Dopo 7 anni, un nuovo shutdown: le conseguenze economiche per gli USA

A partire dalle 00.01 della scorsa notte (le 06.01 in Svizzera) il governo federale statunitense è ufficialmente entrato in shutdown, dopo che Democratici e Repubblicani non sono riusciti a raggiungere un accordo su un piano di spesa a breve termine. La chiusura delle attività governative - ne abbiamo parlato qui - colpiscono innanzitutto i lavoratori pubblici, che vengono messi in congedo non retribuito (furlough) fino alla riapertura degli uffici. A decidere chi resta in servizio è l’Office of Management and Budget (OMB), che classifica alcuni addetti come «essenziali»: questi ultimi devono continuare a lavorare, pur senza stipendio.
Ma lo shutdown ha conseguenze importanti anche per l'economia statunitense: un impatto che dipenderà anche dalla durata della paralisi.
I dati economici a rischio
Il Bureau of Labor Statistics, si legge sul Wall Street Journal - che al tema ha dedicato un'analisi approfondita -, ha chiarito che durante lo shutdown non raccoglierà né diffonderà statistiche economiche. È quindi a rischio il rapporto mensile sull’occupazione previsto per questo venerdì, così come l’indice dei prezzi al consumo atteso a metà ottobre, se lo stallo dovesse durare.
L’assenza di questi dati renderebbe più difficile per analisti e investitori orientarsi sull’andamento dell’economia. Alcuni indicatori alternativi continueranno a essere diffusi: il rapporto mensile di ADP sul lavoro privato, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (raccolte a livello statale) e i dati della Federal Reserve, che non dipende dal bilancio federale. Ma secondo gli esperti, si legge sul quotidiano più diffuso negli USA, la qualità complessiva delle rilevazioni potrebbe risentirne, in particolare per l’inflazione, dato che gli addetti del Dipartimento del Lavoro incaricati di monitorare i prezzi al dettaglio sarebbero in congedo non retribuito.
Effetti sulle imprese private
Molte aziende, continua l'analisi proposta dal WSJ, rischiano poi perdite o ritardi per la mancanza di approvazioni e permessi governativi. Nel 2013, ad esempio, il colosso della difesa Lockheed Martin fu costretto a sospendere 3.000 dipendenti perché operavano in impianti federali o necessitavano di ispezioni ufficiali.
In quello stesso periodo furono interrotti il rilascio di permessi di trivellazione su terreni federali, le certificazioni per l’export di alcolici e i prestiti per piccole imprese e famiglie. Alcune società che lavoravano per il governo ridussero temporaneamente personale e attività. Il Council of Economic Advisers stimò che lo shutdown del 2013 ridusse la crescita occupazionale nel settore privato di circa 120.000 posti.
Spesa
Lo shutdown ha conseguenze dirette sul PIL. Il rallentamento della spesa pubblica pesa sull’economia, riducendo l’attività e i consumi dei lavoratori non retribuiti. La paralisi parziale del 2018-2019, durata 34 giorni, ridusse la crescita del PIL reale annualizzato dello 0,4% nel primo trimestre 2019, secondo la stima del Congressional Budget Office citato dal giornale americano. Uno shutdown completo potrebbe avere effetti più simili a quello del 2013, quando la crescita calò fino allo 0,6%, secondo l’OMB.
Gli economisti sottolineano che, in genere, l’economia recupera il terreno perso una volta riaperto il governo. Ma le minacce di licenziamenti permanenti potrebbero lasciare strascichi più duraturi, scoraggiando la spesa dei dipendenti e riducendo la fiducia.
