Il caso

Boeing e Cina: ecco perché salvare il matrimonio conviene a entrambi

Bloomberg riferisce che, dopo la sospensione di dazi e controdazi per 90 giorni, Pechino ha revocato il blocco delle consegne di aerei americani
©GARY HE
Marcello Pelizzari
13.05.2025 16:30

Cina e Stati Uniti, per il momento, hanno sotterrato l'ascia di guerra. Dazi e controdazi, per novanta giorni, sono sospesi. Segno che le due superpotenze non vogliono farsi del male. Una conferma della ritrovata armonia, seppur indiretta, è arrivata a stretto, strettissimo giro di posta: Pechino, secondo quanto riferisce Bloomberg, ha revocato il blocco delle consegne di aerei Boeing imposto alle sue compagnie aeree. Detto in altri termini, le consegne di velivoli prodotti negli Stati Uniti possono riprendere. Mancano, è vero, conferme ufficiali al riguardo. Ma l'indiscrezione, da sola, basta per suggerire che l'argomento sia stato una parte integrante, se non fondamentale, dei colloqui che Pechino e Washington hanno tenuto in Svizzera. 

La Cina, ricordiamo, aveva chiesto (eufemismo) ai vettori del Paese di non prendere più in consegna gli aerei Boeing nonché i pezzi di ricambio prodotti negli Stati Uniti. Una mossa, evidentemente, varata a mo' di ritorsione per i dazi annunciati da Donald Trump. Una mossa, soprattutto, tutto fuorché casuale, al netto dell'importanza di Boeing per il mercato interno cinese, animato anche da Airbus e, ora, COMAC: il costruttore di Seattle, infatti, è il più grande esportatore americano. Di qui la scelta di colpirlo. Al contempo, la Cina rappresenta il 10% del portfolio di ordini commerciali di Boeing. Considerando che il Paese raddoppierà la sua flotta commerciale entro il 2043, Boeing è fortemente interessato a recitare un ruolo da protagonista. 

Nel bailamme generale, in queste settimane almeno tre aerei che si trovavano già in Cina e, di riflesso, che erano pronti per essere consegnati sono stati rispediti negli Stati Uniti. Un duro, durissimo colpo per Boeing, a maggior ragione se pensiamo che circa l'85% del prezzo finale di un velivolo viene saldato alla consegna. Nel 2025, secondo i dati citati da Kelly Ortberg, amministratore delegato di Boeing, la Cina dovrebbe ricevere una cinquantina di aerei. Uno stallo delle consegne, in questo senso, avrebbe avuto un impatto diretto sulla bilancia commerciale statunitense, tanto cara a Donald Trump. Bilancia che nel 2024, proprio per colpa delle difficoltà avute da Boeing, ha sofferto e non poco. La produzione, ricordiamo, ha subito un brusco rallentamento, in parte a causa di una serie di problemi di qualità emersi a margine dell'incidente occorso a un 737 MAX 9 operato da Alaska Airlines e, in parte, per uno sciopero che in autunno ha paralizzato due fabbriche. 

Anche la Cina, va detto, aveva e ha tutto l'interesse a revocare il divieto di consegna. Boeing, infatti, al di là della citata presenza di Airbus e della crescita di COMAC, il produttore locale, ha un'importanza oseremmo dire sistemica per l'aviazione cinese. Per intenderci: sin qui, ha permesso alle compagnie di ammodernare e/o espandere le flotte, incrementando dunque il business. Le Point, citato dal quotidiano economico La Tribune, stima che il blocco abbia impedito la consegna di 37 esemplari di 737 MAX e due 787-9 per il lungo raggio a China Southern Airlines, mentre China Eastern Airlines e Air China avrebbero dovuto ricevere rispettivamente 13 aeromobili fra 737 MAX e 787-9 e 4 esemplari di 737 MAX. Non finisce qui: un po' come avviene in Russia, complici le sanzioni, il blocco dell'acquisto di pezzi di ricambio avrebbe avuto un forte impatto a lungo termine sui programmi di manutenzione dei Boeing attualmente in uso in Cina. Frenando, dunque, il mercato dell'aviazione cinese.