Politica monetaria

«Ci piacerebbe rimanere lontani dai riflettori»

Il presidente della BNS Thomas Jordan e il direttore generale della BIS Agustín Carstens hanno sottolineato la difficoltà di soddisfare gli obiettivi di stabilità dei prezzi e contemporaneamente di vigilare sul sistema finanziario, in un contesto di crescita anemica
Sul palco dell’aula magna dell’USI, da sinistra Luisa Lambertini, Agustín Carstens e Thomas Jordan. © CdT/ Chiara Zocchetti
Dimitri Loringett
31.05.2023 22:41

Che cosa non fa dormire sonni tranquilli a un banchiere centrale? «L’inflazione, naturalmente. Garantire la stabilità dei prezzi è il nostro mandato. Ma ora c’è anche l’instabilità del sistema bancario e finanziario. Insomma, non è proprio una passeggiata». Questa la risposta data dal presidente della Direzione generale della Banca nazionale svizzera (BNS), Thomas Jordan, in apertura dell’incontro «Central Banking Dialogue» organizzato dalla BNS e tenutosi nel pomeriggio nell’aula magna dell’USI a Lugano.

Con lui sul palco c’era il direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali (BIS) Agustín Carstens (il banchiere centrale dei banchieri centrali), che ha sottolineato come, dopo anni di inflazione e tassi d’interesse bassi, l’economia globale si trovi di fronte a una situazione «nuova» in cui non solo è tornata l’inflazione, ma anche una certa instabilità nel sistema finanziario. «Nel 2008 - ha affermato - all’epoca della crisi finanziaria globale, non c’era inflazione. La sfida ora è riuscire ad affrontare entrambe le cose con gli strumenti a nostra disposizione, ovvero quelli di politica monetaria, che sono comunque limitati».

«L’inflazione scenderà»

Restando sull’obiettivo primario di allentare le pressioni inflazionistiche, la moderatrice della discussione, Luisa Lambertini (professoressa di Finanza internazionale e rettrice nominata dell’USI, già consulente della BCE, Fed e BNS), ha chiesto ai due banchieri centrali se la «battaglia» fosse già vinta oppure no. «Come diciamo alla BIS, l’ultimo miglio sarà quello più difficile da percorrere», ha detto Carstens. Il riferimento è al fatto che, mentre le componenti transitorie dell’inflazione (prezzi energetici in primis) destano ora meno preoccupazione, quelle legate alla domanda e ai salari - che si riflettono in prezzi di prodotti e servizi più elevati - risultano più difficili da controllare. «L’impatto finora delle strette monetarie sulle attività economiche è meno forte di quanto ci saremmo aspettati, ma sappiamo che ci vuole tempo e l’inflazione scenderà», ha aggiunto l’ex governatore della Banca centrale del Messico.

Dal canto suo, Thomas Jordan ha sottolineato come la Svizzera sia stata finora risparmiata dalle importanti fiammate inflazionistiche vissute in altri Paesi d’Europa, ma mette in guardia sul pericolo di «abituarsi» a livelli d’inflazione sopra l’obiettivo del 2% della BNS. «Se si dovesse consolidare una “mentalità” di inflazione elevata, sarà difficile farla scendere di nuovo». I due banchieri centrali però concordano sul fatto che non si tornerà presto a una situazione di inflazione bassissima, come prima della pandemia di COVID-19.

Utili (e perdite) della BNS

Un altro tema evocato da Luisa Lambertini è stato quello della distribuzione degli utili della BNS. «I principali contributi alla ricchezza del Paese sono una buona politica monetaria e la stabilità dei prezzi, i guadagni (o le perdite) a bilancio sono solo un prodotto secondario della nostra attività e non dobbiamo essere giudicati in base a ciò», ha affermato il presidente Jordan.

Prontezza digitale

Guardando infine al futuro, i relatori hanno parlato del tema delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). «Non vedremo presto un franco svizzero digitale», ha subito affermato Thomas Jordan. L’obiettivo dei CBDC, ha spiegato, «è di rendere più efficienti e ridurre i costi delle transazioni fra i vari sistemi di pagamenti dei diversi Paesi. A livello retail, per ora non vediamo la necessità di ulteriori strumenti digitali. Infatti abbiamo già le carte di credito, Twint, e-Banking, ecc.». «C’è molta digitalizzazione nel mondo finanziario - ha chiosato Carstens - ed è importante quindi che sul piano tecnologico le banche centrali siano pronte per queste evoluzioni».

Vita da banchiere centrale

Certo che a fare i banchieri centrali non ci si può certo annoiare. Ma loro gradirebbero non essere più sempre al centro dell’attenzione. «Oggi - afferma Thomas Jordan - stiamo affrontando diverse problematiche che vanno un po’ oltre il nostro mandato di base e ciò mette a rischio anche la nostra indipendenza».

«Fare il banchiere centrale è stato molto interessante negli ultimi quindici anni - ha notato dal canto suo Agustín Carstens -, ma sarebbe meglio tornare ad essere “noiosi”, lontano dai riflettori».