno. «Vi sono poche prove convincenti che l’inflazione si sia estesa dai prezzi dell’energia ai prezzi in generale», osserva Stefan Gerlach, capo economista di EFG. «La decisione - prosegue - dimostra che la BCE punta a riportare l’inflazione al livello obiettivo in modo graduale, anziché il più rapidamente possibile. L’inflazione ha superato il 2% ogni anno dal 2021, eppure il Consiglio direttivo è disposto a tollerare un ritorno graduale al livello obiettivo piuttosto che inasprire la politica monetaria in modo aggressivo».
Attualmente, i mercati finanziari «prevedono» due ulteriori aumenti dei tassi d’interesse entro la fine dell’anno, possibilmente a partire dalla prossima riunione della BCE del 9-10 settembre. Per l’economista di UBS Global Wealth Management, Dean Turner, «a meno che i prezzi dell’energia non registrino un calo significativo, è probabile che la BCE riprenda il suo ciclo di stretta monetaria nella riunione di settembre, prima di passare a una pausa più prolungata».
Tuttavia, per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, la BCE ha ribadito che seguirà un approccio guidato dai dati. «Il Consiglio direttivo è preoccupato per i costi di un ulteriore inasprimento della politica monetaria», osserva Gerlach. «L’aumento dei tassi di interesse - prosegue - accresce i rischi di recessione e aggrava la dinamica del debito nei Paesi dell’area euro fortemente indebitati, aumentando i rischi per la stabilità finanziaria e la sostenibilità fiscale. A quanto pare, la BCE ritiene che i costi di un ritorno più rapido dell’inflazione al 2% superino ora i benefici».
Per il già vicegovernatore della Banca centrale d’Irlanda, le decisioni future dell’istituto centrale europeo dipenderanno dal fatto che l’aumento dei prezzi dell’energia provochi o meno effetti di secondo ordine. «Se i salari, l’inflazione dei servizi e le aspettative di inflazione rimarranno contenuti, sarà probabile che la BCE non dia peso a un aumento temporaneo dell’inflazione complessiva. In caso contrario, sarà necessario un ulteriore inasprimento della politica monetaria. La BCE sta cercando di trovare un equilibrio tra due rischi. Deve impedire che uno shock energetico temporaneo si trasformi in inflazione persistente, evitando al contempo di arrecare danni inutili all’attività economica e alla stabilità finanziaria», conclude Gerlach.