Cibersicurezza e finanza

Coi rischi da IA e «data center», c’è lavoro per gli assicuratori (e non solo)

Dai cantieri dei centri di calcolo ai ricatti informatici, il mercato è ancora poco sfruttato In Svizzera è protetta solo un’azienda su dieci - Intanto gli istituti bancari fanno i conti con l’«inflazione tecnologica»
Alphabet (Google), Microsoft, Meta (Facebook) e AWS (Amazon, nella foto un suo data center negli USA) quest'anno investiranno 700 miliardi di dollari in infrastrutture per l'IA. © EPA/Jim Lo Scalzo
Dimitri Loringett
31.10.2026 06:00

Prima di elaborare un solo dato, un data center deve essere costruito e assicurato. Poi, una volta acceso, va protetto. «Non sono settori da amatori, se non sai bene quello che stai facendo, ne devi stare fuori», ha avvertito Mario Greco, CEO di Zurich, la settimana scorsa al LAC di Lugano in occasione della conferenza «Voci al vertice» organizzata dall’Associazione bancaria ticinese (ABT) assieme all’Associazione Svizzera d’Assicurazioni (ASA), dove l’IA è tornata in quasi ogni intervento. Il numero uno di Zurich ha tra l’altro indicato che l’anno scorso il gruppo ha assicurato la costruzione di circa 250 centri di calcolo nel mondo e che quest’anno il loro numero e il loro valore crescono di circa il 20%.

Una rete con molti buchi

Per Zurich infrastrutture e rischio cyber sono legati a doppio filo, poiché la stessa tecnologia che richiede nuovi data center moltiplica i rischi informatici. Anche per questo il gruppo ha concluso a inizio ottobre l’acquisizione del britannico Beazley, specialista del ramo, per 8,1 miliardi di sterline.

In Svizzera, però, il potenziale è in gran parte inespresso. Secondo il Trend Barometer 2026-2027 del broker assicurativo Aon, solo un’azienda su dieci è assicurata contro i rischi informatici, benché l’Ufficio federale della cibersicurezza riceva oltre 64 mila segnalazioni all’anno e i gruppi attivi nei ricatti informatici (ransomware) siano circa 85, sempre più concentrati sulle PMI.

Il paradosso è che proteggersi costa sempre meno: la capacità offerta dagli assicuratori cresce «in modo significativo» e i premi hanno continuato a scendere anche nel primo trimestre del 2026, seppure meno che nel 2025. E le compagnie affiancano sempre più alle polizze servizi di consulenza, perché il «puro trasferimento del rischio» è solo una piccola parte del sistema, sostiene Pascal Mayerhofer, Chief Broking Officer di Aon Svizzera, sentito da finews.ch.

Accanto a circa 220-230 specialisti cyber, Zurich conta più di cento persone dedicate alla prevenzione e alla gestione degli attacchi perché, ha spiegato Greco, ciò che accade subito dopo «può ingigantire molto il rischio o lo può ridurre notevolmente».

Rischi senza storia

L’IA, intanto, apre un altro fronte. Viene già usata per attacchi e truffe sempre più sofisticati, come i falsi ordini di pagamento impartiti con la voce o il volto contraffatti di un dirigente. E crea responsabilità inedite, dagli errori degli algoritmi alle violazioni della protezione dei dati, per molte delle quali mancano ancora dati storici sui sinistri, la «materia prima» del mestiere assicurativo.

Sui rischi tradizionali, invece, l’IA «promette bene», possiamo dire, con dati in abbondanz a tal punto da poter calcolare il rischio di ognuno «su misura». Che bisogno ci sarebbe, allora, di mettere in comune i rischi? Per Mario Greco l’elemento fondante delle assicurazioni, la mutualità, non è in discussione, perché gran parte dei rischi assicurati non dipende dai comportamenti individuali. Solo al volante la differenza fra «un guidatore di Formula 1» e un automobilista qualunque è evidente; un guasto informatico o un evento naturale, invece, non li governa nessuno.

L’altra faccia della medaglia

I data center, però, prima ancora di essere assicurati, vanno finanziati. Quest’anno Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta prevedono di investire complessivamente oltre 700 miliardi di dollari, soprattutto in centri di calcolo. Per l’economista Luigi Buttiglione, anch’egli intervenuto al LAC, i colossi tecnologici sono così «passati da datori a prenditori di capitali». Secondo TwentyFour Asset Management (gruppo Vontobel), a inizio settembre avevano già collocato quest’anno obbligazioni in dollari per oltre 180 miliardi, facendo concorrenza al Tesoro americano sulle scadenze lunghe.

Per le banche, la tecnologia non è certo una novità: gli istituti, ha ricordato da parte sua Sergio Ermotti, CEO di UBS, sono da decenni «tra i migliori clienti delle società di tecnologia». Con l’IA a cambiare è la velocità: diverse attività, soprattutto nel front office, non saranno più necessarie e già oggi un terzo dei neolaureati assunti da UBS è specializzato in IA.

Il consulente non sparirà, ha rassicurato, ma sarà al vertice di un «triangolo» fra competenza, intelligenza artificiale e intelligenza emotiva. I risparmi, tuttavia, non resteranno tutti alla banca. Ermotti mette in conto un’«inflazione tecnologica»: costano l’energia e l’aggiornamento continuo. E i fornitori, spesso in posizione di oligopolio, hanno un forte potere sui prezzi. Non li ha nominati, ma si tratta in larga parte degli stessi gruppi che oggi si indebitano per costruire i data center.