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Dalle Ferrari bloccate al carburante che sale: il settore cargo soffre, anche a Malpensa

Paolo Dellanoce, cargo manager di SEA, ha dichiarato che nei primi dieci giorni di marzo il 25% dei movimenti programmati sullo scalo è stato cancellato
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Marcello Pelizzari
20.03.2026 13:33

La guerra in Medio Oriente, ne abbiamo parlato, sta pesando e non poco sull'aviazione commerciale. Sia in termini di collegamenti sospesi, interrotti o fortemente ridotti, sia sul fronte del prezzo del carburante. Come scrive il portale Malpensa News, anche le rotte cargo stanno subendo una contrazione significativa. Le spedizioni verso il Golfo Persico, nello specifico, hanno registrato una riduzione a due cifre sia a livello internazionale sia, nello specifico, allo scalo di Malpensa, a due passi dal Ticino.

Il calo in Brughiera

Paolo Dellanoce, cargo manager di SEA, la società che gestisce il sistema aeroportuale milanese, ha dichiarato alla rivista specializzata Air Cargo Italy che nei primi dieci giorni di marzo il 25% dei movimenti freighter programmati sullo scalo è stato cancellato, mentre le merci trasportate tramite dagli aerei passeggeri sono scese del 12% per effetto delle cancellazioni dei voli.

Secondo l’ultimo report di World ACD, nella settimana terminata il 10 marzo, la prima completamente attraversata dal conflitto che contrappone Israele e Stati Uniti all'Iran, con il coinvolgimento dell'intera regione, la stiva da e verso l’area del Golfo, il Levante – ovvero Siria, Libano, Giordania, Israele e Territori Palestinesi e Iraq – e l’Asia meridionale nell'insieme si è quasi dimezzata rispetto ai sette giorni precedenti. Concretamente, i volumi in uscita dall'area del Golfo sono calati del 62% su base settimanale, a fronte di una riduzione di capacità del 70%. A pesare, va da sé, le spedizioni da Dubai verso l'Europa, scese del 38%. 

Ferrari dice stop

La riduzione, chiarisce ancora Malpensa News, sta avendo conseguenze anche sulla manifattura. Ieri, giovedì 19 marzo, Ferrari ha annunciato lo stop alle consegne in Medio Oriente. Sappiamo quanto le fuoriserie siano amate negli Emirati, e quanti clienti facoltosi del Cavallino risiedano ad esempio a Dubai, ma il costruttore ha citato apertamente le difficoltà del trasporto e l'aumento dei costi di consegna per motivare lo stop. Detto che il mercato mediorientale vale poco meno del 5%, Ferrari conta molto su questo segmento perché popolato da clienti che amano personalizzare la propria vettura, aumentando così il valore.

Stime e scenari

Nel 2026, concludendo, stando all'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) il commercio a livello globale è destinato a rallentare. Di più, potrebbe calare ulteriormente se i prezzi dell'energia, complice il conflitto, dovessero rimanere alti. Tre, in particolare, gli scenari dipinti. Il primo prevede un aumento base dell'1,9% per poi salire al 2,6% nel 2027. Più marcato, invece, l’andamento dei servizi, con un +4,8% nel 2026 e un +5,1% nel 2027. Nell'insieme, i due flussi porterebbero a un aumento degli scambi del 2,7% per l'anno in corso. Il secondo, legato a prezzi del greggio e del GNL su livelli alti per tutto il 2026, limiterebbe l'aumento a un misero 1,4%, con i servizi al 4,1%. «Aumenti sostenuti dei prezzi dell’energia potrebbero accrescere i rischi per il commercio globale, con possibili ricadute sulla sicurezza alimentare e pressioni sui costi per consumatori e imprese» ha commentato al riguardo la direttrice generale dell'Organizzazione, Ngozi Okonjo-Iweala. Il blocco dello Stretto di Hormuz, d'altro canto, ha interrotto le forniture di fertilizzanti: Paesi come India, Thailandia e Brasile, grandi produttori agricoli, dipendono dal Golfo per il 40%, il 70% e il 35% delle importazioni di urea. Di qui il rischio a livello di sicurezza alimentare. Vi sarebbe, tuttavia, anche un terzo scenario, più ottimista, possibile qualora la guerra si risolvesse in tempi brevi: la crescita complessiva sarebbe del 2,4% nel 2026 e del 2,7% l'anno successivo.